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Redattore de Il Diario del lavoro

Lasciate che i bambini vengano a noi


È stata una giornata di bocciature quella che martedì ha interessato la maggioranza di governo. Dapprima il Fondo Monetario Internazionale ha rivisto al ribasso le stime di crescita per il nostro paese, aggiungendo la necessità di non smantellare le riforme del mercato del lavoro e delle pensioni fatte negli ultimi anni. Per l’istituzione di Washington, infatti, perseguire sulla strada prospettata dai giallo-verdi significherebbe mettere a rischio la tenuta dei conti pubblici.

Poi altri giudizi negativi sulla manovra sono giunti dalle istituzioni di casa nostra. Istat e Bankitalia hanno previsto un andamento meno robusto della economia italiana rispetto a quanto prospettato dal governo. L’autorità guidata da Ignazio Visco è intervenuta anche sul fronte delle pensioni - uno dei cavalli di battaglia della Lega - mettendo in guardia dai rischi connessi a un superamento della Fornero. L’invecchiamento della popolazione e il calo della natalità potrebbero, in futuro, creare un mix esplosivo per la tenuta del sistema pensionistico. Nel tardo pomeriggio anche l’Ufficio parlamentare di bilancio non ha dato la validazione alla nota di aggiornamento al Def.

Insomma, rimandati a settembre si direbbe in gergo scolastico. Ma i due uomini forti della maggioranza, Salvini e Di Maio, tengono duro e tirano dritto per la loro strada. Stizzita la replica del leader pentastellato alle parole di Bankitalia sulla Fornero. “Si presentino loro alle elezioni se vogliono mantenerla in piedi” tuona il ministro del Lavoro e dello Sviluppo Economico. Non è da meno il numero uno del Carroccio. “Andiamo avanti nonostante lo spread”, che in giornata aveva toccato i 317 punti, ai massimi dal 2013.

Insomma, la propaganda giallo-verde continua indefessa nel suo compito, e la manovra economica assume sempre di più i toni di un manifesto, nel quale condensare un sistema di valori politici e morali.

I detrattori della finanziaria sono coloro i quali, agli occhi della maggioranza, si oppongono alla lotta alla povertà, che scommettono contro il proprio paese, che voglio un’Italia debole in Europa e nel mondo. E se qualche elemento esterno dovesse deviare la manovra dai suoi virtuosi propositi, la maggioranza potrebbe sempre tirar fuori la cosiddetta Dolchstoßlegende, il mito della “pugnalata alle spalle”.

Come i nazionalisti tedeschi addossarono la colpa della sconfitta della Germania imperiale nelle prima mondiale, non alla supremazia militare degli alleati, ma al crollo del fronte interno, allo stesso modo Salvini e Di Maio potrebbero puntare il dito contro le istituzioni europee e internazionali, e imputare loro per la disfatta della politica economica.

In questo clima ribollente di rancore, fatto di attacchi e contrattacchi, il Consiglio dei Ministri di martedì sera ci ha regalato un’immagine di altri tempi, con i due ministri fuori dai palazzi del potere e immersi in una folla di ragazzi esultati, quasi a voler dire “vedete, tutto questo lo stiamo facendo per voi, per i giovani, anche se quei cattivoni di Bankitalia, Bruxelles e del Fondo monetario ci dicono che stiamo facendo male i conti”.  

In mezzo a cotanta innocenza e bontà, le dolci parole che i due leader maximi hanno sussurrato alle orecchie dei pargoli avranno avuto qualche riferimento al debito pubblico che si ritroveranno sulle loro teste?


10 Ottobre 2018
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