Il diario del lavoro ha seguito la vertenza dei lavoratori del restauro, una categoria che a oggi non è ancora riconosciuta ufficialmente dallo Stato, nonostante siano passati 18 anni dal primo testo che definisce giuridicamente la figura professionale del restauratore. Restauratori, da 18 anni una battaglia per il diritto alla qualifica

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Restauratori, da 18 anni una battaglia per il diritto alla qualifica

Autore: Emanuele Ghiani

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Il diario del lavoro ha seguito la vertenza dei lavoratori del restauro, una categoria che a oggi non è ancora riconosciuta ufficialmente dallo Stato, nonostante siano passati 18 anni dal primo testo che definisce giuridicamente la figura professionale del restauratore. I lavoratori e sindacati di categoria scenderanno in piazza domani a protestare contro i continui rinvii della commissione del Mibact che dovrebbe esaminare, in tempi ragionavoli, le domande per regolarizzare ufficialmente la figura del restauratore.

Ma andiamo con ordine. La categoria dei restauratori vede per la prima volta la luce nel lontano 2000, quando si individuano, per mezzo di un decreto ( il d.m 494 poi 420/2001), i requisiti dei soggetti che possono essere riconosciuti quali “Restauratori di beni culturali italiani”. Passano 4 anni e il codice dei beni culturali conferma i requisiti dettati dal decreto del 2000. Siamo al 2006. Dopo altri 2 anni si dispone il procedimento di verifica dei requisiti e dopo altri 4 anni arriva il 2009 e il bando di qualifica.

Ma qualcosa non va come previsto. Nel 2010, proprio un giorno prima della scadenza del bando, viene tutto sospeso. Motivo? Bisogna modificare la norma e dopo 3 anni la modifica viene attuata, precisamente a gennaio del 2013.

Passano altri due anni e a giugno 2015 viene pubblicato il nuovo bando di qualifica. A novembre nascono due commissioni del Mibact per verificare le domande di più di 15.000 lavoratori: c'è chi presenta domanda (con procedura esclusivamente telematica e quindi farraginosa per i meno esperti) di essere riconosciuto come "restauratore" e chi chiede (anche, perché non si sa mai) la qualifica di "collaboratore restauratore - tecnico del restauro". A novembre si parte con la verifica delle domande. Una delle due commisioni, in circa un anno e mezzo, riesce a verificare tutte le domande e quindi pubblicare l'elenco dei lavoratori qualificati come collaboratori e/o tecnici al restauro. L'altra commissione, che doveva occuparsi dei restauratori, non riesce a compiere il suo dovere, data la difficoltà del compito

Nel corso di più di 2 anni viene prorogata la data per concludere i lavori e i membri della stessa commissione vengono cambiati in corso d'opera, presidente compreso, in un susseguersi di mesi e anni di rinvii, arrivando quindi ai giorni nostri, dove la nuova proroga è stata fissata, con un decreto del Micbat pubblicato a dicembre 2017, per marzo del 2018, più due mesi di ulteriore proroga.

I sindacati di categoria Fillea-Cgil, Filca-Cisl e Feneal Uil, considerata la dinamica decennale, scenderanno quindi in piazza con i lavoratori per protestare contro l'ennesimo rinvio del Mibact e per chiedere al ministero un incontro per rispettare i tempi previsti dal decreto. Non è improbabile che, alle porte di marzo e quindi alla scadenza dei tempi di verifica della commissione, possa attuarsi la proroga di due mesi già prevista dal decreto; tutto questo accompagnato da campagna  elettorale e nuove elezioni, con conseguente cambio di governo e ministri, Mibact compreso.

“In migliaia attendono da anni un riconoscimento ufficiale, ed intanto sono costretti ad accettare contratti al ribasso e a sottostare a continui ricatti”, dichiarano le segreterie nazionali di Feneal Filca Fillea, che chiedono al Ministero dei Beni Culturali di “provvedere al più presto alla pubblicazione dell’Elenco nazionale dei restauratori, così come stabilito dalla legge”.

Emanuele Ghiani


25 Gennaio 2018
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