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Salvini e la rivolta dei sindaci

Argomento: Comuni, Governo

Pur essendo un oppositore dell’attuale governo non mi convince la piega che hanno preso le proteste contro il decreto sicurezza.  Vorrei sbagliare ma temo che le iniziative dei sindaci, delle Regioni finiranno per portare acqua al mulino di Matteo Salvini. In politica non esiste una ‘’via giudiziaria’’ che risarcisca delle sconfitte. Pensare che sia la Corte Costituzionale in grado di  garantire  all’opposizione una  rivincita, significa andare alla ricerca di una scorciatoia troppo facile, tale da rimettere in campo chi non è riuscito a starci in Parlamento e nel Paese.  Oggi  - se si arriverà ad una decisione sul ricorso del Pd sulle sbrigative procedure con cui è stata varata la manovra di bilancio – la Corte si dichiarerà non competente a pronunciarsi sulla vicenda. Questa posizione diventerà il suggello giuridico di un abuso politico, che tale sarebbe restato nella storia delle istituzioni repubblicane, ma che verrà risanato da una mancata sanzione da parte dei giudici delle leggi. A quel punto, quali argomenti potrà usare il Pd nei confronti di una legge di bilancio, criticabile nei contenuti, ma non censurata nelle forme? Se una forza di opposizione rinuncia all’indubbio diritto di protestare per la violenza subita nell’esercizio dei suoi diritti e si affida alle valutazioni di un giudice, se perde la causa, ritorna a perdere, nuovamente, anche la battaglia politica. Ciò premesso, sul decreto Salvini il Pd ha sponsorizzato, senza pensarci su un momento, la disobbedienza civile di due sindaci molto particolari, anzi pittoreschi, che hanno avuto un seguito modesto e cauto. Forse neppure cercato. Non si va allo sbaraglio in questo modo.  Se fossero stati mille sindaci decisi a non applicare quella legge, il fatto avrebbe avuto grande rilevanza politica e aperto  un  significativo conflitto istituzionale. Così   – con le poche adesioni ricevute -  la mossa diventa pateticamente propagandistica, espressione di un mix di personalismo e di impotenza   che si commenta da solo. In tale situazione, l’iniziativa annunciata dal governatore toscano, Enrico Rossi, di presentare ricorso alla Consulta diventa una vera e propria roulette russa.  Chi garantisce che la Corte si pronunci per l’Incostituzionalità delle norme incriminate? Se tale vizio  fosse palese il presidente della Repubblica non avrebbe promulgato le legge senza avvalersi del suo potere di chiedere un riesame del Parlamento.  Secondo l’articolo 74 della Carta infatti: ‘’ Il Presidente della Repubblica, prima di promulgare la legge, può con messaggio motivato alle Camere,  chiedere una nuova deliberazione. Se le Camere approvano nuovamente la legge, questa deve essere promulgata’’.  E’ una mossa sciagurata quella che potrebbe regalare a Salvini persino l’imprimatur della Consulta. Queste considerazioni mi conducano a dichiarare la resa senza condizioni? No. Sarebbe stato meglio agire su ambedue i fronti – della politica e del diritto - con un maggiore raziocinio: far crescere la protesta nel Paese, attraverso l’iniziativa politica e la mobilitazione dei sindacati, delle associazioni e dei movimenti civili; sostenere la richiesta dell’Anci (attraverso i sindaci) di esaminare col governo quei problemi reali che la legge ha determinato, fino a creare difficoltà per quella stessa maggiore sicurezza che si voleva garantire; promuovere anche un percorso che porti, nel tempo necessario e con i riti previsti, a pronunciarsi la Corte. Sarebbe stato sufficiente sollevare in giudizio la questione di incostituzionalità per vedersela riconoscere dal giudice di merito con il conseguente rinvio alla Consulta. Si è preferito invece sparare tutti i colpi, persino quelli a salve.


09 Gennaio 2019
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