Il leader della Cgil, intervistato alla festa della Cgil di Carrara, ripercorre gli incontri con il governo e avverte: “se non ci saranno svolte, in autunno sciopero generale”. Ma ce n’è anche per il Pd: “se un partito fa una legge come il jobs act poi non può stupirsi se il suo consenso elettorale crolla”. Landini, salario minimo? Rischia di distruggere la contrattazione

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SINDACATO E GOVERNO

Landini, salario minimo? Rischia di distruggere la contrattazione


“Se non ci saranno concrete inversioni di  tendenza nelle politiche economiche e fiscali siamo pronti alla  mobilitazione generale”. Cosi Maurizio Landini, nel corso della lunga intervista pubblica sul palco della festa Cgil di Carrara. Intervistato da Loris Campetti, per due ore Landini ha parlato un po’ di tutto: degli incontri con il governo, o meglio, con i ‘’tre governi’’ rispettivamente di Conte, Salvini e Di Maio, delle politiche economiche e fiscali che vorrebbe, della Tav, del salario minimo, ma anche dell’unità sindacale e della ‘’sfida’’ che ha rappresentato per lui, cresciuto in una sola categoria, la Fiom, assumere la guida della più grande confederazione nazionale. Ne riportiamo i passaggi più significativi.

SALARIO MINIMO, PERCHE NON VA

Rispetto al salario minimo, sostenuto dai Cinque Stelle e in particolare promosso dal ministro Di Maio, Landini è netto: la Cgil è contraria al provvedimento così come si profila perché, spiega, rischia di distruggere la contrattazione: “noi siamo per il salario massimo, cioè per garantire a tutti  le stesse voci salariali previste dai contratti nazionale e di categoria, maternità, straordinari, ferie. Solo così possiamo  accettare una legge sul salario minimo. L’Italia è uno dei pochi paesi a godere di due livelli salariali, è una conquista che va difesa ed estesa a tutte le persone che lavorano, a tempo indeterminato, a  termine, a part-time, in somministrazione, a partita Iva e via  dicendo. È evidente -sottolinea- che senza queste garanzie il salario minimo sarebbe utilizzato proprio per demolire i due livelli di  contrattazione, obiettivo perseguito non da oggi dai padroni, e non da oggi dai governi di ogni colore che si sono succeduti”.

Il tema, si presume, sarà affrontato nuovamente col governo lunedi 5 agosto, quando si terrà il terzo incontro a Palazzo Chigi, dedicato al lavoro. Landini traccia intanto un quadro degli incontri che si sono già tenuti, sia quello, frutto di immense polemiche, al Viminale con Salvini, sia quelli con Conte a Palazzo Chigi: i famosi ‘’tre governi’’.

I TRE GOVERNI

Che impressione ha tratto da questo valzer di appuntamenti, il leader della Cgil, è presto detto: “L’improvviso interesse del governo, o meglio dei governi, per i sindacati, dopo un anno in cui ogni nostra proposta, sciopero, iniziativa veniva ignorata, è il prodotto delle grandi mobilitazioni di Cgil, Cisl e Uil a partire da febbraio. Abbiamo detto e ribadito che si chiamano governo del cambiamento ma non cambiano niente, nessun cambiamento positivo è possibile senza o peggio contro lavoratori, pensionati, precari, sindacati. E se cambiano, come avviene oggi, cambiano in peggio”. Degli incontri Landini contesta anche il metodo: “In alcuni incontri ci siamo trovati circondati dai leader di altre quaranta organizzazioni sindacali, molte a me sconosciute. E Cgil, Cisl e Uil erano le uniche critiche con il governo. Questo conferma la nostra richiesta di una legge sulla rappresentanza sindacale”.

Quanto a Salvini, Landini conferma che “nella convocazione al Viminale c’erano soltanto ministri leghisti, ognuno di loro ci ha spiegato quel che fa, tranne Salvini. Volevano solo comunicarci che intendono fare la flat tax. È seguito poi l’incontro con il presidente Conte, a cui abbiamo consegnato il documento unitario sul fisco e spiegato che al centro dell’impegno del governo dovrebbe essere la lotta alla diseguaglianza che le politiche fatte a tutt’oggi hanno contribuito ad aumentare. Se il dieci per cento possiede in Italia il cinquanta per cento dei patrimoni, chiedere un contributo del cinque per cento ai più ricchi sarebbe un atto di giustizia pienamente rispondente al mandato costituzionale. I soldi vanno presi dove sono, non dalle tasche di lavoratori e pensionati che sono praticamente gli unici a pagare le tasse. Digitalizzazione e riduzione del danaro circolante, lotta all’evasione fiscale: ecco cosa abbiamo detto a Conte e ai ministri presenti, e il danaro recuperato dev’essere utilizzato per ridurre le tasse al lavoro dipendente e per investimenti pubblici”.

