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CRISI

Csc, emergenza credito, rischio terza ondata credit crunch

Argomento: Confindustria

"Un terzo delle aziende ha liquidità insufficiente e molte con progetti validi vanno in crisi per carenza di fondi. Così, anziché lasciare il posto a una timida ripresa, la recessione può di nuovo aggravarsi". Lo denuncia il Centro studi di Confindustria.
"Va spezzato - sostiene - il circolo vizioso: le banche sono caute nell'erogare prestiti per timore del contesto recessivo che fa crescere le perdite su crediti, erodendo il capitale. La scarsità di credito frena il recupero della domanda interna, anzi la affossa ulteriormente. Così i timori delle banche si autorealizzano".
"Serve uno shock di politica economica - afferma - che punti all'obiettivo del ritorno alla crescita e restituisca ossigeno finanziario al sistema produttivo. Una misura che può sbloccare lo stallo del credito è il pagamento immediato alle imprese di 48 miliardi di euro di debiti commerciali della pubblica amministrazione".
"Questa liquidità - secondo il Csc - avrebbe positivi effetti a catena su tutto il circuito dei pagamenti e restituirebbe fiducia. Ripartirebbero i progetti di investimento accantonati, salirebbero i rating aziendali, favorendo l'erogazione di credito a tassi più bassi".
"Il credito è frenato inoltre - spiega Viale dell'Astronomia - da fattori strutturali: funding gap bancario e ratio di capitale di Basilea. Anche ciò porta a concludere che il calo del credito origini più dal lato dell'offerta che da quello della domanda".
"La flessione dei prestiti - sottolinea il centro studi - è più marcata di quella del Pil nominale e i dati qualitativi indicano che è avvenuta prima la riduzione dell'offerta di credito, che è stata la principale causa della seconda recessione, e solo dopo è seguito il calo di domanda. Rischiano di sparire imprese con attività operative positive".
"La Bce ha fatto molto per la liquidità - conclude il Csc - e può trovare il modo giusto di dare prestiti alle banche finalizzati a divenire credito alle Pmi. Le misure varate in Italia (moratorie, Fondo di garanzia) vanno nella giusta direzione, ma non sono risolutive come il ritorno stabile dell'economia su un sentiero di alta crescita". (LF)


08 Marzo 2013
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