Il presidente dell’Inas Cisl traccia un primo bilancio su quota 100, che ha visto i patronati svolgere un ruolo chiave nell’accoglimento delle domande. E rivendica la ‘’restituzione’’ dei fondi tagliati dal governo Renzi. Petteni, e adesso si dia il giusto riconoscimento al lavoro dei patronati

Il guardiano del faro

notizie del giorno

›› tutte le notizie

I Blogger del Diario

›› tutti gli interventi

calendario

DoLuMaMeGiVeSa
1234
567891011
121314151617 18
1920212223 24 25
2627 28293031

dalle istituzioni

newsletter

link

argomenti

Galleria fotografica

Galleria fotografica

QUOTA 100

Petteni, e adesso si dia il giusto riconoscimento al lavoro dei patronati


“Un bilancio di quota 100? Ai dati di ieri, eravamo a 82 mila domande circa. Questa prima ondata ha dimostrato che i problemi di flessibilità in uscita dal lavoro c’erano tutti, esattamente come il sindacato affermava da tempo”.

Gigi Petteni, presidente dell’Inas Cisl, il patronato che fa capo a Via Po, tira un attimo il fiato in giornate pienissime. I patronati sono in prima linea nell’accogliere le domande che arrivano dai ‘’fortunati’’ che accedono ai pensionamenti anticipati varati dal Governo. Il che conferisce loro un ruolo e una visibilità insolita.

Petteni, che giudizio dà nel complesso del provvedimento su quota 100?

È stato gestito bene, e questo anche perché era stato costruito bene, attraverso il confronto e la collaborazione con i soggetti interessati.

Era abbastanza scontato che ci sarebbe stata questa la corsa alla pensione, o no?

Non era tanto scontato, visto che abbiamo dovuto faticare anni per spiegarlo a certi decisori politici: quelli secondo i quali la gente stava benissimo al lavoro fino a 67 anni.

Oltre la metà delle domande arriva dal pubblico impiego, pero', e non dalle fabbriche del nord, contrariamente alle previsioni. Come lo spiega?

Dipende dal meccanismo di uscita predisposto dal governo. Chi lavora nella scuola, per esempio, doveva fare domanda entro il 28 febbraio, o attendere un altro anno. Per cui c’è stata la corsa. Ma ora il flusso dei pensionamenti dal sistema scolastico è finito. Resta quello della pubblica amministrazione, che a sua volta ha delle scadenze semestrali.

E il boom delle domande dal sud che quadro forniscono?

Un quadro di disoccupazione, di crisi aziendali, di persone che grazie ai requisiti per quota 100 hanno potuto uscire da quel  limbo in cui li aveva costretti la legge Fornero. Tutte situazioni che, mi creda, andavano assolutamente sanate.

Come patronati voi state svolgendo un ruolo fondamentale. Siete sugli scudi in queste settimane. Soddisfatti?

Adesso tutti hanno scoperto il ruolo dei patronati. E sa cosa le dico? Che dopo averci spiegato per anni che si poteva fare tutto con un click, con uno Spid, con un non so cosa, è venuto fuori che invece le persone scelgono di venire da noi, per farsi assistere in un percorso che non è solo compilare un modulo, sono anche questioni fondamentali nella loro vita, nelle quali vogliono essere accompagnate.

La rivincita del patronato,  dopo anni di amarezze?

Finalmente ci riconoscono che siamo una rete sociale sussidiaria fondamentale, al servizio delle persone. Ma noi questo lo facciamo da sempre e siamo orgogliosi di averlo fatto anche quando non andavamo in tv, quando i giornali non si occupavano di noi, perfino quando ci buttavano fango addosso e ci tagliavano i sostegni alle nostre attività.

A cosa si riferisce?

Quando il governo Renzi ci ha tagliato il fondo, riducendo la percentuale sul monte ore dallo 0,226 allo 0,199, per noi è stata dura.  Nel frattempo, avevano varato anche l’Ape sociale, ma senza riconoscere il nostro lavoro, e le assicuro che è stato un lavoro estremamente complesso. Non ci hanno solo tagliato i fondi, hanno anche mortificato il lavoro di tante persone. Ma noi, anche con meno risorse, abbiamo continuato a lavorare nello stesso modo. Oggi vedo una nuova attenzione per il nostro ruolo, qualcuno ci dice, stupito, ‘non sapevamo che è questo il lavoro che fate’. Si, è questo, è il lavoro di  accompagnare le persone in un iter, ed è quello che facciamo da sempre. Ma adesso abbiamo bisogno di continuità, non solo di pacche sulle spalle.

Volete un riconoscimento concreto, in che modo?

Si dovrebbe ripristinare il fondo com’era prima dei tagli.  In questi anni come patronati ci siamo assunti oneri pesanti, abbiamo pagato interessi alle banche, abbiamo chiesto sostegno ai nostri sindacati: perché, malgrado tutto, abbiamo deciso che si doveva andare avanti senza ridurre i servizi, l’attività che svolgiamo. Quei tagli non sono stati fatti contro i patronati, ma contro la gente, e contro la gente più bisognosa. Adesso si deve rimediare, col giusto riconoscimento alla nostra coerenza e al nostro ruolo.

 Nunzia Penelope


06 Marzo 2019
Powered by Adon