In una ricerca di Inca Cgil - Fp Cgil e Fondazione di Vittorio, condotta su un campione di insegnati che lavoro nella scuola dell’infanzia, si evidenzia come le condizioni di lavoro hanno ripercussioni negative anche sulla salute delle operatrici La fatica delle maestre in una ricerca dei sindacati

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La fatica delle maestre in una ricerca dei sindacati


Sempre più spesso inchieste della magistratura dimostrano che nelle scuole dell’infanzia frequentate da bambini da 0 a 6 anni insegnanti e personale assistente sono colpevoli di violenze inaudite sui minore. Le condizioni di lavoro e di salute negli asili nido e delle Scuole dell’Infanzia  risultano dall’indagine con questionario di una ricerca di Inca Cgil - Fp Cgil e Fondazione di Vittorio, sollevando la questione della fatica psico fisica di queste  lavoratrici, portandoci alla conclusione  che è un problema importantissimo  perché i piccoli in quella fascia di età soprattutto sono da tutelare e le istituzioni devono garantire il loro benessere e la loro crescita equilibrata. La ricerca indirizzata a un campione di 615 operatrici ci dimostra che il lavoro negli asili nido e nelle scuole dell’infanzia si caratterizza per compiti di cura ed educativi che possono essere al tempo stesso molto complessi e gratificanti. Le esperienze di lavoro sono estremamente significative per il vissuto personale delle lavoratrici e, nonostante le difficili condizioni di lavoro, non stupisce che la maggior parte di loro si ritenga soddisfatta di potere svolgere queste professioni. D’altra parte, l’indagine ci restituisce una descrizione abbastanza critica delle condizioni di lavoro e di salute. Dai risultati emerge una presenza diffusa e diversificata di disturbi fisici, che descrivono una situazione professionale in cui possono presentarsi problemi all’apparato muscolo-scheletrico. Nella gran parte dei casi i problemi più rilevanti riguardano la schiena e le spalle e l’incidenza di questi disturbi cresce nel caso delle educatrici e delle maestre.

E’ da evidenziare che il 40,6% delle rispondenti afferma di soffrire di lombalgie acute. La compresenza di disturbi, che interessano tutto l’apparato muscolo-scheletrico, è data dalla peculiarità degli sforzi fisici a cui sono sottoposte le lavoratrici, che interagiscono con i bambini prendendoli in braccio il 41,% del tempo di lavoro così come inginocchiandosi o a terra il 63%.  I valori crescono o diminuiscono in funzione della mansione svolta. Le educatrici, in particolare, sono le professioni maggiormente sottoposte a questo genere di condizione. Il 52%, infatti, trascorre un tempo superiore a un quarto del turno con i bambini in braccio e il 75% passa uno stesso periodo di tempo inginocchiata. Questi sforzi sono attuati in un contesto caratterizzato da una elevata intensità del lavoro: gli alti carichi insieme alle difficoltà nella gestione dei tempi (di conciliazione con la vita personale) sono le maggiori criticità riscontrate nell’organizzazione lavorativa secondo l’opinione delle intervistate. Non stupisce se la gran parte delle lavoratrici (il 76%) afferma che il lavoro svolto abbia avuto un impatto negativo sulla propria salute. Oltre agli sforzi fisici, queste professioni sono esposte ad un elevato numero di rischi psico-sociali, che provocano in particolare un senso di “riduzione dell’energia”, “fatica profonda” e disturbi del sonno, che interessano più della metà del campione, a cui si accompagnano la sensazione di una maggiore tensione durante il lavoro. Inoltre, emergono le difficoltà nelle relazioni con i genitori che possono portare a degli “scontri verbali”, in particolare per le maestre (52%) e per le educatrici (24%). Nel complesso, i rapporti con i colleghi, con il team educativo e con i superiori sono invece giudicati buoni per la maggior parte  (con una valutazione critica maggiore per quanto riguarda i superiori, espressa dal 23,6% del campione, in particolare dalle educatrici, dalle operatrici e dalle maestre).

A parere di chi scrive e soprattutto in relazione alla tutela dei piccoli- è più che legittimo avanzare proposte concrete sia per le lavoratrici che evidentemente hanno necessità di aver garantito un organico nelle sezioni di fatto maggiore dell’attuale per ridistribuire un lavoro gravoso perché obiettivamente  molto faticoso sia dal punto fisico che psichico e inoltre dopo una certa età- non  oltre i 50 anni- non essere più addette al lavoro con i bambini ma ad un lavoro di ufficio o di attività integrative. Inoltre è opportuno  intensificare da parte delle ausl l’idoneità periodica a tutte le operatrici  dal punto della loro salute complessivamente. La società in cui viviamo oggi è sottoposta a stress notevoli e anche i bambini e i genitori nonché le operatrici dell’infanzia si trovano a vivere diversamente situazioni di malessere  e per prevenire atti impropri o comunque vigilare all’interno delle aule scolastiche, quando sussistono gravi indizi di violenze subite dai piccoli, è lecito non solo provvedere con video camere ma intervenire immediatamente per tutelare i bambini e impedire che persone inadeguate e magari penalmente perseguibili pregiudichino la crescita serena dei piccoli.   

Alessandra Servidori


23 Maggio 2019
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