La vicenda dei concorsi truccati nella regione Umbria è ulteriore sale sulle ferite di un Servizio sanitario Nazionale al collasso La corruzione in sanità, come distruggere il poco di buono rimasto

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SANITA'

La corruzione in sanità, come distruggere il poco di buono rimasto

Autore: Roberto Polillo

Non era sufficiente la riduzione scandalosa dei fondi per la sanità, il blocco delle assunzioni con le mancate sostituzione dei cessati dal lavoro per raggiunti limiti di età, ed ora anche per quota 100, il blocco dei contratti con la vergognosa sceneggiata dei rimpalli tra stato e centrale e regioni sul mancato accantonamento dei fondi necessari all’avvio della trattativa.

Mancava a questo quadro desolante la certificazione della protervia che può toccare la politica quando viene meno ai propri compiti istituzionali di governo del bene pubblico

Quello che viene fuori dalla vicenda, aldilà delle responsabilità individuali che solo la Magistratura potrà verificare, è l’arroganza senza freni di chi commette reati nella piena consapevolezza di quello che sta facendo.

Alcuni giornali riportano la frase che il direttore generale dell'azienda ospedaliera di Perugia, Emilio Duca, scelto dalla Presidente della regione per le sue indiscusse competenze professionali, pronunciava per telefono a un suo interlocutore “Se ci intercettano sono cinque reati ogni ora". Un inedito guinness dei primati per fare più reati nel minor tempo possibile

Quello che sta emergendo è dunque un regime di collusione che non solo garantiva accesso al SSN ai soli raccomandati, a cui venivano anticipati i temi del concorso, ma che si dimostrava spietato anche contro coloro che a tale sistema si ribellavano.

Emblematico il caso della Dott Maria Esposito Direttore della Cattedra di Pediatria che viene sospesa dal servizio per quattro mesi e le viene inferta una multa di 300 euro (con accuse infamanti) per essersi rifiutata di redigere un giudizio positivo su un suo collaboratore ultra raccomandato.

Riemerge dunque prepotentemente il problema dei mancati controlli nella pubblica amministrazione, dove gli scandali rimangono all’ordine del giorno e dimostrano una trasversalità disarmante che se ne infischia delle differenze tra destra e sinistra.

E a questo si aggiunge la perdita di status e di potere che i professionisti medici hanno nei confronti degli amministratori e dei politici, dove il rifiuto della chiamata a correo viene pesantemente sanzionata secondo una scala di valori al contrario per cui chi non ci sta viene punito.  

Anche questa, una questione vecchia e dibattuta e che ha portato il parlamento a promulgare negli ultimi 40 anni almeno 4 riforme sanitarie per introdurre un sistema di governance basato su efficienza e trasparenza.

A quei tempi erano i baroni della medicina che facevano e disfacevano a loro piacimento e la politica puntò tutto su una efficientizzazione del sistema che metteva al primo posto gestione manageriale e pianificazione aziendale

Una epidemia di riforme (una ogni 4-5 anni) che non è riuscita a impedire che amministratori infedeli potessero continuare, come prima e più di prima, a rapinare le casse pubbliche e compiere reati di tipo amministrativo.

Il tutto senza che il sistema fosse dotato di efficaci sistemi difensivi per intercettare questi ultracorpi della corruzione che purtroppo solo la Magistratura, quando può, è in grado di neutralizzare.

Certo lo scontro politico ha le sue regole perverse e ciascuna parte non perde occasione per massimizzare utilità e vantaggi gettando la croce su quella avversa.  Salvini, come prevedibile e non senza ragione, ha subito suonato la carica contro il PD. Impresa vana ricordargli Galan e Formigoni e i furti da loro perpetrati. La politica ha ormai perso ogni riflessività su sé stessa, ogni progettualità che non possa essere utilizzata come propaganda a proprio vantaggio.

Il servizio sanitario è ormai al punto di non ritorno. Insufficienza dei finanziamenti, scarsità dei risultati di salute ottenuti, desertificazione delle risorse umane, irrilevanza dei professionisti e arroganza del management a guinzaglio della politica sono il desolante e incompleto elenco dei nemici che hanno avvelenato l’acqua dei pozzi. 

E a questo ben presto si aggiungerà la libera tutti dell’autonomia differenziata che stratificherà ancora di più le regioni ridistribuendo al contrario risorse

È quella della sanità la classica morte annunciata; una morte a cui hanno contribuito in pari misura tutti i governi degli ultimi 15 anni che hanno tagliato tutto, umiliato i professionisti, ma lasciata inalterata la possibilità di fare affari con le poche risorse rimaste.

Un quadro desolante che non potrà che peggiorare per l’indifferenza della politica o quel che peggio per la scelta ormai chiara di dismettere tutto rendendo inevitabile la privatizzazione completa del servizio.

Roberto Polillo


15 Aprile 2019
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