Un lungo discorso, quello del minsitro del Lavoro e dello Sviluppo economico, Luigi di Maio, dal palco del XVII Cogresso della Uil, in cui si ribadiscono e rafforzano le posizioni su vitalizi, reddito di cittadinanza, industria e costo del lavoro. E all'Unione Europea dice: "Più matringna che realtà dei diritti" Dal palco della Uil Di Maio parla di lavoro, industria e pensioni (VIDEO)

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CONGRESSO UIL

Dal palco della Uil Di Maio parla di lavoro, industria e pensioni (VIDEO)

Autore: Emanuele Ghiani

Riprese di: Emanuele Ghiani


Dal palco del XVII Congresso della Uil, in corso presso il centro congressi La Nuvola a Roma, il ministro del Lavoro e dello Sviluppo Economico, Luigi Di Maio, tiene un lungo discorso che tocca i temi più caldi dell’attuale discorso politico-economico.

A partire dalla questione dei vitalizi, annunciando  che questa è “la settimana buona” per poter abolire quelli degli ex parlamentari. “È una questione di giustizia sociale, bisogna dare un segnale e dopo i vitalizi passeremo anche alle pensioni d'oro, quelle sopra i 5mila euro netti percepite senza aver versato i contributi corrispondenti. E' una cosa che voglio portare avanti".

Non un passo indietro anche sul reddito di cittadinanza. “L'obiettivo non è quello di dare i soldi per starsene sul divano – sottolinea Di Maio - ma è dire con franchezza 'tu hai perso il lavoro, adesso ti è richiesto un percorso per formarti, per riqualificarti ma siccome hai dei figli mentre ti formi io ti do un reddito, in cambio tu garantisci al tuo sindaco 8 ore gratuite a settimane di pubblica utilità". "Ovviamente – aggiunge - è uno strumento che può muovere tante obiezioni, ma io ci credo molto e dobbiamo farlo assieme, chiedo anche a voi una mano, noi non arretreremo e ci metteremo assieme per realizzarlo senza che ci siano abusi, perché il vero tema è la riqualificazione".

Sul fronte dell’industria, invece, il ministro assicura che già la prossima settimana arriverà in Consiglio dei ministri una norma “più stringente” sulle delocalizzazioni. "Le aziende e le industrie devono stare sul nostro territorio soprattutto se hanno avuto accesso ai fondi dello stato pagati dagli italiani - ha spiegato - le aziende non possono lasciare i lavoratori in mezzo alla strada dopo aver preso i soldi pagati dalle loro tasse e andarsene in giro per il mondo".

E in tema di costo del lavoro, Di Maio propone di riavviare la discussione a partire dai nuovi lavori. “Il costo del lavoro sta pesando molto sulle aziende, un costo ben al di sopra delle medie europee - ha osservato - ma se si può fare qualcosa sul suo abbassamento questo deve andare soprattutto nella direzione dei nuovi lavori che stanno arrivando, con il livello di disoccupazione giovanile che abbiamo. Possiamo agganciare le rivoluzioni delle nuove tecnologie, del Made in Italy, del turismo, dell'innovazione per incentivare le assunzioni e poter sfruttare quei settori che in Europa sono avanti rispetto a noi. Bisogna sgravare prima quei settori per stimolare posti di lavoro".

Infine l’Ilva, “una delle questioni più importanti che abbiamo sul tavolo e mi si chiede di risolvere in 15 giorni un problema che è stato rinviato per 6 anni e trascurato per 20: io ce la metterò tutta", affonda Di Maio nel suo intervento. "In questi giorni stiamo studiando il piano ambientale, industriale e finanziario, sono cose che non erano note - ha proseguito - E' chiaro che ci sono due interessi da tutelare: quello dei lavoratori e quello dei tarantini che hanno il diritto di respirare aria pulita".

Infine, linea dura sull'Unione europea “che in questi anni - afferma il ministro – l’abbiamo conosciuta più come una matrigna che come una realtà che doveva accompagnarci nei diritti e nella solidarietà: serve che lavori sul pilastro sociale, se lo fa sulle banche e sulla finanza i cittadini non la seguiranno".


"L'Unione europea in questi anni l'abbiamo conosciuta ogni volta che si toccavano temi come le pensioni, 'ce lo chiede l'Europa' e abbiamo fatto la Fornero, poi le delocalizzazioni e si sono licenziati i lavoratori. Abbiamo conosciuta una Europa che con i lavoratori, i pensionati e i disoccupati è sempre stata una matrigna".


22 Giugno 2018
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