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Editorialista e docente, esperta di lavoro e welfare

Dalla parte della Ue e di Tito Boeri


L’8 novembre 2018 a Bruxelles come Commissione FEMM-diritti per le donne e pari opportunità- votiamo per un emendamento presentato alla Commissione e al Consiglio perché il Fondo sociale europeo Plus (FSE+), parte del bilancio dell'UE per il periodo 2021-2027, sia il principale strumento finanziario volto a rafforzare la dimensione sociale europea, mettendo in pratica i principi del pilastro europeo dei diritti sociali e dunque anche per le pari opportunità.

Il regolamento FSE+ instaura un collegamento diretto tra gli obiettivi del FSE+ e i tre capi del pilastro: 1) pari opportunità e accesso al mercato del lavoro, 2) condizioni di lavoro eque e 3) protezione sociale e inclusione. Il FSE+ rimarrà il principale strumento dell'UE per investire nelle riforme delle politiche e dei sistemi volte a migliorare le competenze e i livelli di istruzione dei cittadini, comprese le competenze digitali, e dunque le pari opportunità.

La FEMM  sottolinea l'importanza dell'educazione prescolare quale efficace investimento per favorire l'apprendimento lungo tutto l'arco della vita e affrontare le disuguaglianze fin dalla più tenera età, richiamando  l'attenzione sul divario digitale di genere esistente e propone di colmare tale divario nei settori delle tecnologie dell'informazione e della comunicazione e della scienza, tecnologia, ingegneria e matematica  promuovendo la riconversione e la riqualificazione delle donne e ragazze, nonché un'istruzione nel campo adeguata all'età fin dai primi anni di scuola, cercando di invogliare le bambine a sviluppare il proprio interesse e talento. Il FSE+ deve sostenere l'azione dell'Unione per l’importanza dell’integrazione nel mercato del lavoro della prospettiva di genere.

La situazione delle donne sul mercato del lavoro continua a essere difficile – il tasso di occupazione femminile nell'UE si attesta, in media, al 64 %, mentre quello relativo agli uomini è del 76 %. È dimostrato che la ragione principale dell'inattività delle donne sul mercato del lavoro è da ricondursi all'impossibilità di conciliare efficacemente la vita professionale e i compiti familiari. Al fine di sostenere l'occupazione attiva, contrastare il divario di genere nei livelli di occupazione e aumentare l'occupazione femminile, la relazione si concentra in particolare sull'importanza delle politiche in materia di equilibrio tra vita professionale e vita privata, congedi genitoriali e sull'ulteriore sviluppo delle infrastrutture del mercato del lavoro a sostegno dell’occupabilità delle donne.

Vi è una notevole differenza tra i generi in relazione alla percentuale di giovani disoccupati e al di fuori di ogni ciclo di istruzione e formazione (NEET). Nel 2017, più di un quinto (il 21,5 %) delle giovani donne (di età compresa tra i 20 e i 34 anni) nell'UE-28 erano NEET, mentre la percentuale corrispondente tra i giovani uomini era di 8,5 punti percentuali inferiore, pari al 13,0 %.Vari fattori  possono spiegare tale divario di genere, tra cui: le convenzioni o pressioni sociali, che tendono a conferire maggiore importanza al ruolo delle donne all'interno della famiglia e a quello degli uomini sul posto di lavoro; l'orientamento professionale, che può rafforzare la segregazione di genere e indirizzare le donne verso una gamma relativamente ristretta di professioni; infine, le questioni connesse al mercato del lavoro, tra cui: i datori di lavoro preferiscono assumere giovani uomini piuttosto che giovani donne, le giovani donne incontrano difficoltà di integrazione al momento del ritorno al lavoro dopo il parto e hanno maggiori probabilità di avere impieghi a bassa remunerazione o precari.

Molto opportuna, più che mai oggi, la riflessione del presidente Inps Tito Boeri, che condividiamo pienamente sul contenuto maschilista della legge di bilancio di questo governo. Sia per la non conferma del congedo di paternità, strumento molto importante per promuovere un’uguaglianza di opportunità, sia nel favorire l’accesso delle donne al sistema pensionistico e mantenere le differenze di età nell’accesso alle pensioni per uomini e donne: sono possibilità che possono trasformarsi in trappola per le donne, perché ovviamente il periodo di lavoro e di versamenti contributivi  molto bassi portano a pensioni basse, e soprattutto all’ennesima esclusione dal mercato del lavoro.

 La legge di bilancio italiana 2018 ha esteso da 2 a 4 giorni il congedo obbligatorio remunerato al 100% per i padri, ma se l’attuale governo non deciderà di confermarla, la sperimentazione si concluderà entro la fine di quest’anno, massacrando quell’avvicinamento all’opzione su cui sta lavorando la Ue e compiuto già da alcuni Stati in direzione di un riequilibrio dei compiti tra entrambi i genitori e di una conciliazione vita-lavoro, specialmente per le donne. Ad aprile 2017 la Commissione Europea ha fatto una proposta di direttiva in materia, proponendo una soglia minima pari a 10 giorni per il congedo di paternità, remunerato almeno al livello dell’indennità di malattia. Il Parlamento europeo, a luglio scorso si è espresso in modo favorevole rispetto alla direttiva, avanzando richieste di modifica ai congedi genitoriali e di cura, e il Consiglio chiede di lasciare piena flessibilità agli stati membri nel definire sia la durata sia la compensazione economica.

Le consultazioni tra Commissione, Consiglio e Parlamento sono iniziate nelle scorse settimane, il voto è atteso per il 14 gennaio, e noi andiamo in senso contrario. Anche nel favorire l’accesso delle donne al sistema pensionistico e mantenere le differenze di età nell’accesso alle pensioni per uomini e donne, come non essere d’accordo con Boeri? L’uguaglianza di opportunità si deve realizzare nel momento in cui ci sarà maggiore presenza delle donne sul lavoro e invece in Italia si continua a ragionare su provvedimenti assistenziali promuovendo semmai la partecipazione delle donne al ‘non’ lavoro. In questi giorni si parla di favorire l’accesso delle donne al sistema pensionistico, per esempio introducendo degli sconti, si parla di mantenere le differenze di età nell’accesso alle pensioni per uomini e donne; ma vero è che spesso nel non lavoro non c’è libertà di scelta.

Alessandra Servidori


06 Novembre 2018
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