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CONSUMI

De Masi (Adiconsum) per tutelare i consumatori più prevenzione e meno contenzioso

Argomento: Adiconsum, Cisl
Autore: Tommaso Nutarelli

Attenzione all’innovazione tecnologica, contrasto alle imprese sempre più aggressive, soprattutto sulle piattaforme e-commerce, diffusione di un consumo sempre più consapevole ed etico. Sono queste le linee guida sulle quali si sta incentrando l’azione dell’Adiconsum, l’associazione della Cisl per la tutela dei consumatori. Ne abbiamo parlato con il presidente Carlo De Masi, per fare anche un bilancio del suo primo anno in carica.

De Masi, è passato un anno dalla sua elezione a Presidente dell’Adiconsum. Quali cambiamenti ha potuto constatare in questo periodo?

È in atto una profonda trasformazione dei modelli sociali e di sviluppo, e questo incide anche sugli stili di vita e di consumo delle famiglie. Cambiamenti dovuti, da una parte, ai lunghi anni di crisi, che hanno ridotto la capacità di spesa, e, dall’altra, all’innovazione tecnologica. Soprattutto questo ultimo punto costituisce una linea di azione per il nostro operato sempre più importante.

In che misura l’innovazione tecnologica può incidere sullo stile dei consumi e quali rischi possono emergere?

Oggi assistiamo a una crescente delocalizzazione dei consumi. Sempre più persone acquistano non in negozio, ma sulle piattaforme on-line. Questo le espone a molto più rischi. Truffe, acquisti impropri sono situazioni all’ordine del giorno. È dunque necessario accrescere la consapevolezza del consumatore, per metterlo in guardia contro aziende sempre più aggressive, sul piano del marketing e della pubblicità, spesso ingannevole. Questa evoluzione va governata attraverso un controllo costante e vigile degli organi preposti e un aggiornamento degli strumenti a nostra disposizione.

E questo come deve essere fatto?

Come prima cosa si deve intervenire sui modelli di rappresentanza, che devono sapere evolvere di pari passo con gli stili di consumo e i modelli sociali. Dal ministero dello Sviluppo Economico ci aspettiamo una revisione dell’associazionismo dei consumatori, perché molte di queste associazioni non svolgono appieno i compiti che dovrebbero espletare e, soprattutto, faticano a cogliere le trasformazioni in atto. È necessario dunque intervenire proprio sul piano istituzionale. Occorre inoltre una qualifica delle associazioni, che non devono usare come unica arma il contenzioso.

Questo vuol dire una tutela del consumo attraverso la prevenzione?

Certamente. Un consumatore ben informato riesce, per così dire, a sapersi proteggere. Bisogna insistere maggiormente sul concetto di un consumo etico, che ponga al centro una corretta formazione e informazione da parte dell’associazione di tutela. Prevenire è il verbo più adatto. La nostra azione deve saper intercettare le nuove richieste del consumatore e anticipare le possibili situazioni di contenzioso.

Con le aziende come vi ponete?

Con un atteggiamento più partecipativo e costruttivo. La mediazione e la prevenzione richiedono sempre il dialogo. Questo non vuol dire abbassare la guardia. Ad esempio, davanti a una maggiore liberalizzazione dei servizi essenziali e a un proliferare dei fornitori, occorrono garanzie istituzionali, normative ed economiche (fideiussioni bancarie e/o assicurative) e partecipazione, responsabilità e monitoraggio costante da parte nostra verso le aziende che non può ridursi alla mera rincorsa di fatti già avvenuti con conseguente aggravio di contenziosi.

Per questo lei insiste molto sull’importanza degli accordi bilaterali?

La bilateralità è lo strumento migliore per relazionarsi con le aziende. Questo non vuol dire derogare al nostro ruolo di garanti e controllori. Con questi accordi noi riconosciamo che un’azienda lavora in modo responsabile, che non sfrutta il lavoro, che produce in modo sostenibile, che non attua truffe o usa pubblicità ingannevoli, che è disponibile alle conciliazioni paritetiche. Realizziamo così una sorta di rating, con informazioni che possono risultare utili anche per i consumatori.

Permane dunque intatta la vocazione sociale che ha contraddistinto Adiconsum sin dalla sua formazione.

Su questo non c’è ombra di dubbio. Quando la Cisl fondò questa associazione nel 1987 vi pose al centro due obiettivi: la difesa dei consumatori e la tutela dell’ambiente, e credo che questo oggi sia un tema non secondario, considerando l’attenzione alla sostenibilità, che è un leitmotiv ormai trasversale a molti settori. Inoltre, Adiconsum è l’unica, tra i soggetti che proteggono i consumatori, a essere depositaria di un Fondo di prevenzione del sovraindebitamento e dell’usura, grazie a un riconoscimento da parte del ministero dell’Economia e della Finanze. Nel tempo il fondo ha dato aiuto a tutte quelle famiglie che hanno difficoltà economiche, facendo anche da garante nei confronti delle banche.

