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Governo GialloVerde: se i valori si capovolgono facciamoci tutti un esame di coscienza (i media per primi)


Che cosa è successo a questo Paese? Quale virus  ha devastato la coscienza e le facoltà intellettuali dei nostri concittadini?  Il governo giallo-verde si è insediato sotto la guida  di un signore venuto dal Nulla, tenuto in ostaggio come Pinocchio (a cui assomiglia) dal Gatto e dalla Volpe che sono andati a pescarlo chissà dove, gli hanno messo in mano un contratto ed una lista di ministri, lo hanno caricato a molla e mandato in giro per il mondo. Di lui gli italiani sanno soltanto che ha taroccato il curriculum, ma non ci fanno caso. Peraltro si trattava di un documento che era servito al sedicente ‘’avvocato degli italiani’’ per ottenere una nomina al vertice di un importante organo giurisdizionale, tanto che qualche zelante sostituto procuratore potrebbe anche aprire un fascicolo per falso ideologico. Eppure, in questa circostanza gli italiani hanno perso persino quell’ innato e un po’ cinico senso dell’ironia che non hanno avuto scrupolo di usare ai danni di Valeria Fedeli (che non è mai stata laureata, ma che vanta almeno  un’esperienza sindacale pluridecennale).

A navigare sulla rete c’è da non credere ai propri occhi per le lodi sperticate rivolte al nuovo premier;  a seguire i talk show in televisione viene da domandarsi se a nostra insaputa siamo diventati un Paese del socialismo reale, ossequiente con i nuovi padroni del vapore.  Ecco perché non mi spaventa questo governo; inorridisco a pensare al popolo italiano che, se votasse domani, conferirebbe, secondo i sondaggi,  una maggioranza vicina al 60% a questa coalizione di cialtroni. Vorrei, allora, ricordare qualche evento recente (magari senza un ordine temporale preciso)  e le reazioni che esso ha suscitato, e paragonarlo a quanto accade ora nell’indifferenza (anzi nel consenso) generale, e nell’abbozzare dei media avvezzi a crocifiggere in sala mensa chiunque sgarrasse da ciò che era ritenuto  politicamente corretto. Ognuno di noi dovrebbe compiere un esame di coscienza e chiedersi per quali motivi oggi è una persona tanto diversa da quella  che era soltanto poco tempo fa, al punto da non essere più capace di scandalizzarsi per dichiarazioni, fatti e circostanze in precedenza sottoposti a dura condanna dell’opinione pubblica.

 Cominciando da una delle gaffe più stigmatizzate di Carlo Tavecchio mentre era candidato alla presidente della Federcalcio. Gli scappò un accostamento tra i giocatori del campionato africano e le banane. Si scatenò l’universo: i tg e i media insorsero come un sol uomo, accusando il nostro di razzismo e di ogni altra possibile nefandezza. Quando a Fermo, durante una rissa tra un italiano ed un africano (che aveva reagito giustamente contro un inaccettabile apprezzamento rivolto alla moglie), il secondo perse la vita,  tutte le istituzioni non ebbero dubbi e condannarono il cittadino italiano senza  attendere di conoscere  la dinamica dei fatti. E che dire della commozione suscitata da quel cadaverino in calzoncini corti  gettato dalle onde su di una spiaggia del mare Egeo?   Quando ad Attilio Fontana, candidato a governatore della Lombardia, venne in mente di fare alcune considerazioni inopportune e discutibili sul declino della razza bianca, gli risposero che ‘’razza’’  è un sostantivo proibito e che gli ascendenti degli italiani  e degli europei sono tanti e di tante etnie che non ha senso andare alla ricerca di una loro  purezza genetica. Papa Francesco (che di populismo se ne intende)  non esitò a provocare una crisi diplomatica accusando Donald Trump di non essere cristiano per colpa del progetto di edificare un muro sul confine con il Messico.

Per finire, negli ultimi mesi della XVI Legislatura  non c’è stato un giorno senza che le tante ‘’anime belle’’ non abbiano protestato per la mancata approvazione definitiva della legge sullo jus soli come se fosse addirittura un’irrinunciabile scelta di civiltà, Bene. Ora siede al Viminale un amico di Marine Le Pen, che si è già fatto riconoscere offendendo la Tunisia (definita una nazione che esporta galeotti). Un ministro che non ha dubbi ad insultare le Ong, accusandole di essere in combutta con gli scafisti; che minaccia di violare le leggi internazionali impedendo alle loro navi di attraccare nei porti italiani; che si rivolge ai profughi con parole sprezzanti (‘’è finita la pacchia’’, ‘’preparate le valige’’).

Ma non basta. Ci sono bravate attribuite a Matteo Salvini ancora più gravi. Il Foglio ha ripreso, tra virgolette, un’affermazione del ministro che non solo è inaccettabile sul piano politico, ma è pure offensiva della dignità umana e dei  primordiali  sentimenti di solidarietà. Quando un ministro del governo di un grande Paese affronta il tema dell’immigrazione dicendo di ‘’voler scaricare sulle spiagge africane i migranti con una bella pacca sulle spalle, un pacchetto di noccioline ed un gelato’’, egli dimostra soltanto di considerare come esseri inferiori   gli uomini, le donne e i bambini che investono la propria vita nella ricerca di un futuro lontano dalla fame, la sete, le carestie, i massacri etnici e a sfondo religioso, le guerre. È noto che le noccioline  appartengono alla medesima subcultura delle banane di Tavecchio.  L’omertà dei media a questo proposito è platealmente vergognosa.  


05 Giugno 2018
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