La prospettiva che la Gran Bretagna in conseguenza della Brexit possa proporsi per gli investimenti stranieri come un paradiso fiscali sollecita riflessioni su fenomeni importanti, le cui evoluzioni possono essere incerte e imprevedibili Dopo la Brexit, Gb a rischio paradisi fiscali

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Dopo la Brexit, Gb a rischio paradisi fiscali


La prospettiva che la Gran Bretagna in conseguenza della Brexit possa proporsi per gli investimenti stranieri come un paradiso fiscali sollecita riflessioni su fenomeni  importanti, le cui evoluzioni possono essere incerte e imprevedibili.

Innanzitutto occorre individuare il motivo per il quale il governo britannico pone all’ordine del giorno provvedimenti di ampi sgravi fiscali: il timore che una hard brexit escluda completamente dal mercato comune la Gran Bretagna. La perdita del diritto a  partecipare ad un sistema in cui siano condivise tra 27 paesi le libertà di circolazione dei capitali, dei servizi, delle merci e dei cittadini avrebbe ripercussioni  estremamente sconvenienti per le imprese localizzate in Gran Bretagna interessate a commercializzare e distribuire beni, servizi e capitali nei paesi UE. Il rischio è che per evitare dazi, appesantimenti amministrativi, contingentamenti,  le imprese preferiranno basarsi in paesi appartenenti al mercato unico, piuttosto che localizzarsi o rimanere in Gran Bretagna. Da qui quindi la necessità di compensare per queste imprese gli svantaggi commerciali con i vantaggi di un alleggerimento del carico fiscale.

Se lo scopo sarà quello di attrarre investimenti stranieri, l’agevolazione dovrà essere generalizzata oppure destinata ai soli soggetti di provenienza estera. Nel primo caso, a beneficiare dello sgravio saranno tutte le imprese localizza in Gran Bretagna, con una perdita di gettito molto consistente. Nel secondo caso, la perdita di gettito sarà più contenuta ma si introdurrà nel sistema un elemento discriminatorio difficile da superare: le imprese domestiche infatti oltre a dover superare le difficoltà commerciali saranno gravate di un carico fiscale maggiore. 

Attualmente le imposte sui redditi d’impresa non sono eccessivi, almeno in comparazione con quelli della media UE: 20% rispetto a 26% , assai minacciosa è però la presenza della confinante Irlanda che ha una aliquota per la corporate tax del 12.5%.

Quindi in realtà non esistono ampi margini di manovra per il governo inglese: forse abbastanza rispetto alla media europea, contenuti rispetto al trattamento previsto dal sistema corrente adottato, assai scarsi rispetto alla concorrenza della vicina Irlanda. D’altro canto è anche difficile valutare quale sia per le imprese la soglia di convenienza  di risparmio fiscale a fronte delle difficoltà operative e dei maggiori costi di penetrazione commerciale nei paesi UE. E’ verosimile pensare che per qualcuna di queste il risparmio fiscale, per quanto ampio, non sia sufficiente, o addirittura che la localizzazione in paesi esterni ai confini del mercato unico impedisca irrimediabilmente lo sviluppo del proprio business. In questo caso non ci saranno paradisi fiscali sufficientemente attraenti a trattenere il tessuto industriale con vocazione all’export, con tanti saluti alla bilancia dei pagamenti.


18 Maggio 2017
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