Presentati nell’assemblea in corso a Bari gli strumenti per valorizzare “saperi e produzione di un settore che ha un ruolo fondamentale nell’innovazione e lo manterrà anche nel futuro”. Storchi, la persona al centro dell’impresa

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ASSEMBLEA GENERALE FEDERMECCANICA

Storchi, la persona al centro dell’impresa

Argomento: Metalmeccanici

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Durante l’annuale assemblea generale di Federmeccanica, in corso oggi a Bari, il presidente Fabio Storchi ha illustrato i piani e gli strumenti adottati dalla federazione per la “valorizzazione dei saperi e delle produzioni dell’industria metalmeccanica”, un settore che crea l’8% della ricchezza nazionale e il 46% dell’intero valore aggiunto manifatturiero, esportando beni per 187 miliardi di euro (circa il 50% delle esportazioni totali del paese), con un attivo pari a 65 miliardi di euro.

 “L’idea chiave accomuna tutti i nostri progetti” ha dichiarato il presidente: “è la centralità della persona. Proprio la persona, non più la macchina, il capitale o l’organizzazione, si avvia, infatti, a diventare il vero baricentro dell’impresa, che compete nel mercato globale fondato sulla conoscenza”. “A guidarci, ha proseguito Storchi, l’orgoglio metalmeccanico, un sentimento fondato su dati oggettivi, sui risultati che noi imprenditori, con le nostre imprese e con i nostri collaboratori, abbiamo raggiunto nonostante questi anni difficili”.

Nel corso dell’assemblea è stato quindi presentato il protocollo che Federmeccanica ha firmato con il ministro dell’Istruzione, Stefania Giannini, per promuovere l’occupazione giovanile attraverso il meccanismo dell’alternanza scuola-lavoro e che ha il duplice obiettivo “di incentivare l’occupazione e fornire alle aziende i profili tecnici che attualmente hanno difficoltà a reperire”.

Il target iniziale del protocollo, da estendersi una volta che questo sarà a regime (anno scolastico 2016/2017) saranno 100 istituti tecnici e professionali, almeno uno per regione, da coinvolgere nell’arco di tre anni. Il progetto pilota prevede che gli studenti del secondo biennio e del quinto anno siano inseriti in un percorso di istruzione tecnico-professionale di 600 ore all’interno di un contesto lavorativo.

Durante l’assemblea è stato poi presentato il Manifesto delle Relazioni Industriali, descritte dal presidente come: “una delle chiavi di volta del rapporto tra imprese e lavoratori”. Il manifesto è incentrato sulla partecipazione intesa come “responsabilizzazione di tutti gli attori”, per favorire la quale “Federmeccanica avvierà dei tavoli tematici sulla competitività del settore e inviterà i sindacati ad un confronto pragmatico”. Per il presidente, infatti, considerando che: “L’industria meccanica ha un ruolo fondamentale nell’innovazione e lo manterrà anche nel futuro, perché tutte le nuove tecnologie sono destinate a combinarsi con la meccanica”, è stato necessario costruire strumenti finalizzati a “rendere il rapporto con i singoli lavoratori la regola e non l’eccezione, perché si possa costruire un sistema di relazioni industriali normalizzato e inclusivo”.

“In una fase come quella che stiamo vivendo, caratterizzata da una forte discontinuità e da un quadro macroeconomico incerto e sempre mutevole”, ha precisato Storchi, “è necessario rispondere ai cambiamenti in modo flessibile: il contratto nazionale deve lasciare spazio a quello aziendale nel momento in cui nelle aziende vi siano le condizioni, le volontà e le specificità per una differente regolazione degli aspetti normativi ed economici del rapporto di lavoro, all’interno di schemi da stabilire a livello nazionale. Occorre inoltre legare le dinamiche salariali ai risultati economici e reddituali conseguiti dalle aziende, pena l’indebolimento ancora più accentuato dell’industria italiana”.

Infine, Federmeccanica avvierà, insieme al centro studi di Confindustria, il Laboratorio di Sistema, un progetto di ricerca di due anni per analizzare la crescita e l’organizzazione delle imprese: “Quelle manifatturiere, in particolare, in quanto più esposte alle dinamiche internazionali, hanno percepito prima come ci sia un evidente dualismo tra le aziende che faticano a tenere il passo perché non hanno ancora saputo o potuto adattarsi alle novità del mercato e le altre, che hanno impresso una forte accelerazione nel cambiamento e adottato strategie nuove, differenziando i prodotti e i servizi. Da questa riflessione nasce la volontà di studiare i casi di successo, in modo che le best practices già attuate possano diventare il punto di riferimento per gli imprenditori impegnati nel riposizionamento competitivo delle loro imprese”. 


13 Giugno 2014
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