Il parlamento Ue, in gennaio, ha approvato una risoluzione con cui ribadisce il forte impegno sulla parità. Ma intanto, in Italia, il ministro della Salute ‘’cancella’’ le donne dalle nomine all’Istituto superiore di Sanità, rendendoci ridicoli agli occhi della comunità scientifica La ministra misogina e la parità di genere

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Editorialista e docente, esperta di lavoro e welfare

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La ministra misogina e la parità di genere


Il 15 gennaio il parlamento Europeo ha votato una risoluzione in cui   ribadisce il suo forte impegno a favore dell'uguaglianza di genere, sia nel contenuto delle politiche, delle iniziative e dei programmi dell'UE sia a tutti i livelli politici, di bilancio, amministrativi ed esecutivi dell'Unione; chiedendo esplicitamente ai paesi dell’unione, come avvenuto nel caso dell'ultimo quadro finanziario pluriennale, che il nuovo QFP sia accompagnato da una dichiarazione congiunta del Parlamento, della Commissione e del Consiglio in cui le tre istituzioni esprimano il loro impegno affinché le procedure di bilancio annuali applicate al QFP integrino, ove opportuno, elementi sensibili alla dimensione di genere, tenendo conto delle modalità con cui il quadro finanziario globale dell'Unione contribuisce all'obiettivo di realizzare l'uguaglianza di genere e garantisce l'integrazione della dimensione di genere.

Nella risoluzione inoltre si  ribadisce che l'integrazione della dimensione di genere può anche significare introdurre azioni specifiche destinate alle donne o agli uomini per contrastare le disuguaglianze persistenti o modificare le politiche per l'integrazione al fine di tenere conto dell'eterogeneità delle circostanze che interessano individui o gruppi;   Si rammenta che l'integrazione della dimensione di genere include le decisioni politiche, il processo decisionale, le procedure e le pratiche, come pure l'attuazione, il monitoraggio e la valutazione;  si sottolinea pertanto che, al fine di valutare in modo esaustivo lo stato di avanzamento dell'integrazione della dimensione di genere al Parlamento, dovrebbero essere presi in considerazione non soltanto i contenuti politici, ma anche la rappresentanza di genere a livello amministrativo e decisionale.

In queste ore ma purtroppo con una continuità sconcertante il Governo assume decisioni misogine e patetiche non applicando le norme in materia sia comunitarie (La strategia sull'uguaglianza di genere 2018-2023 del Consiglio d'Europa) che italiane. Facciamo doverosamente presente alla Ministra Grillo che non solo dimentica i principi costituzionali ma li viola con arroganza,  non considerando che l'uguaglianza di genere, a livello generale, rappresenta un elemento centrale della protezione dei diritti umani, del funzionamento della democrazia, del rispetto dello Stato di diritto, della crescita economica, dell'inclusione sociale e della sostenibilità e che l'integrazione di una dimensione di genere è pertinente per tutti i settori d'intervento che rientrano nelle competenze dell'UE ivi compreso e soprattutto la sensibilità e la competenza scientifica di cui disponiamo  da sempre e  recentemente confermate e dimostrate in straordinarie ricerche e innovazioni di nostre autorevoli studiose.

E mentre il Parlamento Europeo si impegna ad onorare gli impegni assunti verso la cultura concreta dell’applicazione delle norme, il Governo italiano  anche attraverso gli atti di una donna Ministro della Repubblica, rinnega con i fatti i passi compiuti verso l’obiettivo di garantire il principio Costituzionale della parità di rappresentanza affermando che le poche presenze femminili nella composizione dell’Istituto Superiore sono riconducibili a mancanza di merito e competenze . Un esempio scellerato e gravido di superbia antidemocratica.

Alessandra Servidori


15 Febbraio 2019
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