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Giornalista, Labour Film Festival

A settembre la XIV rassegna di Cinema e lavoro


Ermanno Olmi e Karl Marx. Strana coppia quella che aprirà la nuova tappa del Labour Film Festival. Saranno infatti il documentario Tre fili fino a Milano del grande maestro recentemente scomparso e il film di Raoul Peck Il giovane Karl Marx ad inaugurare la rassegna di Cinema e lavoro il prossimo 3 settembre a Sesto San Giovanni. Un abbinamento giocato sulla memoria del lavoro, di chi con sguardo attento e appassionato ne ha fatto soggetto costante della propria ricerca artistica, e di chi con innovativa riflessione teorica ne ha elevato i suoi attori – gli operai, i lavoratori – a motore della riscossa dei popoli oppressi di tutto il mondo.

Giunto alla XIV edizione, il festival, promosso da Acli e Cisl Lombardia con il cinema teatro Rondinella, nella ex Stalingrado d’Italia propone anche per quest’anno un’ampia selezione di film, documentari e corti con al centro i temi del lavoro e le questioni sociali. Una formula di successo del mix costituito da tre sezioni: Labour.Short, Labour.Doc, Labour Film. Complessivamente, il programma prevede ben 17 appuntamenti, 27 pellicole, incontri con gli autori, dibattiti, iniziative speciali. Visto il successo della passata edizione, anche quest'anno alle classiche proiezioni del lunedì e giovedì sera, si aggiunge l'appuntamento settimanale del venerdì, aperto, alle ore 20, da una degustazione di vini. Il mercoledì, invece, lo spettacolo è pomeridiano.

Tra le proposte dei lungometraggi si segnalano Io sono tempesta, di Daniele Luchetti, Nastro d’argento 2018 per la miglior commedia. L’atelier di Laurent Cantet, Festival di Cannes 2017, un Certain regard, miglior regia. Dogman di Matteo Garrone, Festival di Cannes 2018, miglior attore Marcello Fonte. Visages villages di Agnes Varda e JR, Indipendent spirit award 2018, miglior film. Tra i documentari, si segnalano Aperti al pubblico di Silvia Bellotti, miglior documentario a Visioni italiane 2018; Lorello e Brunello di Jacopo Quadri, premio Cipputi al Torino film festival 2017; Il clan dei ricciai di Pietro Mereu, Italia, 2018.

Autori e registi intervengono lunedì 10 settembre alla proiezione del film Si muore tutti democristiani, scritto e diretto dal collettivo Il Terzo Segreto di Satira. Lunedì 17 settembre il regista Adil Azzab commenta la proiezione del suo film autobiografico My name is Adil, girato  tra le aride campagne del Marocco e Milano e vincitore di numerosi premi e riconoscimenti internazionali.

Un breve ma significativo appuntamento è previsto in apertura della stessa serata del 17, quando il festival rende omaggio a Pierre Carniti,  venuto a mancare a inizio giugno. Per l’occasione è stata scelta la proiezione di un video con un sua testimonianza diretta sul primo sciopero unitario dei metalmeccanici milanesi. Toccherà poi all’ex sindacalista Sandro Antoniazzi tracciare un ritratto dello storico leader Cisl.

Altro omaggio il lunedì successivo, 24 settembre, a Giovanni Bianchi, dirigente lombardo e nazionale del movimento operaio cattolico delle Acli,  oltre che uomo politico, saggista e poeta. Dalla parte di Marta  il titolo della serata, con proiezioni e letture.

Giovedì 20 settembre la scena è tutta per il Labour Short Award, la serata dedicata ai corti, in collaborazione con la scuola Mohole di Milano e il Working Title Film Festival – che ho presentato  nel precedente intervento su Il diario del lavoro -, nel corso della quale il pubblico del Rondinella assisterà alla proiezione di una serie di cortometraggi e a fine serata sceglierà quello che è piaciuto di più.

Pressoché unica nel panorama nazionale, la rassegna cinematografica è patrocinata dal Servizio per la pastorale sociale e il lavoro della Diocesi di Milano, dall’assessorato alla Cultura della città di Sesto San Giovanni e da Europa Cinemas, il primo network di sale cinematografiche europee.

 

Costantino Corbari


23 Luglio 2018
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