“Socialismo o barbarie” era uno degli slogan della nostra gioventù. Il socialismo non lo abbiamo mai avuto, ma certamente oggi abbiamo le barbarie. Socialismo o barbarie

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Socialismo o barbarie


Quando ero giovane uno degli slogan più diffusi  era ‘’socialismo o barbarie’’. Si sa: le persone si nutrono di chimere. Ma, scriveva Sebastiano Vassalli,  le chimere sono bestie feroci e si nutrono di esseri umani. Il socialismo – purtroppo o per fortuna, come cantava Giorgio Gaber  – non lo abbiamo avuto. Ma le barbarie sì. Certo, anche in materia di barbarie ci sono dei limiti. In Italia ed in Europa (per fermarci a casa nostra) si è visto di peggio. Ma anche i percorsi più lunghi (per dirla con Umberto Romagnoli) cominciano con un primo passo. Le nostre analisi politiche continuano a razzolare in quella che una volta si chiamava sovrastruttura. Si osservano e si criticano i discorsi e le iniziative dei capi banda come se il liquido che sta avvelenando le sorgenti, i corsi e i pozzi del vivere civile fosse versato da loro. In realtà, l’onda malefica si muove in mezzo a noi, sgorga dal profondo della società italiana: Matteo Salvini  ha saputo intercettarla, l’ha cavalcata ed implementata. Ed ha avuto ragione di noi che non l’avevamo neppure immaginata; non perché siamo stupidi, non frequentiamo le periferie, ma per il semplice fatto che siamo razionali e che non riusciamo a capire le ragioni di un’irrazionalità diffusa. Nelle azioni dei nostri avversari intravvediamo solo esagerazioni, menzogne, falsi, contraddizioni che a noi sembrano tanto evidenti da non poter essere negate.  Soprattutto quando sono le statistiche a dimostrare che i reati sono da anni in calo.  Ma loro  si atteggiano come i ‘’terrapiattisti’’, i quali si ostinano a credere che la terra non sia un pianeta del sistema solare, ma una sterminata prateria orizzontale, interrotta qua e là da qualche catena montuosa. In questo caso non conta neppure il percepito, perché per rendersi conto della composizione a sfera della terra basterebbe attraversare in volo la ‘’linea della luce’’, per passare repentinamente dal giorno alla notte o viceversa.  Oppure riflettere un momento sul perché davanti a noi c’è sempre un orizzonte oltre il quale la nostra vista non arriva. Prendiamo la situazione dell’economia: come si può non fare caso ai dati di fatto? Esiste un coro unanime e monocorde, a livello nazionale, europeo e mondiale, che mette insieme tutti gli osservatori nel predicar sventure per il nostro Paese, con possibili ricadute di contagio diffuso. È il segno di una congiura internazionale messa in atto dai poteri forti la cui influenza arriva fino all’interno del governo? Di nient’altro potrebbe trattarsi, infatti, visto che le stesse preoccupazioni sono espresse dal ministro dell’Economia tuttora in carica, il quale è riuscito a convincere persino il presidente del Consiglio (si veda la sua intervista al Corriere della Sera dove Conte tira in ballo il rischio che stanno correndo  i risparmiatori). A quanto pare, forti dell’esperienza compiuta con la legge di bilancio per il 2019 (quando il governo si è rassegnato a trattare con gli ‘’euroburocrati’’ dopo aver profuso parole a vanvera dai balconi e dai palchi dei comizi che costarono  denaro sonante gettato alle ortiche) i due capataz hanno deciso di negoziare per arrivare ad un’intesa con Bruxelles (anche perché sanno benissimo che nel Consiglio dei capi di Stato e di Governo, che assumerà le decisioni finali, possono contare, al massimo, sull’appoggio di un usciere). Se è così che senso ha esibire ogni giorno gli attributi, proferire minacce, biasimi ed insulti verso i propri interlocutori? Non ci vengano a raccontare che è una tattica ‘’celodurista’’ vota a rafforzare la posizione contrattuale dell’Italia, perché ogni iniziativa a vanvera determina non solo un irrigidimento delle controparti, ma anche e soprattutto  un peggioramento della nostra stabilità finanziaria e, pertanto, uno spreco di risorse al solo scopo di ‘’farsi belli’’. L’ultima operazione scaturita da quei cervelli ‘’in tutt’altre faccende affaccendati’’ è la scoperta dei minibot. È come maneggiare nitroglicerina per smacchiare una cravatta sporca di sugo: non serve allo scopo e può produrre un’enorme e devastante  deflagrazione. Basterebbe fidarsi di Tria: ma il ministro rischia il posto perché contraddice Salvini, ora sostenuto anche da Di Maio. Se un novello Ponzio Pilato andasse dai militanti giallo-verdi a chiedere se intendono riconfermare Tria o Toninelli, questi risponderebbero all’unisono:  ‘’Danilo bellicapelli!’’. Al di là degli aspetti economici vengono tollerati comportamenti dell’uomo forte del regime drammaticamente inaccettabili. Si prenda il caso dei giudici che hanno interpretato la legge n.1 sulla sicurezza in maniera non conforme ai voleri di Salvini. Sono stati disposti accertamenti sulla vita privata e le frequentazioni dei magistrati. E  il Capitano lo ha ammesso senza vergogna: ’’Volevo solo sapere se è opportuno che alcuni magistrati contrari al governo debbano giudicare le cause che coinvolgono il Viminale. Mi spiace (quelle finesse! Ndr) che venga chiamato in causa il Csm, che in queste settimane ha altro a cui pensare. Lavoro per la sicurezza di tutti gli italiani, magistrati compresi".  A ulteriore chiarimento,  fonti del Viminale hanno reso noto che si stava valutando di rivolgersi all’Avvocatura dello Stato per chiedere se i magistrati che hanno emesso le sentenze avrebbero dovuto astenersi “per posizioni in contrasto con le politiche del governo in materia di sicurezza”. E così  occorreva accertare se gli stessi magistrati avessero espresso pubblicamente “idee o attraverso rapporti di collaborazione o vicinanza con riviste sensibili al tema degli stranieri”.  Si noti l’aggettivo ‘’sensibili’’. È usato come il contrario di ‘’insensibili’’ o è sufficiente occuparsi del ‘’tema’’ per essere oggetti di schedatura? Ormai siamo prossimi alle pubblicazioni ritenute sovversive, se sono ‘’sensibili’’ al tema degli stranieri. Non ci sarà  - di converso - qualche editore disposto a recuperare dall’immondezzaio  della storia la rivista ‘’La difesa della razza’’? C’è stata, poi, la sparatoria di Ivrea che è divenuta un caso di scuola per l’applicazione della legge n.36 sulla legittima difesa. E’ almeno stravagante che il titolare degli Interni si sia precipitato a solidarizzare con lo sparatore, prima ancor che vi fosse un minimo di ricostruzione dei fatti. Ma fa accapponare la pelle il diffuso entusiasmo che, in un paese sedicente cristiano,  ha sollevato l’esecuzione di un giovane balordo. Si ode, in questa vicenda, uno sgradevole rumore di sottofondo come se una moltitudine di persone scandisse le seguenti parole: ‘’finalmente’’; ‘’ben gli sta’’. E nello stesso tempo considerasse il tabaccaio un eroe dei nostri tempi, un vendicatore, un giustiziere. Signore e signori: è tornata la pena di morte, per di più autogestita dai privati cittadini con la benevolenza dello Stato. Forse sarà consentito detrarre dalla denuncia dei redditi il costo delle pallottole.

Giuliano Cazzola

 


10 Giugno 2019
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