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LAVORO

Colombini (Cisl), quadro amaro e preoccupante quello descritto dall’Inail


"È un quadro amaro e preoccupante quello che emerge dalla Relazione annuale dell’Inail in tema di tutela della salute e sicurezza sul lavoro". Così il Segretario confederale della Cisl, Angelo Colombini, commenta quanto emerso dalla Relazione annuale dell’Inail. "Un aumento del 4% del numero dei morti accertati sul lavoro (che è parte dei 704 decessi accaduti nel 2018) ed un aumento di malattie professionali (pari al 2,6%l) sono dati non solo drammatici, ma definivi e, pertanto, incontrovertibili. Così come i 421 casi di accadimento mortale avvenuti “fuori dall’azienda” che non vogliono solo dire in itinere (dove spesso banalmente si attribuisce la causa al traffico o alla distrazione e non agli effetti delle inadeguate condizioni organizzative e di lavoro), ma durante lo svolgimento della mansione, fuori dal proprio (conosciuto) ambito lavorativo. La conferma dell’aumento nei numeri rafforza ancor più una situazione che ormai da troppo tempo si trascina senza che vi siano interventi strutturali volti ad aggredire il problema alla radice mediante politiche d’azione sistemiche e piani di investimento mirati.

Già solo il recente tamponare, da parte del Governo, il minor gettito determinato dalla riduzione per le aziende dei premi di tariffa Inail con il recupero delle risorse destinate al finanziamento dei progetti di investimento e formazione, evidenzia come non possano essere - come dalle parole dello stesso Presidente De Felice- queste le soluzione volte al sostegno alle imprese a favore della prevenzione. Così il mancato riordino degli organi di vigilanza, ormai da tempo annunciato, ma mai concretizzatosi intorno ad un progetto strutturato che trova nell’armonizzazione dei ruoli e delle competenze, centrali e territoriali, la via dell’efficacia nel controlli e la valorizzazione delle forme di supporto tecnico alle imprese. La mancanza poi di un sistema di qualificazione delle imprese, soprattutto nel moltiplicarsi del ricorso agli appalti, è un ulteriore conferma che chi è al timone del nostro Paese non ritiene di voler mettere a priorità l’attenzione concreta al problema. In questo senso, il costante richiamo fatto dai sindacati confederali nazionali alla necessità di doversi dotare di una Strategia nazionale di prevenzione va in questa direzione, così come l’attribuzione chiara di quei compiti di affiancamento alle imprese e ai lavoratori data a quegli organismi paritetici che il legislatore ha fin da subito individuato come la risposta concreta sul territorio al bisogno di aiuto delle imprese per fronteggiare adeguatamente quanto necessario per garantire la prevenzione e tutela sul lavoro. Ad oltre dieci anni dall’emanazione del Dlgs 81/2008 e a trent’anni dalla direttiva europea 89/391, ancor più a fronte di un quadro drammatico che emerge dai dati, non c’è più tempo per lasciare spazio alle riflessioni sul tema, soprattutto da parte dei decisori politici, occorre porre in essere piani di intervento, azioni condivise e partecipate, investimenti in risorse umane ed economiche tangibili e pluriennali. Il sindacato, nel suo costante percorso a favore della prevenzione, a partire dal presidio in ogni realtà lavorativa, attende di potersi confrontare, per avviare un’azione sinergica di prevenzione.

TN


26 Giugno 2019
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