E cosa ha risposto, il Governo? “Il ministro Tria, in quella occasione, ci ha garantito la progressività del prelievo fiscale; peccato che all’incontro non ci fosse neanche un ministro leghista. Anzi, qualche ora dopo l’impegno di Tria, Salvini l’ha contestato pubblicamente e contraddetto. Abbiamo in calendario altri due incontri con il governo Conte, ma sia chiaro che se non ci saranno concrete inversioni di tendenza nelle politiche economiche e fiscali siamo pronti alla mobilitazione generale”.

LA TELENOVELA DEL TAV

Quanto alla Tav, Landini ha replicato a coloro che si ritengono delusi dal cambio di atteggiamento della Cgil, che sostanzialmente non si schiera contro l’alta velocità: “Indubbiamente esiste un problema di democrazia nel rapporto con la Val  di Susa, ma non si può negare che il Tav interessi anche chi non abita  in valle. Non lo dico per giustificare un cambiamento di posizione passando dalla Fiom alla Cgil. Seguito a pensare che incarognirsi sul Tav, da una parte come dall’altra, sia un errore. Il problema vero da affrontare è quello della mobilità. Serve un piano nazionale dei trasporti, non lo puoi discutere pezzetto per pezzetto, grande opera contro piccola opera, Tav contro il collegamento ferroviario tra Tirreno e Adriatico. Sono andato a Matera, capitale della cultura, ho visitato una stazione bellissima, peccato che non ci siano i binari perché a Matera non arrivano i treni. L’Italia sta in mezzo al mare, dovrebbe diventare il polo logistico e la culla culturale del Mediterraneo. Perché non parliamo di questo?”

LA CGIL E LA CRISI DELLA SINISTRA

Infine, la Cgil e il bilancio dei primi sei mesi alla segreteria generale: “tutta la mia vita precedente l’ho vissuta dentro una categoria- ricorda Landini- iniziando come operaio saldatore fino al vertice della Fiom. Un’esperienza entusiasmante. Prendere in mano la Cgil è la cosa più difficile che mi sia capitata nella mia vita. Io per primo, ma direi tutti noi, dobbiamo entrare in un’ottica più generale, superando settorialismi e compartimenti stagni”. Ricordando sempre che  “non esiste in Italia un’altra organizzazione come questa, capace di raccogliere oltre cinque milioni di uomini e donne che la sostengono investendo l’uno per cento del proprio stipendio”

E tuttavia per raggiungere obiettivi importanti serve l’unità sindacale, parola d’ordine che Landini ha lanciato fin dal suo esordio e che oggi ribadisce: “il patto di Roma del ’44 che diede forma alla Cgil come sindacato indipendente di tutti i lavoratori, a prescindere da idee politiche, religiose, dal colore della pelle, fu firmato dai principali partiti antifascisti, da Pci, Psi e Dc. Oggi di quei partiti non ne esiste più neanche uno. E la rottura della rappresentanza dei lavoratori fa sì che per la maggioranza dei giovani non significhino nulla le parole destra e sinistra, che per me e per tanti conservano un significato”.

“Le famiglie storiche della sinistra  -ricorda infine Landini- sono in crisi in tutt’Europa, ma quei partiti, quelle famiglie non si chiedono il perché. Eppure, non ci vuol molto a capire che se un partito fa una legge come il jobs act che colpisce la dignità dei lavoratori autorizzando i licenziamenti ingiusti e prevedendo soltanto il pagamento di trenta denari, poi non può stupirsi se il suo consenso elettorale crolla. E vengono a chiedermi come mai tanti iscritti alla Cgil votino altri partiti, magari populisti, o più facilmente non vanno a votare. Dovrebbero rovesciare la domanda e chiedersi come mai così tante donne e tanti uomini delusi dalla politica e dalla sinistra scelgano invece di stare nella Cgil, dove si sentono a casa loro”.

A cura di Redazione Diario del Lavoro


01 Agosto 2019
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