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Redattore de Il Diario del lavoro

Il reddito di cittadinanza e il cavallo di Troia


In principio furono le felpe e le ruspe di Salvini, poi vennero le minacce e le vendette di Casalino. Cambia lo strumento, ma l’obiettivo rimane lo stesso. Che siano gli immigrati o i giornali avversari, i burocrati di Bruxelles o i burocrati del Mef, il fine è sempre quello di rimuovere gli ostacoli e gli intralci che si frappongono alla realizzazione del programma politico. A qualsiasi costo. In questo caso punendo e rimuovendo gli addetti del Tesoro, se non dovessero venire fuori le risorse per il reddito di cittadinanza. 

Se questo desiderio di rimuovere e scardinare è uno dei tratti che accomuna le due forze di maggioranza, ne è, al contempo, anche uno degli elementi di distanza.

Lo stop da parte del Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Giorgetti alle minacce del portavoce del Premier dimostra come la Lega sia una forza molto più di “sistema” di quanto non lo sia il Movimento 5 Stelle. I trent’anni di storia alle spalle, le esperienze di governo passate e l’amministrazione di diverse regioni, danno agli esponenti del Carroccio quella scaltrezza e quell’esperienza nella gestione della macchina burocratica e amministrativa, che ancora manca agli accoliti di Beppe Grillo.

Le parole di Rocco Casalino sono infatti uno dei tanti tentativi di vivificare il verbo delle origini, “uno vale uno”. Per cui basta vincoli, lacci e lacciuoli o apparati burocratici che possano, in un modo o nell’altro, impedire alla volontà generale della piattaforma Rousseau di autorealizzarsi. Parole che però tradiscono anche un certo nervosismo in casa pentastellata.

Al momento della spartizione del potere, Luigi Di Maio si è assunto il compito più ingrato e gravoso: portare a compimento delle promesse in campo strettamente economico. I successi sbandierati da Salvini nella lotta all’immigrazione lo hanno reso il frontman del governo in questi primi quattro mesi, facendogli conquistare anche la copertina del Time.

Con la legge di bilancio in cantiere, l’ora della verità si avvicina per entrambi, ma sarà un appello al quale Di Maio dovrà rispondere con ancora più forza. Salvini ha già messo le mani avanti: flat tax e superamento della Fornero si faranno, ma progressivamente. Il reddito di cittadinanza, seppur modulato e rivolto a una platea diretta, non potrà essere procrastinato. 

Il biministro ha tentato, fin dall’inizio della legislatura, di lasciare la propria impronta, prima con la questione dei rider, poi con il decreto dignità. Ma non c’è dubbio che il reddito di cittadinanza sia il cavallo di battaglia dei Cinque Stelle, che potrebbe rivelarsi quel cavallo di Troia pronto ad abbattere la loro credibilità politica.

Una parte dell’elettorato del Mezzogiorno si è già sentito tradito con il mantenimento dell’Ilva. A questo punto deluderne un’altra fetta, ancor più cospicua, sarebbe un colpo insostenibile per le aspirazioni pentastellate. Eppure il ministro Di Maio aveva, in passato, più volte ribadito come le risorse per il reddito di cittadinanza ci fossero. La tensione e le parole di questi giorni lo stanno sbugiardando. Pare, che a questo punto della partita, l’unica lobby che ancora ostacoli i piani dei grillini sia quella dell’aritmetica. 

@tomnutarelli


24 Settembre 2018
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