Nel primo vero incontro successivo alla pausa elettorale, le distanze fra AM InvestCo e i sindacati dei metalmeccanici sono apparse le stesse che erano già visibili all’inizio della trattativa Ilva, torna in primo piano il problema dell’occupazione

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Ilva, torna in primo piano il problema dell’occupazione

Argomento: Acciaio, Ilva, Taranto
Autore: Fernando Liuzzi

Si è svolto oggi, a Roma, l’atteso incontro fra Governo, azienda acquirente e sindacati dei metalmeccanici sulla vertenza Ilva. Atteso perché, dopo l’appuntamento più formale che sostanziale del 29 marzo scorso, quello odierno doveva costituire il primo vero incontro dopo la lunga pausa politica connessa, prima, alla fase finale della campagna elettorale, e, poi, al processo di insediamento delle nuove Camere. Alla fine dell’incontro, però, stando alle dichiarazioni rilasciate dai sindacati ai cronisti presenti al Ministero dello Sviluppo economico, si è ricavata l’impressione che il puro trascorrere del tempo non abbia minimamente avvicinato le posizioni delle parti. Semmai, si può dire che le distanze già note da mesi, specie per ciò che riguarda gli aspetti occupazionali della vicenda, sono apparse oggi ancora più nettamente delineate.

Nel breve incontro svoltosi al Mise giovedì 29 marzo, il Governo, per bocca del vice Ministro Teresa Bellanova, aveva chiesto alle parti la loro disponibilità a dar vita a una nuova serie di incontri temporalmente ravvicinati. Ciò allo scopo di verificare se fossero ormai maturate le condizioni per giungere a un accordo su punti specifici di merito sindacale.

Messe da parte alcune pur rilevanti questioni di contesto, come quella relativa ai problemi della necessaria riambientalizzazione dello stabilimento di Taranto e al connesso contenzioso che ha portato, nei mesi scorsi, Regione Puglia e Comune di Taranto a presentare in sede amministrativa un ricorso avverso al Dpcm del settembre 2017; o come quella relativa all’indagine che la Commissione dell’Unione Europea sta conducendo per verificare se la progettata acquisizione di Ilva da parte di ArcelorMittal non vada a violare i regolamenti anti-trust vigenti nella stessa Unione; a partire da oggi si doveva tornare all’inizio della vicenda, e cioè al giudizio dei sindacati sul piano industriale elaborato da ArcelorMital e, in particolare, sulle sue conseguenze sindacali.

Giova a questo punto ricordare che quasi un anno fa, ovvero il 30 maggio del 2017, i sindacati avevano unanimemente definito come “inaccettabile” il primo progetto presentato da AM InvestCo Italy, la cordata costituita ad hoc dal colosso franco-indiano dell’acciaio ArcelorMittal. Rispetto ai 14.200 addetti in forza al gruppo Ilva, tale progetto puntava a impiegarne a regime,ovvero entro il 2024, circa 8.400, con un saldo negativo di ben 5.800 addetti. Dopo un altro incontro preliminare, svoltosi il 1° giugno, il 5 giugno il Ministro Calenda emise un suo comunicato in cui, da un lato, dava notizia di aver autorizzato i Commissari straordinari a “procedere all’aggiudicazione dei complessi aziendali” dell’Ilva in amministrazione straordinaria a AM InvestCo; mentre, dall’altro, sottolineava che, dopo tale aggiudicazione, si sarebbe aperta una “fase negoziale” fra “i commissari straordinari e l’aggiudicatario”. Fase, questa, che doveva essere “finalizzata” a “eventuali miglioramenti dell’offerta” avanzata dallo stesso aggiudicatario. In particolare, per ciò che riguardava la “tutela occupazionale”, occorreva prevedere un livello “costituito almeno da 10.000 unità”.

Ebbene, fin dal primo incontro formale fra i sindacati Fim, Fiom, Uilm e AM InvrestCo, svoltosi al Mise il 20 luglio dell’anno scorso, la distanza che separa le parti in merito alla questione occupazionale è appunto questa: l’azienda acquirente dichiara di essere disposta ad riassumere 10.000 lavoratori, mentre i sindacati insistono perché siano tutelati tutti i 14.000 dipendenti in forza al gruppo Ilva.

E ciò non solo in nome delle garanzie occupazionali, ma anche perché, come ha ribadito al termine dell’incontro odierno Rocco Palombella, segretario generale della Uilm-Uil, un più alto numero di dipendenti costituisce, agli occhi dei sindacalisti, una sorta di garanzia industriale, ovvero la certezza che gli obiettivi produttivi dichiarati nel piano potranno essere effettivamente raggiunti.

L’incontro odierno, iniziato in mattinata e protrattosi fino al primo pomeriggio, ha lasciato dunque le parti sulle posizioni iniziali. Il prossimo appuntamento è stato fissato per mercoledì 11 aprile. Per quella data, tutto lascia pensare che sarà ancora in carica l’attuale Governo.

@Fernando_Liuzzi


04 Aprile 2018
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