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Istat, la prospettiva economica non è favorevole


"Le prospettive a breve termine dell'economia in base ai segnali forniti dall'indicatore anticipatore stimato dall'Istat non risultano favorevoli: negli ultimi mesi l'indicatore ha seguito un andamento discendente lasciando prevedere il prolungamento della fase di crescita contenuta". È quanto ha riferito il presidente facente funzione dell'Istat, Maurizio Franzini, in occasione di un'audizione sulla Nadef in Parlamento.

In Italia 5 milioni e 58mila persone vivono in povertà assoluta (l'8,4% dell'intera popolazione), e 1 milione a 778 famiglie (6,9% delle famiglie residenti). Si tratta dei dati più alti dal 2005Il fenomeno ha interessato il 6,2% dei cittadini italiani (pari a 3 milioni e 449 mila individui) e il 32,3% degli stranieri (1 milione e 609mila individui).

Sempre nel 2017 quasi la metà degli individui in povertà assoluta sono residenti nel Mezzogiorno, con un'incidenza dell'11,4% sulla popolazione, al Centro e nel Nord l'incidenza è simile, pari rispettivamente al 5,1% e 5,4 per cento. Al Sud il fenomeno interessa il 10,2% degli italiani e il 40% degli stranieri, la cui consistenza numerica è tuttavia estremamente ridotta.

Rispetto al 2016, prosegue l'Istat, l’incidenza della povertà assoluta tra gli individui è stimata in crescita di 0,5 punti percentuali (da 7,9% a 8,4%), e ciò deriva dalla combinazione di una crescita di 0,7 punti percentuali per i soli italiani (da 5,5 a 6,2%) e di una riduzione di 1,7 punti percentuali per gli stranieri (da 34 a 32,3%), tra i quali l’incidenza della povertà assoluta rimane tuttavia ampiamente superiore al 30%.

Sul versante del lavoro autonomo, in Italia sono 5 milioni, di cui 1,4 milioni sono gli autonomi con dipendenti e circa 3,3 milioni gli autonomi 'puri' senza dipendenti. I lavoratori parzialmente autonomi ammontano a circa 338mila (il 9,3% degli autonomi senza dipendenti).

"L’incidenza del lavoro indipendente, nel secondo trimestre del 2018, in Italia risultava - ha Franzini - pari a circa il 23% (di cui il 15,8% senza dipendenti), rispetto ad una media Ue del 15,4% (10,3% senza dipendenti)".

"La tradizionale distinzione fra lavoratore dipendente e lavoro autonomo - ha detto - risulta tuttavia da tempo inadeguata a rappresentare correttamente un mercato del lavoro autonomo estremamente eterogeneo, composto in misura crescente da un’ampia gamma di profili professionali con gradi molto diversi di autonomia, da quella massima degli imprenditori a quella minima, praticamente assente, per i collaboratori mono-committenti".


09 Ottobre 2018
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