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METALMECCANICI

Finiti gli scioperi, ora la mossa spetta a Federmeccanica (e a Confindustria)

Argomento: Metalmeccanici
Autore: Fernando Liuzzi

Contratto cercasi. O forse, meglio, trattativa cercasi. Nel senso di una trattativa vera e propria, e non solo di una serie di incontri in cui vengono ripetute cose già dette, senza che si verifichi un qualche avvicinamento fra le parti.

Di cosa stiamo parlando? Del contratto dei metalmeccanici e della trattativa che dovrebbe portare a stipulane uno nuovo. Ma già qui, dall’uso delle parole relative a questo negoziato, cominciano le difficoltà. Perché da una parte, Federmeccanica e Assistal - le associazioni datoriali del settore, aderenti a Confindustria - hanno detto di puntare non ad un semplice rinnovo del contratto della maggiore categoria dell’industria, ma ad un suo rinnovamento. Dall’altra, i sindacati Fim, Fiom e Uilm si accontenterebbero anche di un normale rinnovo, ma per adesso si trovano a dover misurare distanze che sono rimaste sostanzialmente immutate, rispetto all’inizio della trattativa, tra le proprie posizioni e quelle delle controparti.

Nessuno sa quindi esattamente che cosa potrà succedere a partire da domani. E diciamo da domani, perché per oggi, almeno, il programma era noto. Il calendario degli scioperi, reso noto da Fim, Fiom e Uilm lo scorso 24 maggio, prevedeva infatti uno sciopero generale di otto ore per turno nelle tre regioni meridionali che non erano ancora entrate in azione: Calabria, Sicilia e Sardegna. Scioperi come quelli di una volta, con tanto di manifestazioni regionali e comizi tenuti dai leaders delle tre organizzazioni. A Catanzaro, dove ha parlato Rocco Palombella, segretario generale della Uilm-Uil. A Palermo, dove il comizio conclusivo è stato tenuto da Maurizio Landini, segretario generale della Fiom-Cgil. E a Cagliari, dove la manifestazione è stata conclusa da Marco Bentivogli, segretario generale della Fim-Cisl.

Ma il punto è proprio questo. Con la giornata odierna la tornata di scioperi avviatasi a fine maggio si è conclusa. Una tornata particolarmente massiccia, che vale la pena di riepilogare. Dopo le prime 4 ore di astensione dal lavoro effettuate il 20 aprile, a partire dal 24 maggio ci sono state, innanzitutto, 4 ore di sciopero a gestione locale indette allo scopo di effettuare assemblee nei luoghi di lavoro per informare i metalmeccanici sulle motivazioni delle successive iniziative di lotta, e poi una serie di scioperi generali di 8 ore effettuati su base regionale. Il 9 giugno, in Piemonte, Val d’Aosta, Lombardia, Veneto, Trentino-Alto Adige, Marche, Abruzzo e Molise. Il 10 giugno in Liguria, Friuli-Venezia Giulia, Emilia-Romagna, Toscana, Umbria, Lazio, Campania, Puglia e Basilicata. E oggi, 15 giugno, nelle regioni sopra ricordate. Né vanno dimenticati i due sabati di “sciopero degli straordinari e delle flessibilità”, ovvero i due sabati - cadenti il 28 maggio e l’11 giugno - in cui i lavoratori sono rimasti a casa senza tornare a varcare gli ingressi di quelle aziende in cui il lavoro al sabato è fatto strutturale, o era stato comunque programmato per le date citate.

Come sono andati questi scioperi? Bene o, anzi, molto bene, dicono i sindacati in coro. Segnalando percentuali di adesione alle diverse iniziative di lotta superiori, in media, all’80%. In particolare, pare che alcune aziende siano state particolarmente infastidite dagli scioperi al sabato. Tanto che, come segnalato dal Segretario generale della Fim, Bentivogli, avrebbero cercato di persuadere i delegati sindacali a evitare queste fermate. E ciò facendo promesse che, a detta dello stesso Bentivogli, avrebbero ricordato i “premi antisciopero” degli anni 50.

Va anche detto, però, che, a differenza della stampa locale, i grandi organi nazionali di informazione hanno completamente trascurato questa serie articolata e, relativamente, complessa di iniziative di lotta. E ciò in modo così generalizzato da spingere Bentivogli, Landini e Palombella a denunciare, in una loro dichiarazione congiunta, il “totale vuoto di informazione sugli scioperi dei metalmeccanici”.

