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METALMECCANICI

Come eravamo e come siamo: a confronto due stagioni delle ''tute blu''

Autore: Fernando Liuzzi

Niente di nuovo sul fronte metalmeccanico. O, almeno, non ancora. Potrebbe essere questa la sintesi dell’incontro che si è svolto a Roma nella serata di lunedì 9 febbraio. Protagonisti, i segretari generali dei due maggiori sindacati della categoria: Maurizio Landini, della Fiom-Cgil, e Marco Bentivogli, della Fim-Cisl. Convocati da Raffaele Morese, ex segretario generale della stessa Fim e poi segretario confederale Cisl, nella sua attuale veste di presidente di Koinè, un’associazione formata prevalentemente da ex sindacalisti che hanno passato parte della loro vita nella Fim o nella Uilm.

La prima parte dell’iniziativa, ospitata nel parlamentino di villa Lubin, sede del Cnel, consisteva nella presentazione di due libri di recente pubblicazione, opera entrambi di sindacalisti attivi tra gli anni 70 e gli anni 80: Lo spirito del sindacalismo, di Sandro Antoniazzi, ex leader della Cisl di Milano e poi della Lombardia, e Oltre il declino, l’unità, di Luigi Viviani, ex segretario generale della Cisl del Veneto, poi parlamentare dell’Ulivo e sottosegretario al Lavoro. I quali si sono confrontati con Giorgio Benvenuto, ex segretario generale della Uilm e della mitica Flm, ai tempi di Trentin e di Carniti.

Ma questa concentrazione di ex qualcosa non deve far credere che si sia trattato di un incontro di reduci. Al contrario. Tutti questi dirigenti, accomunati dalle esperienze anche aspre, comunque vivaci, compiute nella maggiore categoria dell’industria, non si sono mostrati tanto interessati a rievocare un passato sindacalmente glorioso, quanto a discutere sulle difficoltà del presente e sulle necessità del futuro. Con un secondo tratto in comune: la percezione, anche dolorosa, della distanza che separa un’epoca in cui il sindacato italiano era unito e forte, da quella attuale in cui è disunito e debole.

Ed eccoci alla seconda parte della serata, quella basata sul confronto diretto fra due protagonisti dell’attualità sindacale: Bentivogli e Landini. Sullo sfondo dell’incontro, c’era la consapevolezza che il 2015, almeno in teoria, dovrebbe essere l’anno in cui dovrebbe essere, quanto meno, impostato il rinnovo del più importante contratto nazionale della categoria: quello con la Federmeccanica, relativo alle aziende di maggiori dimensioni.

Le voci che provengono dal palazzetto di corso Trieste, dove Fim e Fiom hanno ancora sede in comune fra loro e con la Uilm, dicono del resto che questo rinnovo è un appuntamento su cui  le tre organizzazioni hanno già incominciato a lavorare. Tuttavia, dal dibattito svoltosi al Cnel non si è avuto ancora modo di capire se il 2015 potrà portare qualche apprezzabile novità nel mondo metalmeccanico.

Nei loro rispettivi interventi, infatti, sia Landini che Bentivogli hanno ripercorso il cammino compiuto negli ultimi anni dalle loro organizzazioni, ritrovando, ed esponendo, le ragioni che hanno motivato le scelte dell’una e dell’altra.

Landini, in particolare, si è soffermato sulle caratteristiche dell’ultimo contratto rinnovato unitariamente, quello del gennaio 2008, che vide un aspro scontro con Federmeccanica sull’orario e che, non per caso, non vide i rappresentanti della Fiat presenti al momento della firma. E spiegando poi perché la Fiom non aveva condiviso la scelta, compiuta da Fim e Uilm nel 2009, di chiedere l’apertura di un’altra trattativa per ridisegnare il contratto della categoria.

Bentivogli, invece, si è soffermato sulle motivazioni che, nel giugno del 2010, hanno condotto la Fim a firmare con la Fiat l'accordo sullo stabilimento di Pomigliano, imboccando la strada che ha portato a un ulteriore allargamento delle distanze che la hanno separata dalla Fiom.

Ora è evidente che, ancorché assai differenti, sia le scelte della Fiom che quelle della Fim sono state scelte meditate. E che ognuna delle due organizzazioni può rivendicare di aver avuto ragione nel compierle. In una recente nota, ci eravamo tuttavia permessi di osservare che il prolungarsi nel tempo delle divisioni tra i sindacati dei metalmeccanici, che hanno cominciato a profilarsi a partire dal rinnovo dell’accordo salariale biennale del 2001, è uno dei fattori, certo non l’unico, che concorre a determinare una situazione di debolezza di questi stessi sindacati sia versola Fiat che verso la Federmeccanica e, per questa via, una situazione di fragilità dell’intero sistema di relazioni industriali nella categoria.

Fino a quando i gruppi dirigenti delle varie organizzazioni attive nel mondo metalmeccanico non saranno capaci di guardarsi, per così dire, dal di fuori, e resteranno quindi prigioniere della riaffermazione delle proprie divergenti e contrastanti ragioni, sarà quindi difficile che la categoria, in quanto tale, ritrovi quel protagonismo che la ha contraddistinta in un passato che ci appare sempre più lontano.

Twitter: @Fernando_Liuzzi


10 Febbraio 2015
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