Accrescimento del benessere e della soddisfazione dei lavoratori e conseguente incremento della produttività. Sono questi i fattori principali che spingono le piccole e medie imprese ad adottare misure di welfare. Formazione, salute, previdenza e conciliazione vita-lavoro le aree di maggior interesse Presentato il 3° rapporto “Welfare Index Pmi”

Il guardiano del faro

notizie del giorno

›› tutte le notizie

I Blogger del Diario

›› tutti gli interventi

calendario

DoLuMaMeGiVeSa
123456 7
8910111213 14
151617 18 19 20 21
22 23 24 25 26 27 28
29 30 31

dalle istituzioni

newsletter

link

argomenti

Galleria fotografica

Galleria fotografica

CONTRATTAZIONE

Presentato il 3° rapporto “Welfare Index Pmi”

Argomento: Welfare

Dipendenti più felici sul luogo di lavoro grazie all`esperto family friendly, ma anche mamme contente di mantenere lo stipendio al 100% durante la maternità. C'è poi chi propone check up sanitari gratuiti e benefit salute e, ancora, chi ha introdotto l'università in azienda per la formazione dei giovani dipendenti. Insomma, il welfare aziendale migliora il benessere dei dipendenti e aumenta la produttività delle imprese.


E' quanto emerge dal rapporto 2018 "Welfare Index Pmi", promosso da Generali Italia con la partecipazione delle maggiori confederazioni italiane (Confindustria, Confagricoltura, Confartigianato e Confprofessioni) e presentato oggi al Salone delle Fontane all`Eur, a Roma alla presenza del ministro del Lavoro Giuliano Poletti. Il rapporto per il terzo anno ha analizzato il livello di welfare in 4.014 piccole medie imprese italiane (circa il doppio rispetto al 2016) superando nei tre anni le 10mila interviste.


“Welfare Index Pmi” ha monitorato le iniziative delle imprese in dodici aree: previdenza integrativa, sanità integrativa, servizi di assistenza, polizze assicurative, conciliazione vita-lavoro, sostegno economico, formazione, sostegno all'istruzione di figli e familiari, cultura e tempo libero, sostegno ai soggetti deboli, sicurezza e prevenzione, welfare allargato al territorio e alle comunità. Il rapporto 2018 mette in evidenza una stretta correlazione tra il miglioramento del benessere, la soddisfazione dei lavoratori e la crescita della produzione aziendale: questi fattori secondo il 42,1% delle imprese, sono il principale obiettivo nelle scelte di welfare. Il 35,6% delle imprese intervistate dichiara, infatti, di aver aumentato la propria produttività come conseguenza di una maggiore soddisfazione dei lavoratori. Questo vale ancor di più per le aziende molto attive nel welfare: il 63,5% conferma di aver ottenuto un incremento produttivo.


Nei prossimi 3-5 anni, il 52,7% delle Pmi si propone un'ulteriore crescita del welfare aziendale, in particolare negli ambiti di salute e assistenza; conciliazione vita e lavoro; giovani, formazione e mobilità sociale. Le piccole medie imprese sono oggi sempre più protagoniste del cambiamento sociale e crescono sensibilmente le aziende attive nel welfare, cioè quelle che avevano avviato piani di welfare aziendale anche negli anni precedenti, in almeno 4 delle 12 aree: erano il 25,5% nel 2016, oggi sono il 41,2%. In particolare, sono raddoppiate le aziende molto attive (in almeno 6 aree) dal 7,2% del 2016 al 14,3% quest'anno, a dimostrazione di una maggiore consapevolezza del loro ruolo sociale.


Dallo studio emergono tre priorità per il Paese e per le imprese che possono trovare soluzione grazie al welfare aziendale: salute e assistenza, conciliazione vita e lavoro, giovani, formazione e sostegno alla mobilità sociale. La ricerca 2018 evidenzia che il 42% delle imprese attua almeno un'iniziativa nella macro area della salute e assistenza; era il 32,2% nel 2016. Un terzo delle imprese considera prioritario investire nei prossimi 3-5 anni nella sanità e nell'assistenza a beneficio dei dipendenti e dei loro familiari, garantendo attraverso il welfare aziendale l'accesso alle cure e ai servizi di prevenzione e sostenendo le famiglie con servizi di assistenza per gli anziani e per le persone non autosufficienti.


E' in corso un cambiamento organizzativo nelle aziende che comporta la rottura delle barriere tradizionali tra luoghi e tempi del lavoro e quelli della vita familiare. Le imprese che attuano misure di flessibilità sono più che raddoppiate negli ultimi due anni, passando dal 16,1% al 34,3%, un esempio è lo smart working, che può avere rilevanti impatti sia sulla produttività sia sul benessere delle persone, favorendo anche l'occupazione femminile.


Al primo posto tra le priorità indicate dalle imprese per lo sviluppo del welfare aziendale c'è la formazione ai dipendenti: non solo la formazione specialistica ma anche l'acquisizione di competenze non direttamente necessarie alle mansioni professionali. Nel 2018 sono già il 38% le imprese con almeno un'iniziativa in quest'area.


10 Aprile 2018
Powered by Adon