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LAVORO E WELFARE

Produttività, welfare aziendale e contrattazione: ancora troppo pochi gli accordi


Il Ministero del lavoro e delle politiche sociali  ha pubblicato i dati sull’attività della contrattazione di secondo livello  in merito al monitoraggio degli accordi della Banca dati del Ministero al 14 novembre 2018.Il report si compone di due  parti: la prima  dà una indicazione del trend della misura e della sua diffusione territoriale,la seconda invece fa il monitoraggio dei soli contratti attivi alla data del 14 mc.

Ricordiamo che a seguito  del decreto interministeriale del marzo 2016,relativo alla detassazione dei premi di produttività la procedura per il deposito telematico dei contratti territoriali e aziendale è attiva e interessante posto che è stato  possibile registrare anche quelli sottoscritti sin dal 1° gennaio 2015.  La materia  ha avuto un percorso legislativo  basilare  nel 2007 con la legge n,247 che ha dato vita al Fondo  per gli sgravi contributivi e fiscali legati alla produttività di prossimità, proseguendo con innovazioni  della legge  n. 92 del 2012 e dal 2015 le leggi di stabilità ne hanno  impresso una accelerazione.

 Partendo dagli obiettivi che attraverso questo istituto possono essere raggiunti e cioè quello del benessere personale e organizzativo-gestionale; quello del miglioramento dell’immagine e della credulità aziendale; quello della maggior produttività e della costruzione del welfare mix associato all’implementazione di un sistema di relazioni industriali con maggior impronta partecipativa, il fine ultimo è senz’altro quello di interventi che favoriscono una maggiore fidelizzazione all’impresa, miglioramento dei sistemi produttivi che a loro volta possono generare aumenti di produttività e dare in contemporanea una spinta alla competitività dell’impresa.

È sicuramente uno strumento di politica retributiva in quanto con i mutamenti fiscali  e contributivi intervenuti,incide e non poco sul costo del lavoro. Il report  dà notizie del  trend del deposito  dei contratti collettivi aziendali o territoriali e dunque della dichiarazione di conformità previste dalla legge(  in totale 39.287 di cui il 78% al nord,il 16% al centro e il 6% al sud)) e di quelli attivi a tutt’oggi 16.367 di cui facciamo una disamina mirata. Infatti,  di questi contratti attivi 12.885 si propongono di raggiungere obiettivi di produttività,9709 di redditività,7840 di qualità, mentre 2.302 prevedono un piano di partecipazione e solo 7,553 prevedono misure di welfare aziendale.

Per i 16. 367 dei contratti attivi dei quali 13.352 aziendali e 3015 territoriali ,il 76% è al Nord,17% al centro, 7% al sud. Per settore di attività economica abbiamo il 59% nei servizi,il 40% nell’industria e solo il 1% in agricoltura. Per dimensione aziendale otteniamo il 51%  con meno di cinquanta dipendenti, il 34% con numero maggiore di cento dipendenti, e il 15% con numero di dipendenti da cinquanta a novantanove. Le considerazioni in merito a questi dati sono per l’auspicio di un potenziamento sella contrattazione aziendale e decentrata come terreno in cui si realizzano le migliori possibilità di creare effetti positivi diretti sulla qualità dell’occupazione e sui risultati aziendali.

Dunque, l’impresa sostenibile, aiutata anche e soprattutto dai corpi intermedi e dunque dai sindacati,dal mondo dell’associazionismo è chiamata a farsi carico dei problemi emergenti della società di cui lo Stato non riesce più a far fronte da solo, non solo per accrescere la propria competitività e al tempo stesso creare valore per il territorio in cui si inserisce generando un miglioramento del benessere generale in armonia e sussidiariamente rispetto con i servizi offerti dal tessuto sociale. Il welfare aziendale in particolare è uno strumento indispensabile sotto molteplici aspetti della vita aziendale e socio-economica del Paese perché l’impresa può porre attenzione e sviluppare una capacità di dialogo con i soggetti presenti sul territorio puntando ad una valorizzazione delle risorse umane e dunque delle persone e il sindacato deve spostare non solo culturalmente ma anche politicamente il baricentro della contrattazione dai temi  più classici del salario,orario,a questioni come la conciliazione vita e lavoro,la formazione,le politiche attive del lavoro ai margini,fin ora, di una significativa parte delle parti sociali e anche dei lavoratori. Una contrattazione dunque generativa, che significa  mettere in atto relazioni di lavoro attente al benessere organizzativo e sociale tenendo presente alcuni vincoli aziendali e favorendo così il welfare partecipativo alla vita dell’impresa.

Alessandra Servidori


27 Novembre 2018
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