Nel corso di una riunione di vertice le tre confederazioni avrebbero valutato positivamente la decisione di proporre una modifica del ddl Catalfo che preveda la cifra indicata dai 5 Stelle. Cgil, Cisl e Uil accettano i 9 euro?

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SALARIO MINIMO

Cgil, Cisl e Uil accettano i 9 euro?

Autore: Massimo Mascini

Potrebbe cedere a breve termine l’opposizione delle confederazioni sindacali Cgil, Cisl e Uil all’ipotesi del governo di prevedere un salario minimo orario a valere per tutti i settori produttivi. Le tre confederazioni si sono sempre opposte a questa idea per il timore di cosa potrebbe accadere alla realtà della contrattazione nazionale una volta che sia stabilito un salario minimo, che in quanto tale potrebbe rappresentare la tentazione di non rinnovare più i contratti, limitandosi le aziende ad applicare quel salario minimo orario.

Risulterebbe però che recentemente, una settimana fa, nel corso di una riunione di vertice, alla quale erano presenti i segretari confederali che seguono questa materia, sia stata presa in considerazione l’opportunità di proporre al governo un testo rimaneggiato del disegno di legge 658 del Senato, firmato per prima da Nunzia Catalfo, esponente 5 Stelle, presidente della Commissione Lavoro del Senato. Stando alle informazioni trapelate da questa riunione l’intenzione dei confederali sarebbe quella di accettare l’indicazione del minimo salariale orario a 9 euro lordi, come il disegno di legge prevedeva. L’unica eccezione sarebbe per le prestazioni di lavoro domestico a favore di persone fisiche, che sarebbe regolata da un apposito decreto ministeriale che definirebbe un trattamento verosimilmente più modesto, dal momento che adesso quelle prestazioni prevedono un trattamento più contenuto.

Il provvedimento prevederebbe nel caso di pluralità di contratti nazionali relativi al medesimo settore produttivo l’applicazione del contratto firmato dalle organizzazioni sindacali dei lavoratori e dei datori di lavoro più rappresentativi, così come previsto dal Testo unico firmato da Confindustria e Cgil, Cisl e Uil nel gennaio del 2014. Il che evidentemente richiederebbe una legge sulla rappresentanza, considerando che le indicazioni del Testo unico non sono mai state applicate.

Il disegno di legge dovrebbe anche prevedere la costituzione di una commissione paritetica presso il ministero del Lavoro che avrebbe il compito di adeguare annualmente l’entità del salario minimo orario e di vigilare sull’applicazione della norma. Sarebbe in pratica questa commissione, di cui farebbero parte anche rappresentanti del ministero del Lavoro, dell’Inps, dell’Istat e dell’Ispettorato del lavoro, a stabilire la progressione salariale, adesso stabilita dalla contrattazione, ferma la possibilità ovviamente per i contratti nazionali di prevedere qualsiasi altra progressione che stimino necessaria e giusta.

Massimo Mascini


24 Maggio 2019
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