Nell’intervento finale il segretario generale dei pensionati Cgil replica a Camusso Pedretti conclude il congresso ricordando il ‘’metodo Trentin’’

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SPI-CGIL

Pedretti conclude il congresso ricordando il ‘’metodo Trentin’’

Autore: Fernando Liuzzi

A mezzogiorno e mezzo Ivan Pedretti ha già terminato il suo intervento, quello con cui si è concluso il dibattito al 20° Congresso dello Spi, il sindacato pensionati della Cgil, in corso da mercoledì 9 gennaio a Torino. Il dibattito si è concluso, dunque, ma non si può dire che l’ultima assise di categoria prima del Congresso confederale, che aprirà i suoi lavori a Bari martedì 22, abbia sciolto l’interrogativo che aleggia da tempo sull’immediato futuro della maggior confederazione sindacale italiana: chi sarà il prossimo segretario generale della Cgil, ovvero chi assumerà il ruolo che per due mandati congressuali, a partire dal 2010, è stato tenuto da Susanna Camusso?

Nel suo discorso introduttivo, quello svolto nella tarda mattinata del 9 gennaio nell’ampio auditorium del Lingotto, Pedretti aveva lanciato un appello alla segretaria uscente, Susanna Camusso, affinché facesse “un’azione di ricomposizione unitaria” dell’organizzazione prima di concludere il suo mandato. Ma ieri, 10 gennaio, nel suo intervento serale, Camusso non ha dato mostra di raccogliere esplicitamente tale appello, salvo nel passaggio in cui ha detto di condividere l’idea, espressa anche da Pedretti, che fosse necessario “continuare a lavorare fino all’ultimo per trovare una condizione di ingresso unitario al Congresso di Bari”.

Una frase, questa, interpretata da alcuni commentatori come la manifestazione della volontà di imboccare la strada di una possibile trattativa. All’intervento di Susanna Camusso, Pedretti ha oggi replicato riprendendo, e aggiornando, un concetto già espresso in un’intervista da lui rilasciata al Diario del lavoro. Concetto che consiste nell’evocazione del cosiddetto “metodo Trentin”, ovvero nell’esempio che lo stesso Trentin diede quando, rispetto alla scelta del suo successore, si fece da parte per non imporre le proprie preferenze al gruppo dirigente che avrebbe dovuto farsi carico di condurre avanti la Cgil.

Noi, ha scandito Pedretti, “abbracciamo la democrazia”. E poiché sappiamo tutti che non si governa un’organizzazione col 51% dei consensi, occorrerà lasciar libera la nuova Assemblea generale, che sarà eletta dal Congresso, di individuare la soluzione migliore quando dovrà eleggere, a sua volta, il nuovo Segretario generale.

Per il resto, Pedretti è ritornato su idee da lui già espresse sia nei tre anni che ha passato alla guida dello Spi, sia nel discorso introduttivo del 9 gennaio. Per Pedretti, innanzitutto, il sindacato deve guardare con coraggio al futuro partendo da un presente fatto di un’innovazione tecnologica sempre più accelerata. In quest’ambito, serve però anche una nuova iniziativa che, nel gergo sindacale, viene definita “orizzontale”. Ovvero un’iniziativa che assuma il territorio, prima ancora del luogo di lavoro, come terreno d’elezione per l’iniziativa rivendicativa del sindacato. E questa è la contrattazione territoriale cui, secondo Pedretti, tutta la Cgil, a partire dallo Spi, deve sentirsi particolarmente vocata.

Infine, Pedretti ha rinnovato il suo appello unitario. La giornata di lotta proclamata da Cgil, Cisl e Uil per sabato 9 febbraio deve essere l’occasione da cui far ripartire l’iniziativa per costruire una nuova unità sindacale.

@Fernando_Liuzzi


11 Gennaio 2019
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