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METALMECCANICI

Il ritorno dello sciopero unitario

Autore: Fernando Liuzzi

La notizia, ridotta all’osso, è questa: nell’ambito della vertenza per il nuovo contratto nazionale della categoria, i sindacati dei metalmeccanici hanno proclamato uno sciopero di 4 ore per la giornata di mercoledì 20 aprile. Il che, a un primo sguardo, non sembra una novità sconvolgente. Quattro ore non sono tante, e il 20 aprile non è una data vicinissima.

Ad accrescere un po’ la rilevanza del fatto, si può aggiungere che non si tratta di uno sciopero qualsiasi, ma della prima iniziativa di lotta assunta dai sindacati nel corso di una vertenza che si trascina ormai da quattro mesi e mezzo. Il primo incontro, si svolse infatti il 5 novembre dell’anno scorso.

Ma ancora non ci siamo. Per capire davvero l’importanza di ciò che oggi è stato annunciato dai sindacati della maggiore categoria dell’industria, bisogna fare una considerazione di tipo storico. Quello del 20 aprile sarà il primo sciopero proclamato e organizzato unitariamente da Fim, Fiom e Uilm a partire dalla fine del 2007. Insomma il primo sciopero unitario da più di otto anni a questa parte.

Allora la vertenza - che come quella attualmente in corso era iniziata con due piattaforme separate, una di Fim e Uilm, l’altra della sola Fiom - si concluse, a gennaio del 2008, grazie anche a una tenace quanto discreta opera di mediazione del ministro del Lavoro dell’epoca, Cesare Damiano. E si concluse, da questo punto di vista, appena in tempo, perché poco dopo il secondo Governo guidato da Romano Prodi cadde, e la legislatura, iniziata nel 2006, si interruppe bruscamente per dar luogo a elezioni anticipate.

Da allora, è cambiato il mondo. Nell’autunno del 2008, la strisciante crisi finanziaria, avviatasi negli Stati Uniti, si trasformò in crisi economica globale. Una crisi che ha colpito con particolare durezza proprio l’industria manifatturiera, anche nel nostro paese. Una crisi che, come ha ricordato anche oggi Fabio Storchi, presidente di Federmeccanica, ha cancellato nel settore metalmeccanico 300mila posti di lavoro, il 30% della produzione annua e il 25% della capacità produttiva installata. Se questo è accaduto per ciò che riguarda il contesto economico, non minori sono stati i cambiamenti per ciò che riguarda le relazioni industriali.. L’unità fra le confederazioni sindacali Cgil, Cisl e Uil, ritrovata all’inizio degli anni 90 con l’accordo del 23 luglio 1993, tornò a spezzarsi nel gennaio 2009, proprio rispetto alla definizione di un nuovo modello contrattuale. E i metalmeccanici, la categoria che negli anni 60 aveva avuto un ruolo di apripista dell’allora costruenda unità sindacale, tornarono ad essere l’epicentro della divisione con i contratti non firmati dalla Fiom dell’ottobre 2009 e del dicembre 2012.

Ma torniamo all’oggi. L’annuncio dello sciopero è stato fatto da Rocco Palombella, segretario generale della Uilm-Uil, nel corso di una conferenza stampa tenuta, a fine mattinata, presso la sede romana di Federmeccanica, in piazzale Benito Juarez. Qui, a partire dalle 10, si era tenuto un incontro fra i segretari generali di Fim, Fiom, Uilm e i Presidenti di Federmeccanica, il citato Storchi, e Assistal, Angelo Carlini. Incontro richiesto dai sindacati quale estremo tentativo di evitare di dover passare alla proclamazione di un primo sciopero quale mezzo per sbloccare una trattativa sostanzialmente bloccata.

Nessuno, però, sperava realmente nel miracolo. E infatti, l’incontro, tenuto nella sala rettangolare al pianterreno della palazzina che, in passato, ha visto lo svolgersi di tante sessioni di trattativa per successivi contratti nazionali, è finito come era prevedibile. Ossia registrando il permanere di Federmeccanica sulla linea esposta nel terzo incontro dell’attuale negoziato, quello svoltosi in Confindustria il 22 dicembre dell’anno scorso. Quel giorno, Federmeccanica e Assistal avanzarono una proposta complessiva per il cosiddetto rinnovamento del contratto. Rinnovamento che ruotava, in misura significativa, attorno all’idea di istituire un cosiddetto “salario minimo di garanzia”.

