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CGIL

Corsa per la segreteria generale, le voci danno Landini in pole

Autore: Massimo Mascini

Maurizio Landini segretario generale della Cgil? Le notizie in questa direzione si infittiscono, parlando di una possibile uscita in tal senso della segreteria generale nei prossimi giorni, forse anche molto pochi. Anche solo qualche settimana fa sembrava impossibile questa conclusione della corsa alla segreteria generale, ma i segnali questo indicano. Il fatto nuovo, a ben vedere al momento l’unico, è che Serena Sorrentino dovrebbe essere uscita di scena in questa corsa che si sta svolgendo in maniera molto sotterranea in questi mesi. Non c’è niente di ufficiale, naturalmente, ma la segretaria generale del sindacato dei pubblici dipendenti della Cgil, che Susanna Camusso voleva fermamente al suo posto dal 2019, non sembra più in lizza. Restano gli altri due contendenti, Vincenzo Colla e, appunto, Maurizio Landini.

Quest’ultimo è sembrato sempre avere meno chances del suo contendente, perché inviso a una parte del gruppo dirigente della confederazione, intendendo con questo non la segreteria nazionale ma i dirigenti dei vari sindacati di categoria o del territorio. La Fiom ha una grande tradizione e Landini ha senza dubbio una leadership molto forte, (forse a oggi la più forte e riconoscibile nel sindacato) ma a quel gruppo dirigente non è mai piaciuto. Non piacevano le idee movimentiste che Landini portava avanti, non si gradiva che i metalmeccanici tendessero a indicare la “linea” da seguire, non veniva perdonata una conduzione della Fiom secondo alcuni più attenta al gioco politico che non agli interessi della categoria. Onestamente, è difficile dire che la Fiom e Landini non abbiano avuto attenzione agli interessi dei lavoratori; ma le strategie erano diverse, il ruolo della politica in casa Fiom era sempre predominante.

Anche per questo la scelta della base della confederazione sembrava dirigersi verso Colla, che per tanti anni aveva guidato la Cgil dell’Emilia-Romagna e che solo recentemente era approdato alla segreteria confederale; secondo la lettura di  molti, proprio per poter poi prendere il posto della Camusso, dato che normalmente il segretario generale viene dalle file della segreteria confederale. Da buon emiliano, Colla era molto attento ai fatti concreti,  alle ragioni economiche, meno a quelle della politica e questo piaceva ai più. Tanto che, fino a prima dell’estate, gli veniva assicurato l’appoggio di un buon 60’% della confederazione.

E adesso? Tutto svanito? Con tutta probabilità non è certamente così, la parte che supporta Colla resta certamente forte, ma, stando sempre alle voci, che però, appunto, circolano sempre più insistentemente, la candidatura di Landini sale e conquista terreno. La scelta spetterà, come da statuto confederale, all’assemblea generale che sarà eletta dal congresso. Ma alcuni fatti potrebbero influenzare la scelta definitiva. Come, appunto, il fatto che a breve Susanna Camusso, dopo avere concluso in agosto l’ascolto individuale del gruppo dirigente, potrebbe avanzare ufficialmente la proposta di Landini come  suo successore. Non è la segreteria generale uscente che deve indicare chi la sostituirà, non è mai stato così, non ci sono precedenti, ma una presa di posizione così esplicita potrebbe ovviamente avere un peso.

A favore di Landini, del resto, pesa l’attuale situazione politica. L’ascesa dei partiti sovranisti e populisti, e la loro limitata omogeneità,  fanno temere un peggioramento della situazione economica e politica. In un quadro diventato per il sindacato oggettivamente più difficile, forse un leader come Landini, pronto a battaglie soprattutto politiche, potrebbe essere la scelta preferita. Il suo sarebbe un sindacato sempre più movimentista, quindi più capace di interloquire con i nuovi protagonisti politici. Del resto, è noto che tanti, tantissimi cigiellini hanno votato per Lega o 5Stelle e si aspettano che il  loro sindacato con quei partiti parli e si intenda.

La scelta verrà ufficialmente ai primi di febbraio, alla conclusione del congresso confederale a Bari, mancano quindi ancora più di quattro mesi, certamente roventi in una Cgil che deve fare i conti con la sua storia.

Massimo Mascini


11 Settembre 2018
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