Il rafforzamento dell’asse franco-tedesca con il trattato di Aquisgrana sembra tagliar sempre più fuori l’Italia dalle scelte politiche ed economiche europee. Ma la nostra politica sembra impegnata, piuttosto, nel costruirsi nemici da attaccare, dimenticandosi di trovare soluzioni vere e non di propaganda Aquisgrana, il Regno di Francia e il Sacro Romano Impero

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Redattore de Il Diario del lavoro

Aquisgrana, il Regno di Francia e il Sacro Romano Impero


Aquisgrana, anno del Signore 812. Viene firmata la pace tra Franchi e Bizantini per sancire le rispettive posizioni nel nord del mar Adriatico. Aquisgrana, 1668. In quell’anno venne redatto il trattato con il quale si poneva fine alla guerra e alle pretese da parte della Francia di Luigi XIV sulle Fiandre. Aquisgrana, 1748. In quel frangente la pace firmata nella città tedesca decretò la fine alla guerra di successione austriaca. Aquisgrana, 1818. Si stabilisce il ritiro delle forze vittoriose su Napoleone Buonaparte dal territorio francese. 

Aquisgrana, 22 gennaio 2019. Il presidente della Repubblica Francese, Emmanuel Macron, e la cancelliera tedesca Angela Merkel firmano un patto di cooperazione, che potrebbe rappresentare un asse importante sul quale si baserà anche la futura linea politica europea. Insomma la città renana non sembra voler perdere il vizio nell’ospitare la firma di trattati.

Il documento, suddiviso in 7 capitoli e 28 articoli, rappresenta la naturale conclusione del patto sottoscritto il 22 gennaio del 1963 tra De Gaulle e Adenauer. Nel testo si legge l’impegno dei due stati a rafforzare la cooperazione politica, economica e sociale, anche all’interno del quadro comunitario.

E l’Italia? Certo non c’è nulla di anomalo nel fatto che due membri dell’Unione europea rinsaldino le proprie relazioni bilaterali. Semmai il dato da sottolineare è che il rafforzamento dell’asse franco-tedesca avvenga in un momento nel quale la politica nostrana sta provando un certo gusto nel fare a pugni con i cugini d’Oltralpe. Il fuoco incrociato giallo-verde ha individuato nella Francia e in Macron  i principali obiettivi.

Lungi dal voler fare un’apologia della politica francese e delle scelte dell’inquilino dell’Eliseo, resta da capire quale strada l’attuale esecutivo voglia intraprendere in Europa. Sinceramente è alquanto povero e limitativo pensare che uno degli stati fondatori dell’Unione si muova unicamente in opposizione a un qualcosa o un qualcuno, visti come il nemico di turno da abbattere. Pare proprio che una politica volta alla cooperazione e alla costruzione di relazioni stia assolutamente stretta all’attuale maggioranza di governo. 

È altrettanto poco consolatoria la storia del mal comune mezzo gaudio. Per cui sull’immigrazione siamo subito pronti a dire che anche la Francia non ha fatto la sua parte, e sul rallentamento dell’economia non manchiamo di sottolineare che la stessa Germania non se la sta passando benissimo. Sicuramente c’è del vero in questo, così come è innegabile che sono state anche alcune mancanze o debolezze dell’Europa ad aprire la strada alle forze politiche attuali.

Tuttavia, forse, non dovremmo scordarci quel ragionamento che, almeno uno volta, i nostri insegnanti ci hanno fatto: se il tuo compagno non studia non vuol dire che non debba studiare anche tu. Tradotto: impegnati, sii un partner attendibile per i tuoi alleati, e non guardare la pagliuzza nell’occhio altrui, ma pensa alla trave che si trova nel tuo. Se gli altri optano per scelte politiche sbagliate, respingendo i più bisognosi e rinnegando i principi di solidarietà e umanità alla base del sogno europeo, questo non ci giustifica nel comportarci allo stesso medo.

Riguardo al posizionamento del nostro paese in Europa, il rischio di un isolamento è più serio che mai. Sul versante economico l’Italia è da tempo la maglia nera, rispetto anche ad altri stati dell’area mediterranea, come la Spagna. Per quanto riguarda l’accoglienza, strizziamo l’occhio al blocco di Visegrad, che puntualmente ha rigettato tutte le istanze dell’Italia sulla redistribuzione delle quote. Infatti è contro ogni logica pensare che uno stato sovranista ne aiuti un altro, della medesima natura, nella redistribuzione dei migranti.

L’accordo di oggi non fa che rafforzare una direttrice dalla quale siamo tagliati fuori, e che forse rimarca la nostra crescente disinfluenza nelle scelte europee. Ma per il momento tutti gli sforzi della nostra politica sono concentrati nella costruzione e nella identificazione di un nemico, interno o esterno. Poi a voler cercare soluzioni vere, e non di propaganda, ci sarà sempre il tempo. Forse.   

Tommaso Nutarelli


22 Gennaio 2019
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