Secondo il Centro Studi di Confindustria l’analisi costi-benefici non può essere il solo strumento per valutare l’impatto della Tav. In ballo c’è anche la credibilità del paese Confindustria, la rilevanza della Tav va oltre il mero calcolo economico

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Confindustria, la rilevanza della Tav va oltre il mero calcolo economico


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La rinuncia alla Tav Torino Lione comporterebbe potenziali danni a carico dell'Italia che andrebbero oltre i costi diretti e indiretti: bisogna considerare i costi di reputazione, i danni d'immagine e di credibilità dell'intero sistema Paese. "Quest`ultimo aspetto, in particolare, tenderebbe a disincentivare eventuali investitori interessati a finanziare progetti importanti". Lo afferma il centro studi di Confindustria (Csc), con una analisi firmata da Alberto Caruso e Massimo Roda e eloquentemente intitolata "Oltre l'Analisi Costi-Benefici per la Tav".

"La rilevanza di un'opera come la Tav va oltre il mero calcolo economico e include, tra gli altri, anche aspetti legati alla sostenibilita ambientale, alla competitivita territoriale, agli effetti di agglomerazione sulle economie locali, all'impatto reputazionale - si legge -. Il decisore pubblico deve potere utilizzare strumenti di analisi economica complementari rispetto alla sola ACB, che appare limitativa e in molti casi puo scoraggiare la realizzazione di progetti infrastrutturali importanti. Servirebbero, dunque, analisi piu ampie come quelle di impatto macro, analisi di equilibrio economico generale o l'analisi multi-criteri".

In generale, e con poche eccezioni - prosegue l'analisi del Csc - in Italia le valutazioni dei progetti sono uno strumento poco e non adeguatamente utilizzato come aiuto alle decisioni pubbliche.

All'estero la situazione e diversa: in alcuni paesi (UK, Svezia, Francia, Germania, Olanda) esistono linee guida che sono rispettate e limitano, in parte, la discrezionalita nella scelta.

Esistono organi indipendenti che garantiscono il rispetto delle procedure e che, nel contempo, rassicurano gli investitori, i quali hanno la certezza che le regole e gli impegni non cambiano al mutare dei governi".

"La rinuncia alla finalizzazione della Tav comporterebbe potenziali danni derivanti da costi diretti (risarcimenti dei costi sostenuti e perdita occupazionale), indiretti (per esempio aumento della produttività, altri effetti sul mercato del lavoro, effetti derivanti dalle "economie di agglomerazione"), e da costi di reputazione, ovvero da danni d`immagine e di credibilità dell`intero sistema Paese. Quest`ultimo aspetto - concludono Caruso e Roda - in particolare, tenderebbe a disincentivare eventuali investitori interessati a finanziare progetti importanti".

TN


11 Marzo 2019
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