Questa proposta fu però subito giudicata negativamente dai sindacati. Infatti, come ha ricordato oggi lo stesso Palombella, ciò che le associazioni datoriali proponevano non era la garanzia dell’esistenza di un salario minimo assicurato dal contratto nazionale, poi incrementabile - secondo lo schema consolida dei due livelli di contrattazione - con ulteriori aumenti da definirsi in sede aziendale. Al contrario. Secondo i sindacati, ciò che Federmeccanica e Assistal proponevano era la fissazione di un salario minimo per i vari livelli dell’inquadramento professionale su cui appoggiare, annualmente, gli eventuali aumenti determinati dall’indice Ipca in base all’andamento dell’inflazione nell’anno precedente. Andamento che, come si sa, in questi anni è praticamente piatto. Ma, a parte questo, il tratto caratterizzante della proposta sta nell’idea che questi vari livelli di salario minimo andrebbero poi comparati con i salari di fatto di ogni singolo lavoratore. Salari che possono essere superiori ai minimi contrattuali in essere a tutto il 31 dicembre 2015 a causa di vari motivi, ovvero perché ai minimi contrattuali si possono essere aggiunti nel tempo aumenti derivanti da: superminimi individuali e collettivi, premi di produzione, importi retributivi fissi anche se non mensili (tipo 14esima) e scatti di anzianità.

In base a questo schema, come si comprenderà, gli eventuali aumenti del salario nominale derivanti dall’andamento dell’indice Ipca andrebbero dunque a infilarsi solo nelle buste paga di quei lavoratori i cui salari di fatto risultassero inferiori ai nuovi minimi. In pratica, hanno sostenuto anche oggi i sindacati nel corso della conferenza stampa, gli aumenti del salario nominale derivanti dalla proposta di Federmeccanica e Assistal, ove accettata, andrebbero solo ai lavoratori neo assunti e a pochi altri, cioè a tutti quelli la cui busta paga fosse determinata solo dal contratto nazionale. Qualcosa, sempre secondo i sindacati, come non più del 5% della categoria.

“Noi – ha sottolineato ancora Palombella, seduto fra i suoi colleghi Marco Bentivogli, della Fim-Cisl, e Maurizio Landini, della Fiom-Cgil – non siamo contrari all’idea d trasformare il rinnovo del contratto in un suo rinnovamento.” E qui si vede che, almeno al livello lessicale, la proposta di Federmeccanica un po’ di strada l’ha fatta. “Tuttavia – ha proseguito – non possiamo accettare una proposta come questa.” “Infatti – ha argomentato Landini – per noi il Contratto nazionale deve mantenere il suo ruolo di autorità salariale.”  Ruolo che verrebbe compromesso da una proposta come quella di Federmeccanica che, secondo Bentivogli è “contraddittoria” e finirebbe per “scaricare tutte le tensioni salariali a livello aziendale”.

Insomma, lo scopo principale dell’iniziativa di lotta assunta dai sindacati è quella di spingere Federmeccanica e Assistal a rivedere la loro impostazione per ciò che riguarda il rapporto fra contratto nazionale e crescita delle retribuzioni.

Ma va detto che, almeno per adesso, né i sindacati, né le associazioni datoriali hanno drammatizzato lo stato del negoziato. O, almeno, non davanti ai giornalisti presenti all’appuntamento in Federmeccanica. La parola rottura è stata evitata, e i protagonisti dell’incontro, a partire dal Presidente Storchi, hanno anzi tenuto a ricordare che, per mercoledì 30 marzo, è già stato posto in calendario un incontro della commissione tecnica che deve lavorare per studiare un nuovo progetto di inquadramento professionale dei metalmeccanici.

E adesso che cosa succederà? Da un lato, anche se nessuno lo dice, tutti attendono che, giovedì 31 marzo, la Confindustria designi il suo nuovo Presidente. Per giudizio pressoché unanime degli osservatori, non era, infatti, sostanzialmente possibile attendersi nessuna novità nella posizione tenuta sin qui da Federmeccanica, prima della definizione del nuovo assetto interno alla casa madre di viale dell’Astronomia.

Dall’altro lato, lo stesso giorno, ovvero il 31 marzo, comincerà a muoversi la macchina progettata dai sindacati per mobilitare la categoria  in vista del primo sciopero. Quel giovedì, infatti, i segretari generali di Fim, Fiom e Uilm, e cioè Bentivogli, Landini e Palombella parleranno a Torino nel corso del primo degli attivi territoriali che saranno organizzati in tutte le regioni del nostro paese. Dopodiché, saranno effettuate centinaia di assemblee unitarie nei luoghi di lavoro. Fino a che, avendo ormai scaldato i motori, non si arriverà all’appuntamento del 20 aprile.

@Fernando_Liuzzi


24 Marzo 2016
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