È questo si legge nel rapporto "L’economia e la società del Mezzogiorno". Per lo Svimez si allarga la forbice tra Centro-Nord e Sud, dove il vero dramma è costituito dell’emigrazione Svimez, nel 2019 Pil a -0,3%

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MEZZOGIORNO

Svimez, nel 2019 Pil a -0,3%


La Svimez stima per quest'anno un Pil sotto lo zero per il Mezzogiorno. E' quanto si legge nelle anticipazioni al rapporto su "L`economia e la società del Mezzogiorno".

"Nella seconda metà del 2018 l`andamento congiunturale è peggiorato nettamente - spiega l'associazione -. La modesta crescita osservata nei primi sei mesi, che proseguiva il trend espansivo avviatosi ad inizio 2014, ha lasciato il posto ad un sempre più marcato rallentamento dell`attività produttiva. Nel quadro di un progressivo rallentamento dell`economia italiana, si è riaperta la frattura territoriale che arriverà nel prossimo a segnare un andamento opposto tra le aree, facendo ripiombare il Sud nella recessione da cui troppo lentamente era uscito".

"In base alle previsioni elaborate dalla Svimez - prosegue -, nel 2019, l`Italia farà registrare una sostanziale stagnazione, con incremento lievissimo del Pil del +0,1%. Il Pil del Centro-Nord dovrebbe crescere poco, di appena lo +0,3%. Nel Mezzogiorno, invece, l`andamento previsto è negativo, una dinamica recessiva: -0,3% il Pil. Nell`anno successivo, il 2020, la Svimez prevede che il Pil meridionale riprenderà a salire segnando però soltanto un +0,4% (anche l`occupazione tornerà a crescere, se pur di poco, con un +0,3%). Migliore l`andamento delle più importanti variabili economiche nel Centro-Nord, con un incremento del prodotto interno lordo pari a +0,9%, ma comunque non in grado di riportare l`Italia su un sentiero di sviluppo robusto (nel 2020, l`aumento del Pil nazionale sarà del +0,8% e dell`occupazione del +0,3%)".

"Le cause di queste prospettive poco incoraggianti per l`economia italiana - spiega la Svimez - vanno ricercate in primo luogo nella decelerazione del commercio mondiale, sottoposto a pressioni crescenti, dall`improvvisa fiammata protezionistica alle forti tensioni in diverse parti del mondo. Nonostante tale peggioramento l`export, all`interno della domanda aggregata, resta la componente per la quale la SVIMEZ prevede una crescita relativamente più sostenuta. E inevitabilmente di ciò ne beneficia soprattutto il CentroNord, data la maggiore, e crescente, partecipazione di quest`area ai flussi del commercio mondiale".

Per quanto attiene, invece, la domanda interna, nel 2019, la Svimez prevede che gli investimenti fissi lordi subiranno una forte decelerazione, negativamente influenzati da aspettative al ribasso e da un fisiologico calo dopo l`aumento indotto dagli incentivi di "Industria 4.0" assai significativo nel 2017 (e solo in parte nel 2018). I prestiti alle imprese sono calati nei primi 4 mesi del 2019 del -8% nel Centro-Nord e del -12% nel Mezzogiorno, a conferma di un peggioramento delle prospettive dell`economia meridionale. L`unica componente che dovrebbe registrare un andamento più sostenuto, come nel 2018, è quella degli investimenti in costruzioni, che comunque dovrebbero crescere di più nelle regioni centro-settentrionali.

La spesa per consumi delle famiglie dovrebbe risultare, sia al Centro-Nord che nel Mezzogiorno, poco più che stazionaria. Su questa variabile, che condiziona fortemente la dinamica del Pil meridionale, influisce pesantemente la debolezza della dinamica occupazionale e la persistente debolezza dell`azione riequilibratrice dell`intervento pubblico.

Secondo il rapporto torna ad allargarsi il divario tra Sue e Centro-Nord, dopo un triennio 2015-2017 di (pur debole) ripresa del Mezzogiorno. Come previsto nel Rapporto dello scorso anno, spiega lo Svimez, se l`Italia rallenta, il Sud subisce una brusca frenata.

Si sta consolidando sempre più il "doppio divario": dell`Italia rispetto all`Unione Europea e del Sud rispetto al Centro-Nord. È nel problema italiano, dunque, che si accentua il problema meridionale, su cui grava ora lo spettro di una nuova recessione.

Nel 2018 il Sud ha fatto registrare una crescita del Pil dell`appena +0,6%, rispetto +1% del 2017. Il dato che emerge è di una ripresa debole, in cui peraltro si allargano i divari di sviluppo tra le aree del Paese. La revisione delle nostre stime mostra che, con la significativa eccezione del 2015 (anno segnato da fattori congiunturali positivi e dalla chiusura del ciclo di fondi europei che ha determinato una modesta ripresa dell`investimento pubblico nell`area), anche nel 2016 e nel 2017 il gap di crescita del Mezzogiorno è stato ampio.

