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ELECTROLUX

Per le Rsu la direzione non offre garanzie sul salario

Argomento: Aziende, Metalmeccanici

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Per le Rsu di Electrolux, il documento di chiarimento prodotto dal gruppo non offre modifiche sostanziali sulla questione centrale del salario, “mentre apparentemente apre un inatteso spiraglio sullo stabilimento di Porcia”.

"La direzione continua a dare i numeri, in tutti i sensi,  sottolineano le Rsu, con un calcolo costruito su un ipotetico orario a 6 ore di lavoro. Solo negando l'orario a 8 ore su cui poggiano gli stipendi di 1350 euro mese per un operaio, si può sostenere che la riduzione del salario è di 137 euro mese pari all'8%. In poche parole Electrolux fa già i suoi calcoli su una base salariale riproporzionata sulle 6 ore".
Lo stesso calcolo, avvertono le Rsu,  proiettato sul reale orario praticato a Susegana con due turni da 8 ore (6-14 e 14-22), producono un effetto moltiplicatore dei tagli salariali, “superando il taglio di oltre 450 euro già stimati dai nostri calcoli e confermati da vari analisti. Infatti oltre alla perdita delle 2 ore di lavoro, ipotizzate dall'azienda, e alle voci di premio che intende tagliare come STB e EDP (130 Euro), salterebbero maggiorazioni orarie del 19% per il notturno , ed altri importanti emolumenti della retribuzione”.
Per le Rsu inoltre non ci sono le condizioni per lavorare meno di 8 ore, a causa dell'attuale livello di volumi confermati per il 2014, "che ammontano a  circa 740.000 frigoriferi".

Per la questione dell’orario di lavoro, l’amministratore delegato di Electrolux Italia, Ernesto Ferrario,  sottolinea, a margine di un'audizione in commissione Industria del Senato, come l'azienda non possa ridurre l'orario alle 6 ore in modo autonomo.  “Neanche volendo potremmo ridurci a sei ore, è impossibile legalmente; noi chiediamo la continuazione della formula del 6 più 2, con sei ore di lavoro pagate da noi e due da un contributo di solidarietà da parte del governo. Non abbiamo mai proposto la diminuzione del 40% del salario”.

Per la possibilità della chiusura dello stabilimento del Friuli Venezia Giulia,  Ferraio rassicura: "in nessun documento c'è scritto che noi chiudiamo Porcia" ma ha aggiunto: "noi vogliamo prima vedere la proposta esatta dei sindacati e del governo. Poi potremmo dare una risposta".

Per Ferrario il costo del lavoro è "una delle poche varianti" su cui si può intervenire ed è un "problema evidente che abbiamo ripetuto in modo ripetitivo ma non abbiamo mai avuto risposta".

E.G.


04 Febbraio 2014
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