Come si struttura il vostro rapporto con il sindacato?

Adiconsum, essendo di emanazione Cisl, pur avendo una propria autonomia statutaria e normativa, si rapporta sempre con la Cisl e le diverse Federazioni aderenti rispetto a tematiche di rilevanza politica che impattano sui lavoratori, sui pensionati e le loro famiglie. Proprio perché essi stessi sono cittadini-consumatori ai quali Adiconsum offre una protezione, al di fuori del posto di lavoro, a 360 gradi.

In questo primo anno di lavoro ha avuto modo di apportare delle trasformazioni alla propria associazione?

Prima di tutto sono intervenuto per stabilizzare l’associazione, con un riordino delle nostre strutture sul territorio, introducendo anche forze fresche. È stata, quindi, approntata la realizzazione di un centro studi e ricerche. Abbiamo ripensato le nostre strategie comunicative ed è stata rafforzata la formazione rivolta ai nostri delegati. Stiamo ampliando il raggio di azione dell’Adiconsum, coprendo settori prima poco presidiati, come la sanità, la pubblica amministrazione, la sicurezza e l’agroalimentare. Altro tema caldo riguarda la liberalizzazione dei servizi essenziali, sul quale stiamo esercitando un monitoraggio costante.

L’Adiconsum è l’unica associazione in Italia a gestire il progetto Centro Consumatori Europeo. Come state portando avanti questo impegno?

Gestiamo il progetto dal 2006 su designazione del Ministero dello sviluppo economico e la qualità ed utilità del lavoro che svolgiamo trova riconoscimento nel numero sempre più crescente di consumatori che ci contattano per assistenza e nell’autorevolezza che il Centro ha acquisito nel corso degli anni tra gli stakeholder. Garantiamo un’attività di consulenza ed assistenza specializzata gratuita attraverso una serie di canali (telefono, e-mail, website, chat), organizziamo campagne informative e convegni, pubblichiamo materiale informativo e studi di approfondimento e ci piace andare incontro ai consumatori allestendo stand informativi in occasione di fiere ed altri eventi promozionali di interesse per i consumatori. Operiamo, all’interno della rete ECC-Net, a stretto contatto con le autorità regolatorie monitorando il mercato interno e condividendo informazioni ed evidenze sui reclami, problemi sistemici e criticità emergenti supportando, così facendo, la prevenzione, la programmazione politica e l’intervento legislativo o repressivo da parte delle istituzioni europee e nazionali.

Ritiene che la normativa europea per la tutela dei consumatori sia adeguata?

È il giudizio generale che abbiamo espresso partecipando attivamente alle attività condotte dalla Commissione Europea ai fini del controllo dell’adeguatezza e dell’efficacia delle norme europee a tutela dei consumatori (REFIT). Le norme sostanziali, anche se in alcuni casi dovrebbero essere adattate alle esigenze dell'era digitale, sono capaci di dare adeguata risposta ai problemi dei consumatori; ciò che va rivisto e rafforzato è il sistema di enforcement attraverso azioni sanzionatorie più incisive da parte delle autorità di controllo, ma anche strumenti effettivi ed efficaci per ottenere, sia a livello individuale che collettivo, il giusto ristoro dei danni che i consumatori subiscono ogni qualvolta gli operatori commerciali violano  la normativa a tutela del consumatore.

Una valutazione sulla situazione politica?

Dopo il voto di marzo, siamo arrivati a uno scontro istituzionale mai visto prima, e il fatto che si sia formato il nuovo esecutivo che, da un lato, salutiamo con favore perché il nostro Paese ha bisogno di stabilità, dall’altro non ci fa dormire sonni tranquilli, considerata la situazione economica presente e gli scossoni dei mercati finanziari.  Tuttavia, siamo un Paese che sta crescendo, dove ci sono settori strategici che mettono a segno ottime performance, nonostante il pesantissimo debito pubblico. Un patrimonio che va tutelato, proseguendo lungo la strada della crescita, senza dimenticare i nostri vincoli. Per questo vanno alimentati gli investimenti per stimolare i consumi. Più consumi vogliono dire più crescita e nuovi posti di lavoro. Un ciclo virtuoso che deve vederci tutti protagonisti con impegno, determinazione, partecipazione e responsabilità.

Tommaso Nutarelli
@tomnutarelli

 

 


14 Giugno 2018
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