Il dato più preoccupante, nel 2018, che segna la divergente dinamica territoriale, prosegue lo Svimez, è il ristagno dei consumi nell`area (+0,2, contro il +0,7 del resto del Paese).

Mentre il Centro-Nord ha ormai recuperato e superato i livelli pre crisi, nel decennio 2008-2018 la contrazione dei consumi meridionali risulta pari al -9%. A pesare nel 2018 è il debole contributo dei consumi privati delle famiglie (con i consumi alimentari che calano dello 0,5%), ma soprattutto è il mancato l`apporto del settore pubblico. La spesa per consumi finali delle Amministrazioni Pubbliche che ha segnato un ulteriore -0,6% nel 2018, proseguendo un processo di contrazione che, cumulato nel decennio 2008-2018 risulta pari a -8,6%, mentre nel Centro-Nord la crescita registrata è dell`1,4%: una delle cause principali, a dispetto dei luoghi comuni, che spiega la dinamica divergente tra le aree.

Nel Mezzogiorno ci sono 3 milioni di occupati in meno rispetto al Nord.

"La dinamica dell`occupazione meridionale presenta dalla metà del 2018 una marcata inversione di tendenza, con una divaricazione negli andamenti tra Mezzogiorno e Centro-Nord - spiega l'associazione -: sulla base dei dati territoriali disponibili, gli occupati al Sud negli ultimi due trimestri del 2018 e nel primo del 2019 sono calati complessivamente di 107 mila unità (-1,7%); nel Centro-Nord, invece, nello stesso periodo, sono cresciuti di 48 mila unità (+0,3%)".

"Nello stesso arco temporale, aumenta la precarietà al Sud e si riduce nel CentroNord - prosegue -: i contratti a tempo indeterminato nel Mezzogiorno sono stati 84 mila in meno (- 2,3%), mentre nelle regioni centro-settentrionali sono aumentati di 54 mila (+0,5%), con un saldo italiano negativo di 30 mila unità, pari a -0,2%. Per converso, i dipendenti a tempo determinato sono cresciuti di 21 mila unità nel Mezzogiorno (+2,1%), mentre sono calati al Centro-Nord di 22 mila (-1,1%).

Resta ancora troppo basso il tasso di occupazione femminile nel Mezzogiorno, nel 2018 appena il 35,4%, contro il 62,7% del Centro-Nord, il 67,4% dell`Europa a 28 e il 75,8% della Germania".

La Svimez ha stimato che il gap occupazionale del Sud rispetto al Centro-Nord (calcolato moltiplicando la differenza tra i tassi di occupazione specifici delle due ripartizioni per la popolazione meridionale) nel 2018 è stato pari a 2 milione 918 mila persone, al netto delle forze armate. "È interessante notare - conclude l'associazione - che la metà di questi riguardano lavoratori altamente qualificati e con capacità cognitive elevate. I settori nei quali vi sono i maggiori gap sono i servizi (1 milione e 822 mila unità, -13,5%), l`industria in senso stretto (1 milione e 209 mila lavoratori, -8,9%) e sanità, servizi alle famiglie e altri servizi (che complessivamente presentano un gap di circa mezzo milione di unità)".

La vera emergenza per il Sud sono gli emigranti che sono superiori agli immigrati che scelgono di vivere nel Mezzogiorno d'Italia.

"Le persone che sono emigrate dal Mezzogiorno sono state oltre 2 milioni nel periodo compreso tra il 2002 e il 2017, di cui 132.187 nel solo 2017 - spiega l'associazione -. Di queste ultime 66.557 sono giovani (50,4%, di cui il 33,0% laureati, pari a 21.970). Il saldo migratorio interno, al netto dei rientri, è negativo per 852 mila unità. Nel solo 2017 sono andati via 132 mila meridionali, con un saldo negativo di circa 70 mila unità.

La ripresa dei flussi migratori rappresenta la vera emergenza meridionale, che negli ultimi anni si è via via allargata anche al resto del Paese".

"Sono più i meridionali che emigrano dal Sud per andare a lavorare o a studiare al Centro-Nord e all`estero che gli stranieri immigrati regolari che scelgono di vivere nelle regioni meridionali - prosegue -. In base alle elaborazioni della Svimez, infatti, i cittadini stranieri iscritti nel Mezzogiorno provenienti dall`estero sono stati 64.952 nel 2015, 64.091 nel 2016 e 75.305 nel 2017. Invece i cittadini italiani cancellati dal Sud per il Centro-Nord e l`estero sono stati 124.254 nel 2015, 131.430 nel 2016, 132.187 nel 2017.

Questi numeri dimostrano che l`emergenza emigrazione del Sud determina una perdita di popolazione, soprattutto giovanile, e qualificata, solo parzialmente compensata da flussi di immigrati, modesti nel numero e caratterizzati da basse competenze. Tale dinamica determina soprattutto per il Mezzogiorno una prospettiva demografica assai preoccupante di spopolamento, che riguarda in particolare i piccoli centri sotto i 5 mila abitanti".

TN


01 Agosto 2019
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