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SETTORE SPORTIVO

NIdiL e Slc Cgil, presentata indagine sul lavoratori dello sport


Sono oltre il milione e centomila le persone che operano nello sport a vario titolo e con diverse modalità di retribuzione: di queste, poco più di centomila hanno un rapporto di lavoro riconosciuto e contrattualizzato, in modo spesso flessibile e precario, e circa un milione non ha rappresentanza. Così denunciano congiuntamente NIdiL e Slc Cgil, durante la presentazione dell’indagine nazionale “Per te lo sport è un lavoro?”, che prevede la somministrazione di un questionario per ricostruire un inedito identikit dei lavoratori dello sport oggi in Italia. La ricerca è a cura dell’Istituto SL&A Turismo e Territorio, il questionario sarà disponibile sul sito NIdiL a partire da lunedì 15 gennaio 2018.

“Il sindacato intende conoscere in maniera approfondita il settore dello sport, per includere nella sfera dei diritti pezzi di lavoro che tradizionalmente ne sono esenti – dichiara Fabrizio Solari, segretario generale Slc Cgil – Se si alza il tetto ai 10mila euro dell’area detassata e de contribuita, così come previsto dall’ultima legge di bilancio, ci avviciniamo ad una fascia di reddito che si conforma a lavori veri e propri. Siamo un un’area in cui è possibile fare reddito d’impresa anche grazie ad una riduzione del costo del lavoro, al di fuori di qualsiasi regola. Bisogna porre un freno ad una deriva pericolosa”.
“Ci sono almeno due interpelli del Ministero del Lavoro in cui anche tutte le figure che non sono strettamente connesse all’attività sportiva, ma rientrano nell’attività del soggetto economico, sono attratte dalla regola dell’esenzione fiscale e contributiva – aggiunge Claudio Treves, segretario generale NIdiL Cgil – Il legislatore ha operato, nel tempo, affinchè il nucleo originario di esenzione si allargasse progressivamente, creando un cospicuo numero di persone che lavorano in maniera precaria per legge, fino ad introdurre un’ampia area di lavoro senza copertura previdenziale”.
Nella recente Legge di Stabilità sono inserite risorse, seppur limitate, per l’impiantistica sportiva e il finanziamento per riconoscere la maternità alle atlete nel mondo sportivo dilettantistico. Vi sono anche limiti che andranno contestati, contrastati e governati: i 7.500 euro dei compensi sportivi sono stati portati a 10mila e vi è la possibilità per le società sportive professionistiche di ricorrere all’uso dei voucher. È prevista inoltre la possibilità di costituire o trasformare le società sportive dilettantistiche, oggi considerate solo senza fine di lucro, in società sportive dilettantistiche con il fine di lucro. Si estendono quindi i benefici e le agevolazioni fiscali delle società dilettantistiche a chi fa business, comprese le deroghe sul mercato del lavoro.
In sinstesi: la quasi totalità dei rapporti è co.co.co. di natura sportiva; è stato innalzato il limite per l’esenzione fiscale e contributiva del compenso sportivo dai 7,500 ai 10mila euro; pressoché totale assenza di coperture previdenziali, nessuna forma di assistenza e copertura assicurativa limitata al solo tesseramento alle federazioni sportive; il gravoso peso della responsabilità civile contro terzi in capo ai singoli; l’adeguamento e l’aggiornamento professionale a carico dei singoli operatori dello sport; il riconoscimento della maternità alle atlete, ma non alle allenatrici.


12 Gennaio 2018
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