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SINDACATO E POLITICA/ 8

Cgil e Cinque Stelle, un’alleanza ''naturale''


E se Rosario Rappa fosse un precursore? Se davvero si aprisse la prospettiva di un’alleanza tra la Cgil e il M5S? Nelle interviste che il Diario ha dedicato al rapporto tra la confederazione e il nuovo quadro politico emerso dal voto del 4 marzo, è difficile trovare energiche prese di distanze nei confronti dei pentastellati anche da parte di dirigenti sindacali meno esposti del segretario della Fiom. Più o meno tutti finiscono per riconoscere diversi punti di convergenza, mentre le residue critiche si limitano ormai ad una generica accusa di populismo di cui non si comprendono le ragioni, visto che sono proprio le proposte ‘’populiste’’ quelle più condivise.

Ecco perché la Cgil può qualificarsi sempre più come un sindacato autonomo, può fare tutti gli scioperi generali che vuole, ma non è in grado di grado di cambiare il proprio dna: nata da una costola della politica deve trovare dei riferimenti di natura politica al posto di quelli che ha perduto. I lavoratori e gli attivisti hanno voltato le spalle ai tradizionali riferimenti e ai loro sottoprodotti (la coalizione di ‘’esodati’’ formatosi alla sinistra dei dem), ma sono abituati a compiere una scelta univoca in politica e nell’adesione ad un sindacato. Renzi non è stato sconfitto (o ridimensionato) grazie alle lotte, alle manifestazioni e alle proteste. Il grande avversario della Cgil ha perso sul piano politico. E non è stato sconfitto da Liberi & uguali o dal Potere al popolo, ma dal M5S che, alla prova dei fatti, ha sottratto anche alla Lega i voti di iscritti alla confederazione di Corso d’Italia che da tempo andavano al Carroccio.

Lo confermano i dati della ricerca di Tecnè, commissionata dalla Cgil: solo il 10% di lavoratori iscritti ha votato per il partito di Matteo Salvini, a fronte di un 33% che ha saltato il fosso verso i ‘’cinque stelle’’. Non è detto che si tratti di una libera uscita temporanea. Prima o poi anche i ‘’grillini’’ si accorgeranno che la Piattaforma Rousseau non basta a stabilizzare e a consolidare un blocco politico e sociale di 11 milioni di voti e che la disintermediazione è utile se riguarda gli altri da sé. In sostanza, chi ha votato il M5S nelle elezioni politiche potrebbe cercare qualcuno che la pensa come lui quando si eleggono le Rsu.

I sindacati sono realtà importanti: sono rimasti gli unici soggetti collettivi dotati di una notevole forza organizzativa (e finanziaria), che garantisce loro un’ampia agibilità politica, grazie all’esercizio dei diritti sindacali e a decine di migliaia di quadri e militanti sperimentati e competenti. Silvio Berlusconi è buon testimone che avere contro la Cgil non è un buon viatico per l’azione di un governo. Dal canto suo, Matteo Salvini potrebbe consigliare a Gigi Di Maio di non inventarsi un sindacato (come il Sinpa), quando ce ne è uno – il più importante – al cui interno opera già una robusta ed agguerrita ‘’quinta colonna’’. Insomma, è legittimo il dubbio che Rosario Rappa non sia un deviazionista da biasimare, ma una persona che ha compreso in anticipo dove fischia il vento.

Giuliano Cazzola


26 Aprile 2018
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