Ma torniamo a bomba. Ovvero alle prospettive che si aprono adesso, se si aprono, rispetto al futuro prossimo di questa complessa vicenda contrattuale. Federmeccanica e Assistal, si è detto, vogliono un “rinnovamento” del contratto, basato sulla vera e propria contropiattaforma da loro presentata il 22 dicembre. Un rinnovamento che mira a un radicale cambiamento del rapporto, sin qui esistito, fra contratto nazionale e contrattazione aziendale. Privilegiando la seconda, fin quasi ad azzerare il primo.

I sindacati, da parte loro, accusano le associazioni datoriali di conservatorismo, ovvero di aver avviato una estenuante melina, degna d’altri tempi, allo scopo tattico di allungare i tempi del negoziato e di procrastinare un suo eventuale esito. Scavallando l’estate, e puntando, nel migliore dei casi, ad arrivare all’autunno.

Di fronte al nulla o, comunque, al pochissimo che viene da tempo dalle cronache degli incontri - l’ultimo dei quali, come detto, risale al 24 maggio - l’attenzione degli osservatori si è spostata altrove, e cioè alle parole pronunciate in due recenti occasioni dal nuovo Presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia. Il quale prima davanti all’Assemblea annuale della sua organizzazione, il 26 maggio, e poi l’11 giugno davanti alla platea dei giovani imprenditori della stessa Confindustria, riuniti come di consueto a Santa Margherita Ligure, ha espresso posizioni che, almeno fino a un certo punto, sono apparse come un sostegno alle posizioni di Federmeccanica.

Infatti, in primo luogo Boccia si è pronunciato a favore di uno scambio fra produttività e salari. In altri termini, par di capire, prima deve crescere la produttività in azienda, poi l’azienda medesima potrà distribuire più alti salari. Il che non sarebbe una stranezza, se si stesse parlando di contrattazione aziendale, ma ai sindacati appare come un’affermazione quanto meno insufficiente, se si sta parlando invece di sistema contrattuale in senso lato. In secondo luogo, Boccia ha poi citato espressamente, in termini moderatamente positivi, la linea di Federmeccanica. In terzo luogo Boccia ha annunciato un imminente incontro con i sindacati, in qualche modo legato alla necessità di riprendere la trattativa relativa a una nuova impostazione del sistema contrattuale.

Quello che però al momento non è affatto chiaro è la tempistica di questi appuntamenti e il loro eventuale intreccio con la vicenda dei metalmeccanici. Nella sua nuova veste di presidente di Confindustria, infatti, Boccia non ha avuto ancora nessuna occasione di stringere la mano ai leaders delle tre maggiori confederazioni sindacali del nostro Paese. Potrebbe quindi darsi che l’incontro, più o meno imminente, cui Boccia ha fatto cenno si risolva in una prima presa di contatto.

Infatti, dal complesso delle sue recenti affermazioni, par di capire che egli ritenga che le vicende contrattuali in corso debbano giungere a una loro conclusione, prima che le confederazioni si siedano al tavolo di una trattativa volta a fissare nuove regole per la contrattazione. Trattativa che, aggiungiamo noi, appare comunque necessaria dato che l’accordo interconfederale del 2009 è ormai scaduto e quindi, da mesi, non vi sono più regole condivise. Solo che, se si seguisse questo schema, il negoziato relativo al contratto dei metalmeccanici verrebbe caricato del peso di costituire l’occasione in cui, di fatto, verrebbe effettuata la riforma del sistema.

A questo punto, l’intreccio fra contratto dei metalmeccanici e sistema contrattuale appare dunque perverso. E ciò perché dà luogo a un duplice blocco. Da un lato, la trattativa fra le confederazioni sulle nuove regole per la contrattazione non si avvia, in attesa della conclusione delle vertenze di categoria aperte, fra cui, in primo luogo, quella dei metalmeccanici. Dall’altro lato, quest’ultima vertenza non fa passi avanti perché ha finito per essere caricata di una responsabilità troppo grande. Insomma, chi vivrà vedrà.

 

@Fernando_Liuzzi


15 Giugno 2016
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