Sanità integrativa e misure per la conciliazione vita-lavoro le aree in maggiore espansione. Le imprese di grandi dimensioni si confermano le più attive in questo campo Presentato oggi alla Luiss il rapporto delle Generali sul welfare aziendale

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WELFARE

Presentato oggi alla Luiss il rapporto delle Generali sul welfare aziendale

Argomento: Welfare

Le piccole e medie imprese sono sempre più attente al welfare aziendale con l'obiettivo di aumentare il benessere dei dipendenti. Sanità integrativa, conciliazione dei tempi vita-lavoro, sostegno alla maternità, iniziative sul territorio, ma anche attività per il tempo libero e la cultura: sono queste le aree del welfare cresciute più velocemente nell`ultimo anno. E' quanto rileva il rapporto "Welfare Index Pmi", promosso da Generali Italia con la partecipazione di Confindustria, Confagricoltura, Confartigianato Confprofessioni, e presentato oggi all’Università Luiss alla presenza del ministro del Lavoro Giuliano Poletti. Per il secondo anno, lo studio ha analizzato il livello di welfare in 3.422 Pmi su circa 600mila imprese di riferimento.

In un anno, le aziende molto attive nel welfare aziendale sono raddoppiate. I fattori chiave per la futura crescita del welfare nelle Pmi, sottolina il rapporto, sono la conoscenza di norme, incentivi e strumenti del welfare aziendale, insieme con la possibilità di aggregarsi in rete di impresa. Welfare Index Pmi ha monitorato le iniziative delle imprese in 12 aree: previdenza integrativa, sanità integrativa, servizi di assistenza, polizze assicurative, conciliazione vita-lavoro, sostegno economico, formazione, cultura e tempo libero, sostegno ai soggetti deboli, sicurezza e prevenzione, welfare allargato al territorio e alle comunità.

Le protagoniste della crescita sono state le imprese già attive, cioè quelle che avevano avviato piani di welfare aziendale anche negli anni precedenti. In particolare, le imprese che attuano iniziative in almeno sei aree, sono quasi raddoppiate: 18,3% del totale rispetto al 9,8% del 2016. Le aree che sono cresciute di più rispetto allo scorso anno sono la sanità integrativa (47% delle Pmi ha realizzato almeno un`iniziativa rispetto al 39% del 2016); la conciliazione vita-lavoro (31% aziende attive rispetto al 22%) con iniziative di flessibilità dell`orario e dell`organizzazione del lavoro (a distanza, estensione congedi maternità e paternità); welfare allargato al territorio (23% aziende attive rispetto al 15%) dove spiccano i contributi alle comunità locali per attività di volontariato e centri ricreativi, che le Pmi hanno un forte legame con il loro territorio; cultura, ricreazione e tempo libero (5% delle aziende attive rispetto al 3%) con incentivi per i dipendenti per eventi culturali e tempo libero (convenzioni con palestre, abbonamenti o biglietteria per cinema e spettacoli, formazione extraprofessionale - musica, teatro, fotografia).

Tra le altre aree rimane stabile, ma di fondamentale importanza, la previdenza integrativa: il 40% delle imprese intervistate ha dichiarato di avere attuato iniziative per integrare le prestazioni del sistema pensionistico a favore dei propri dipendenti. Tuttavia, l`indagine evidenzia che la maggior parte delle Pmi sta ancora muovendo i primi passi nel welfare aziendale: il 58% ha iniziative in non più di tre aree, a dimostrazione che il welfare aziendale si sta sviluppando in modo graduale.
Come nella scorsa edizione, non c`è una differenza significativa a livello geografico: la diffusione territoriale delle iniziative non cambia tra Nord, Centro e Sud.
Per esempio, la sanità integrativa è stata adottata da almeno una Pmi nel 35,6% a Nord, nel 34,3% al Centro e nel 33,5% al Sud.

Quello che differenzia molto il tasso di iniziative di welfare è la dimensione aziendale. Sempre sulla sanità integrativa, si passa dal 23,7% delle imprese con meno di 10 addetti, fino al 72,4% delle imprese dai 100 fino al 250 addetti. Ciò significa che le Pmi hanno il problema di come strutturare le iniziative di welfare su una popolazione minima di lavoratori in azienda. Non è solo un tema di risorse, ma anche di informazioni disponibili e di competenze interne.

Il principale fattore di successo dell`adozione di misure di welfare aziendale è la conoscenza, ovvero l`informazione sulle norme, sulle opportunità fiscali e sugli strumenti di welfare, come i flexible benefits: solo due aziende su 10 hanno una conoscenza precisa delle regole e degli incentivi del welfare aziendale, e sono le più attive.

Le alleanze e le reti d`impresa sono la via che permette alle Pmi di raggiungere la massa critica. Nel 22% dei casi, le aziende più attive si sono associate con atre imprese o hanno utilizzato servizi comuni di tipo associativo. Welfare Index Pmi ha chiesto alle Pmi l`obiettivo per cui adottano iniziative di welfare aziendale e quali sono stati i risultati. La maggior parte (50,7%) ha dichiarato che lo scopo principale è migliorare la soddisfazione dei lavoratori e il clima aziendale. Il 16% la fidelizzazione e la produttività del lavoro.

Sul primo obiettivo, il 71% delle imprese molto attive (in almeno 6 aree) ha dichiarato di aver già ottenuto risultati positivi e di attendersi ulteriori miglioramenti nel lungo periodo. Quest`anno Welfare Index Pmi ha introdotto una novità: il rating Welfare Index Pmi, uno strumento che permette alle imprese di comunicare il proprio livello di welfare in modo più semplice e immediato, facendo diventare il welfare aziendale un vantaggio competitivo, oltre che a stimolare un percorso di crescita. Tutte le imprese partecipanti all`indagine sono state classificate con un valore crescente da 1W a 5W, sulla base dell`ampiezza e del contenuto delle iniziative, dell`originalità e delle politiche di welfare.


28 Marzo 2017
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