Alla vigilia dell’incontro tra le organizzazioni sindacali e Fiat domani a Torino, il segretario generale della Fim Cisl Giuseppe Farina in un lungo intervento su Conquiste del Lavoro il quotidiano della Cisl, ricostruisce la vicenda Fiat: dall’accordo di Pomigliano, all’accordo tra Fondo Veba e Fiat per il controllo di Chrysler, che nei fatti ha disegnato i contorni di “nuova” azienda globale. Farina: nella nuova Fiat-Chysler globale, la questione della sede è marginale

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Farina: nella nuova Fiat-Chysler globale, la questione della sede è marginale

Argomento: Cisl, Sindacato

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Farina nel suo intervento  su Conquiste del Lavoro il quotidiano della Cisl sottolinea come: “l’idea chela Fiatdebba investire comunque in Italia e mantenere, a prescindere, il quartier generale a Torino in ragione delle sue origini e della sua storia, è semplicemente illusoria” e priva di logica.  “Quello che conta è che nel quartier generale della nuova società abbiano ascolto le voci dei lavoratori di Fiat/Chrysler in qualsiasi parte del mondo si trovino e che il sindacato di Fiat/Chrysler sappia costruirsi e concepirsi come sindacato globale e come tale, interlocutore autorevole dell’azienda. Farina affronta in ampi passaggi anche il ruolo della politica nazionale e di certa stampa che come scrive il leader della tute blu della Cisl: “hanno affrontato il tema Fiat sin dall’inizio in maniera “provinciale” e demagogica, mentre il mondo stava cambiando, scrivendo come “gli investimenti hanno bisogno di ambienti politici e amministrativi favorevoli e di relazioni sindacali stabili con regole certe ed esigibili. Qui c’è una bella differenza tra la situazione italiana e quella di altri paesi” e cita il caso degli Stati Uniti e del Brasile. Ma questo – scrive sempre Farina - è vero per l’intera industria italiana che alla base della nostra economia, è quello che sappiamo fare meglio è la nostra storia economica; quello che ci ha consentito di diventare negli anni un paese ricco ed evoluto. L’Italia possiede impianti, tecnologie e presenze industriali in tutti i settori e in tutti i mercati più importanti del mondo, a cui si aggiungono cultura, competenze e saperi industriali, che hanno fatto scuola in Europa e nel mondo. E’ da qui che bisogna ripartire per rimettere in moto il Paese”.

 


28 Gennaio 2014
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