Presentato al Cnel, in un’iniziativa promossa da Federmeccanica, la piattaforma costruita dall’organizzazione delle imprese metalmeccaniche in vista dell’elezione del Parlamento di Strasburgo Impresa chiama Europa: ecco i “10 punti” della Ceemet

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INDUSTRIA

Impresa chiama Europa: ecco i “10 punti” della Ceemet


In vista delle elezioni europee del prossimo maggio, le imprese metalmeccaniche - di quelli che sono, ancora, i 28 paesi dell’Unione - hanno costruito una piattaforma articolata su 10 punti problematici. Scopo: realizzare “un sistema industriale competitivo” che possa essere di “supporto” a quella che viene definita come “un’Europa sociale”.

Per ciò che riguarda il nostro Paese, la piattaforma è stata presentata a Roma, giovedì scorso, presso la sede del Cnel, a villa Lubin. L’evento, intitolato “Federmeccanica incontra l’Europa”, è stato organizzato appunto dall’associazione delle imprese del settore metalmeccanico aderenti alla Confindustria e ha consentito a Diego Andreis, che è, contemporaneamente Presidente della Ceemet e Vice Presidente di Federmeccanica, di illustrare il “10 Point Plan”.

Se, a questo punto, vi accorgete che non sapete cosa sia la Ceemet, niente paura. Il fatto è che la realtà che ruota attorno ai palazzi europei di Bruxelles e di Strasburgo è, da un lato, sempre più complessa e, dall’altro, troppo poco nota, almeno da in Italia. Ebbene, questa regola generale vale anche nel caso della Ceemet, un’organizzazione fondata nel 1962 e dotata, all’epoca, di una sigla concepita in francese; sigla che stava a indicare la Confederazione europea delle imprese metalmeccaniche. Ma da qualche anno a questa parte, nonostante che il Regno Unito si mostri seriamente intenzionato ad abbandonare l’Unione, l’inglese è diventato, e continua ad essere, la lingua ufficiale più usata anche nell’ambito delle Istituzioni europee. E così, nel suo sito internet la stessa Ceemet si è dotata di un sottotitolo in lingua inglese, che recita, più o meno, così: Imprese europee del settore industriale e tecnologico.

Sia come sia, quelli della Ceemet ci tengono a far sapere che, con la loro organizzazione, mettono insieme 200 mila aziende che, a loro volta, danno lavoro a 17 milioni di dipendenti diretti e a 35 milioni di occupati indiretti. E, forti di questa vasta rappresentanza, hanno pensato di mettere a punto un documento che individuasse le 10 priorità di un piano d’azione che si proponga di costruire, in Europa, un’industria che sia effettivamente competitiva a livello globale, ovvero un sistema industriale che si attrezzi per reggere il confronto non solo con gli Stati Uniti, ma anche con i sempre più robusti, e invadenti, giganti dell’area asiatica: India, Cina e Giappone. Di più: un piano d’azione che si proponga di costruire, a partire da questo sistema industriale e attorno ad esso, come è stato detto con una formula un po’ vaga, una “Europa sociale sostenibile”.

Ecco dunque i 10 punti del piano ( che qui ci limitiamo a elencare): 1 Aprire “un dibattito sul futuro dell’Europa. 2. Operare per ottenere una sua “migliore regolamentazione”. 3. Accrescere la “competitività internazionale” dell’industria europea. 4. Capire che siamo dentro “l’era dell’industria digitale”. 5. Skills, skills, skills. 6. Creare “mercati del lavoro agili”. 7. Affermare che “le parti sociali fanno la differenza”. 8. Puntare su “investimenti in tecnologia e industria”. 9. Concentrarsi sul tema “commercio mondiale e Brexit”, riaffermando che “il non accordo riguardo alla Brexit non è un’opzione ammissibile”. 10. Ricordare a tutti che “consultare il mondo dell’industria” fa parte di “un processo decisionale informato”.

Come si vede, la carne messa al fuoco del dibattito dalla relazione di De Andreis  è molta. Ma si tratta anche di un menù la cui preparazione prevede un interlocutore che, da un lato, sia esterno al mondo dell’industria, mentre, dall’altro, è assolutamente necessario. E questo interlocutore, evidentemente, è di natura politica. Si tratti poi, in concreto, dei partiti che si contenderanno le preferenze degli elettori alle elezioni europee di fine maggio, oppure delle Istituzioni che, a partire dal Parlamento europeo e dalla futura Commissione usciranno da questo appuntamento elettorale.

Per adesso, non possiamo far altro che registrare la presentazione di questo importante contributo al dibattito sul futuro prossimo dell’Unione europea. Ma, di qui a maggio, ci ripromettiamo di tornare su questa ampia tematica per cercare di approfondire la conoscenza almeno di alcuni dei suoi aspetti principali.

 

@Fernando_Liuzzi


01 Marzo 2019
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