Dal Wisconsin alla Fiom e alla Fiat: crescono gli irrigidimenti, altrettanti ostacoli al superamento dei conflitti Il superamento del conflitto

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SINDACATO

Il superamento del conflitto

Argomento: Sindacato

La legge approvata dal parlamento del Wisconsin deve far ragionare un po' tutti gli attori delle nostre relazioni industriali. Perché l'irrigidimento del governatore Walker ricorda da vicino altri analoghi comportamenti propri delle nostre parti, quello della Fiom che non firma più accordi, ma anche quello dell'amministratore delegato della Fiat che vuole far fuori la Fiom dalla rappresentanza sindacale in azienda, e ci sta riuscendo.
Sono comportamenti estremi, che si giustificano con la realtà economica, con le difficoltà della globalizzazione, con l'esigenza di avere un controllo pieno di quanto avviene in fabbrica, nel luogo della produzione, ma che purtroppo non portano lontano. Perché la Fiom è molto fiera di non piegarsi, ma resta così fuori dalla gestione delle relazioni industriali, fino a perdere la propria rappresentanza nell'azienda manifatturiera più importante. E perché Sergio Marchionne non avrà più la Fiom nelle sue aziende, ma questo non farà terminare la presa di questo sindacato sui dipendenti Fiat, che al contrario potrebbe perfino crescere e comunque è in grado di far nascere sui luoghi di lavoro problemi non facilmente risolvibili.
Tutto ciò dovrebbe insegnare a non cercare mai lo scontro per lo scontro, senza per questo rinunciare né alle proprie ragioni o alla soluzione dei problemi oggettivi che le relazioni industriali devono affrontare e risolvere. Il problema del resto è tutto qui, nella considerazione che le parti sociali hanno del conflitto. Questo è molto spesso visto come un male del quale forse non si può fare a meno e che sarebbe bene evitare.
Ma non è così. Il conflitto rappresenta sempre un dato positivo, perché mette in luce contrasti che esistono e per questo non devono assolutamente essere ignorati. Se non ci scottassimo quando un dito fa a finire sul fuoco, brucerebbe il dito intero. Per questo il conflitto rappresenta un dato positivo per la società, perché evidenzia i punti di contrasto all'interno della comunità, di lavoro o di vita che sia. Il punto è che il conflitto deve essere superato e per questo è stato messo in piedi il sistema delle relazioni industriali. Considerare il conflitto un punto di arrivo è pratica stupida e autolesionista per chi la pratica, perché non porta da nessuna parte, serve solo a sottolineare la propria esistenza per i danni che questa pratica comporta,m alla lunga non paga nemmeno minimamente e per questo va condannata.
Come vanno condannati gli atteggiamenti antisindacali che sottostanno a molte delle prese di posizione che abbiamo ricordato e che sembra si vadano pericolosamente espandendo. Perché del sindacato si può dire tutto il male che si vuole, ma resta come un punto di riferimento preciso nella vita regolata del mondo della produzione. Il sindacato, e quello confederale a maggior ragione, svolge un'azione fondamentale perché rappresenta una delle due parti del mondo del lavoro e senza di esso, o in presenza di sindacati corporativi, di mestiere, i problemi propri del mondo della produzione non possono che crescere, proprio perché mancherebbe un soggetto che li conduce, possibilmente verso il loro superamento.
E' lo stesso ragionamento svolto per il conflitto. I problemi sociali legati alla condizione dei lavoratori esistono,. Non possono essere soppressi, perché crescerebbero fino alla loro esplosione. Meglio guidarli verso porti tranquilli, ma per questo serve una forte rappresentanza sindacale, possibilmente regolata, che sappia condurre tutti i problemi alla soluzione. Meglio ancora sarebbe una rappresentanza unica o unitaria, perché la divisone sindacale, purtroppo divenuta di moda, indebolisce il sindacato, quindi i lavoratori, e rende più difficile la soluzione dei conflitti.
E' facile capire le ragioni di chi vuole distinguere il sindacato antagonista da quello partecipato, perché col primo è possibile svolgere certe azioni, col secondo no, ma serve una precisa coscienza del fatto che una divisione così forte provoca dei forti danni, anche e soprattutto perché irrigidisce le posizioni, anche quelle di chi ama l'antagonismo.

Massimo Mascini


15 Marzo 2011
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