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SANITA'

Una manovra fragile con pesanti ripercussioni sulla sanità

Autore: Roberto Polillo

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La scommessa del Vice premier Di Maio che con i suoi “32 anni” vuole mettere il “cuore” avanti ai numeri della manovra (coma da lui dichiarato ieri nel corso della trasmissione “Di martedì”) è che i maggiori consumi indotti dal reddito di cittadinanza e il piano straordinario  di investimenti di 15 miliardi siano il volano della crescita. E così  agendo sul denominatore del rapporto debito/Pil si arriverebbe  a un  aumento della produzione e al conseguente calo del nostro indebitamento.

Il moltiplicatore sarebbe in questo caso positivo e lo Stato, i soldi che ora chiede in prestito al “mercato” (che in questo caso avrebbe una valenza positiva) li restituirebbe prontamente l’anno successivo. Né più nemmeno di quello che fa ogni buon padre di famiglia che si indebita  per iscrivere il figlio all’università potendo contare sulla  certezza della sua tredicesima.

Una storiella da libro “Cuore” fatta di buoni propositi  a cui non sembrano credere i mercati (ora con una valenza negativa) e che, voltando le spalle al nostro debito,   hanno preferito investire su quello di altri paesi come dimostra l’aumento dello spread di 60 punti in sole tre sedute. Una doccia fredda a cui hanno sicuramente contribuito le dichiarazioni improvvide del leghista Borghi sull’uscita dall’Euro e le battutacce tra Salvini e Junker, ma che è altrettanto improbabile  sia il portato del complotto dei poteri forti.

E questo lo dimostrano  altri due paesi, in passato molto simili a noi, come  la Spagna e il Portogallo che,  attraverso accorte politiche di bilancio pubblico,  hanno oggi uno spread di decine e decine di punti  più basso del nostro.

Esiste poi un ulteriore moltiplicatore negativo del combinato disposto dalla manovra: un effetto perverso  che si sta palesando con più chiarezza mano a mano che si  analizzano le ricadute del DPEF su altri settori vitali per la vita del paese.

Tra questi, sicuramente  la sanità dove gli effetti della manovra potrebbero impattare su due questioni di non poco conto relative alle risorse finanziarie e alle dotazioni organiche. Vediamo nel dettaglio.

Per quanto riguarda il primo punto la Fondazione  GIMBE ha calcolato che per impedire il collasso della sanità e un effettivo rilancio del nostro malconcio SSN servirebbero ben 4 miliardi  aggiuntivi:

  • Mille milioni servirebbero per il rinnovo dei contratti (stima del Presidente della commissione sanità Antonio Saitta)
  • Mille e cento milioni per lo sblocco del turnover
  • Quaranta  milioni per il corso di medicina generale
  • Trecento milioni per le borse delle scuole di specializzazione
  • Tra gli ottocento e  i mille e seicento  milioni per i nuovi LEA
  • Trecento cinquanta  milioni per l’eliminazione del superticket
  • Trentadue mila milioni per l’attuazione del programma straordinario per la ristrutturazione edilizia e  l’ammodernamento tecnologico del patrimonio sanitario
  • Novecento venti milioni per il residuo del pay-back farmaceutico 2013-2016

Risorse che dovrebbero essere messe nel Fondo sanitario nazionale 2019 e  che finora può contare solo sull’ incrementato di un  miliardo stanziato dal morente governo Gentiloni.  Certo il capitolo Sanità , sostiene la Ministra Giulia Grillo , non è stato ancora toccato, ma nella situazione attuale di imminente tempesta finanziaria, solo un folle potrebbe credere che il Governo sia disposto ad  aprire un nuovo capitolo di spesa senza averne le coperture effettive

Per quanto riguarda il secondo punto  delle dotazioni professionali a lanciare l’allarme è ora il Sindacato dei Medici ANAAO che calcolando gli effetti dell’applicazione della quota 100 ai medici dipendenti stima un uscita di altri 25 medici dal sistema.  Questi si aggiungerebbero ai 45 mila già pronti per il pensionamento con una totale di 75 mila unità in meno  entro il 2013. Un saldo talmente negativo (essendo oggi  103 mila i medici in servizio attivo) che se non fosse accompagnato da un robusto piano di assunzioni (altamente improbabile per una lunga serie di questioni) porterebbe il sistema a un punto di  non ritorno.

La manovra, dunque,  presenta evidenti criticità e nasconde effetti collaterali che non sono stati tenuti nel debito conto dal terzetto di punta Conte, Salvini, Di Maio alla guida del paese. Altrettante perplessità riguardano poi  l’operato del Ministro Tria che avrebbe dovuto rappresentare l’elemento di razionalità del governo e che sembra invece totalmente subalterno alle scelte ( sconsiderate) del governo giallo verde.

Un ulteriore elemento di scarsa credibilità dell’intero paese dove anche uno stimato Professore di Economia di una Università che si caratterizza per un approccio economico molto tradizionale,  si presta a dare legittimità scientifica  a una manovra estremamente rischiosa per la nostra fragile economia.


03 Ottobre 2018
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