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PUBBLICA AMMINISTRAZIONE

Fp-Cida, per efficientare il pubblico impiego non servono sistemi di videosorveglianza


“Un gravissimo errore l'introduzione del “grande fratello” nella pubblica amministrazione: se la maggioranza che sostiene il Governo si propone, infatti, di efficientare la macchina amministrativa con l’applicazione di sistemi di identificazione biometrici e di videosorveglianza, sta decisamente sbagliando. Si segue il percorso più facile, ma non per questo più efficace, e per di più denigratorio nei confronti dei dipendenti pubblici: siano essi impiegati o dirigenti. Con la conseguenza unicamente di svilirne il ruolo, assecondando il luogo comune del dipendente pubblico sfaticato senza perseguire l’obiettivo della sua rimotivazione e valutazione. Così si può ottenere solo un facile consenso da parte dei denigratori ma certamente non il miglioramento dei pubblici servizi”.

Così Giorgio Rembado, presidente di FP Cida, ha commentato l'approvazione da parte della Commissione Lavoro al Senato dell'emendamento 2.24 al cosiddetto decreto “Concretezza” (Atto Senato 920).

L'emendamento approvato la scorsa notte, presentato dalle Senatrici Cantù, Pizzol e Nisini, specifica che i sistemi di videosorveglianza e verifica biometrica, come le impronte digitali o il riconoscimento facciale, devono essere estese anche ai dirigenti delle Pubbliche amministrazioni.

“Da sempre - sottolinea il Presidente Fp Cida - portando avanti la nostra battaglia contro l’assenteismo e i ‘furbetti del cartellino’, chiediamo autorevoli meccanismi di valorizzazione del merito e di premialità delle migliori performance, che si ottengono accrescendo la dignità del lavoratore e un clima di lavoro collaborativo, basato sulla fiducia reciproca preventiva che consenta di raggiungere gli incrementi di produttività di cui la pubblica amministrazione deve farsi carico. A questo punto serve sottolineare, inoltre, che misure di controllo tanto invasive sono in contrasto con quanto stabilito dal Garante della Privacy e in palese violazione delle norme contenute nello Statuto dei Lavoratori che, com’è noto, si applica anche ai dipendenti della pubblica amministrazione”.

“Riteniamo inoltre – ha aggiunto Rembado - che si tratti di un atto di prevaricazione da parte della maggioranza che sostiene il Governo nei confronti dell’autonomia dei dirigenti pubblici, nel tentativo di assoggettarli ulteriormente alla volontà dell’Esecutivo. Estendendo infatti tali sistemi di controllo alla dirigenza della pubblica amministrazione, si commette l’errore di far credere che la valutazione della dirigenza si possa fare sulla base del tempo passato in ufficio anziché sui risultati che raggiunge relativamente all’incarico. Sono metodi preistorici, che cozzano contro tutte le più moderne metodologie e best practice del settore, orientate al lavoro per obiettivi ed a sofisticate analisi”.

“Come Funzione Pubblica Cida - conclude Rembado - prenderemo tutte le iniziative più opportune per contrastare questo tentativo e salvaguardare la dignità dei lavoratori e della dirigenza della pubblica amministrazione”.

TN


05 Dicembre 2018
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