La Commissione europea ha deciso, oggi a Bruxelles, l'invio di un parere motivato contro l'Italia per non aver assicurato il rispetto delle normative Ue sulle emissioni industriali da parte dell'Ilva di Taranto, la più grande acciaieria d'Europa. Commissione europea contro Italia: Ilva viola norme Ue

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ILVA DI TARANTO

Commissione europea contro Italia: Ilva viola norme Ue

Argomento: Ambiente, Industria, Ue

La Commissione europea ha deciso, oggi a Bruxelles, l'invio di un parere motivato contro l'Italia per non aver assicurato il rispetto delle normative Ue sulle emissioni industriali da parte dell'Ilva di Taranto, la più grande acciaieria d'Europa.

Il parere motivato riguarda in particolare "la mancata riduzione degli elevati livelli di emissioni non controllate generate durante il processo di produzione dell'acciaio". Secondo la direttiva Ue sulle emissioni industriali, le attività ad alto potenziale inquinante devono essere munite di un'autorizzazione rilasciata dalle pubbliche autorità. L'autorizzazione consente l'attività industriale a condizione che sia rispettata una serie di prescrizioni relative alla tutela dell'ambiente e della salute pubblica.

"L'Ilva - spiega la Commissione in una nota - ha un'autorizzazione per svolgere le sue attività ma non ne rispetta le prescrizioni in numerosi settori. Di conseguenza, l'impianto sprigiona dense nubi di particolato e di polveri industriali, con conseguenze potenzialmente gravi per la salute della popolazione locale e per l'ambiente circostante.
Le prove di laboratorio - sottolinea ancora la Commissione - evidenziano un forte inquinamento dell'aria, del suolo, delle acque di superficie e delle falde acquifere, sia sul sito dell'Ilva sia nelle zone adiacenti della città di Taranto. In particolare, l'inquinamento del quartiere cittadino di Tamburi è riconducibile alle emissioni dell'acciaieria".

Il parere motivato è il secondo stadio della procedura d'infrazione comunitaria, e prelude a un possibile ricorso in Corte europea di Giustizia. Prima di decidere questo passo successivo, la Commissione ha dato all'Italia due mesi per rispondere agli addebiti, dimostrando di essersi messa in regola o spiegando le ragioni per cui non l'ha ancora fatto.

E.G.


16 Ottobre 2014
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