Il ministro Calenda ha firmato, a fine giornata, il decreto di aggiudicazione del grande gruppo siderurgico. Si apre adesso un complesso negoziato che si articolerà su due fasi successive L’Ilva aggiudicata alla cordata Arcelor Mittal-Marcegaglia

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L’Ilva aggiudicata alla cordata Arcelor Mittal-Marcegaglia

Argomento: Ilva
Autore: Fernando Liuzzi

Il ministro dello Sviluppo Economico, Carlo Calenda, ha firmato il decreto di aggiudicazione del gruppo Ilva alla cordata formata da ArcelorMittal e Marcegaglia. O, per essere più precisi, ha firmato il decreto che, come recita il comunicato pubblicato in serata sul sito del Ministero di via Veneto, “autorizza i Commissari straordinari del Gruppo Ilva in amministrazione straordinaria a procedere alla aggiudicazione dei complessi aziendali” del gruppo stesso ad AM Investco Italy, ovvero alla srl creata ad hoc dal colosso franco-indiano dell’acciaio, ArcelorMittal, e dal gruppo siderurgico italiano Marcegaglia.

La notizia era attesa almeno da giovedì scorso, e cioè dal giorno in cui, presso lo stesso Ministero, si era svolto il secondo incontro triangolare preliminare fra il Governo, i commissari straordinari e i sindacati. Al termine di quell’incontro, infatti, era stata confermata la notizia già trapelata nel corso della riunione, e cioè che il decreto con cui l’Ilva sarebbe stata aggiudicata alla cordata che aveva formulata l’offerta giudicata come preferibile dai commissari sarebbe stato emesso nella giornata di lunedì 5.

Qualcosa, però, ha reso, se non più accidentato, almeno più lento del previsto il percorso che doveva portare fino all’apposizione, in calce al decreto di aggiudicazione, della firma del Ministro. Tanto che qualche fonte di stampa si è spinta, a metà pomeriggio, a ipotizzare che la firma governativa potesse slittare a martedì 6 giugno. Alla fine, però, la notizia dell’avvenuta firma è stata diffusa da un comunicato del Ministero.

Per tutta la giornata, le notizie che avevano campeggiato negli spazi dedicati alle vicende dell’Ilva erano quindi state quelle relative alle agitazioni promosse dai sindacati allarmati dalla prospettiva di forti tagli all’occupazione. Tagli che sarebbero conseguenti ai piani produttivi annunciati dalla cordata vincente e unanimemente considerati come “inaccettabili” dalle tre maggiori confederazioni sindacali – Cgil, Cisl e Uil –, così come dalle federazioni dei metalmeccanici – Fiom, Fim e Uilm – che ad esse fanno capo.

Rispetto ai 14.200 dipendenti a tutt’oggi in forza al gruppo Ilva, il piano presentato da AM Investco Italy prevede, come dice ancora il comunicato governativo, “un organico pari a 9.407 addetti nel 2018; destinati”, peraltro, “a ridursi nell’arco del Piano a 8.480 occupati costanti”.

Dopo lo sciopero effettuato a Taranto giovedì 1° giugno, oggi le iniziative di lotta hanno coinvolto quindi anche gli stabilimenti di Cornigliano, alla periferia di Genova, e di Novi Ligure, in provincia di Alessandria.

Durante il lungo ponte festivo della settimana scorsa, ovvero tra venerdì 2 giugno e domenica 4 giugno, le acque della vicenda Ilva erano state, se non agitate, almeno increspate da notizie relative a un rilancio effettuato da Acciaitalia, e cioè dalla cordata “perdente”, quella formata dal gruppo siderurgico indiano Jindal South West e dalla italiana Delfin. Ma, indipendentemente dal merito, ovvero dal fatto che, per certi aspetti, l’offerta lanciata da Acciaitalia potesse apparire ad alcuni preferibile (e ciò specie per ciò che riguarda i rapporti tra l’Ilva del futuro e la autorità anti-trust dell’Unione europea), il ministro Calenda ha risposto che le regole della gara per aggiudicarsi il gruppo Ilva, posto a suo tempo in amministrazione straordinaria, non prevedevano la possibilità di effettuare rilanci dopo che i commissari avessero formulato il loro giudizio.

In ogni caso, non si deve credere che, con la firma odierna, la vicenda della cessione dell’Ilva ai suoi aspiranti acquirenti sia conclusa. Come chiarito dal comunicato ministeriale, quella che si aprirà adesso sarà “una fase negoziale” che si svolgerà “in esclusiva tra i Commissari straordinari e l’aggiudicatario”. Tale fase, sarà “finalizzata” a “eventuali miglioramenti dell’offerta vincolante”, come peraltro “previsto”, qui sì, “dalla procedura di gara”.

Il comunicato precisa anche che il decreto firmato oggi dal Ministro “indica le priorità sulle quali i Commissari dovranno svolgere tale negoziazione”. E, dopo aver riassunto per sommi capi i contenuti dell’offerta formulata da AM Investco Italy, il comunicato indica gli obiettivi su cui i commissari “indirizzeranno prioritariamente” la propria attività.

Tra questi assume particolare rilievo il “miglioramento dell’offerta sotto il profilo della tutela occupazionale, prevedendosi che il livello occupazionale riferibile complessivamente al gruppo Ilva sia costituito da almeno 10.000 unità per l’intero periodo di riferimento del piano industriale”. E ciò, precisa ancora il comunicato, “tenendo conto che l’accordo sindacale potrà ulteriormente precisare e incrementare tale obbligo”.

Questo specifico passaggio del comunicato governativo appare come particolarmente significativo. E’ tuttavia difficile immaginare che possa bastare ai sindacati. Dopo la “fase negoziale” che vedrà impegnati, da un lato, i commissari straordinari e, dall’altro, l’aggiudicatario, è prevista infatti una successiva fase negoziale, ovvero quella che vedrà il confronto fra AM Investco Italy e i rappresentanti dei lavoratori.

Ora, per cogliere l’importanza attribuita dai sindacati alla vicenda Ilva - e non solo per le sue ricadute occupazionali, ma anche per i suoi aspetti industriali - basta ricordare che, sabato 3 giugno, i sindacati dei metalmeccanici avevano, per così dire, alzato il tiro, chiedendo un incontro urgente che coinvolgesse, oltre al ministro Calenda, anche il Presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni.

Ebbene, in tarda serata si è appreso che tale incontro dovrebbe svolgersi nel corso di questa settimana. L’intreccio si infittisce.

Fernando Liuzzi


05 Giugno 2017
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