Angoscia, terrore, solitudine. Il dolore, la malattia, la follia, la morte. Un grido muto che perfora i timpani della sensibilità umana da quel 1893, quando Edvard Munch dipinse con drammatiche pennellate di cosmico colore la prima delle quattro versioni del suo celeberrimo quadro. L’Urlo. L'urlo di Munch e la metapolitica

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L'urlo di Munch e la metapolitica


Angoscia, terrore, solitudine. Il dolore, la malattia, la follia, la morte. Un grido muto che perfora i timpani della sensibilità umana da quel 1893, quando Edvard Munch dipinse con drammatiche pennellate di cosmico colore la prima delle quattro versioni del suo celeberrimo quadro. L’Urlo.  Lo storico dell’arte Ernst Gombrich sosteneva che è tanto più sconvolgente in quanto non sapremo mai la vera causa di una tale disperazione. Quel volto deformato dall’orrore sembra guardare al secolo che si stava per aprire, al novecento delle guerre mondiali, del nazismo, dei campi di concentramento. Ma gli occhi atterriti scrutano anche l’oggi.

I ghiacciai si sciolgono, il clima impazzisce, l’Amazzonia brucia. Greta Thunberg ha attraversato l’oceano in barca per ripetere davanti all’Onu la profezia del poco tempo che ci rimane per salvare il pianeta. La natura soffre, la libertà è a rischio.  A Hong Kong i giovani sfidano la repressione cinese, come trent’anni fa i loro coetanei fecero in piazza Tienanmen. Una volta ci sarebbero stati cortei e manifestazioni in segno di solidarietà. Adesso solo un minimo di attenzione durante i telegiornali.  Chi fugge dalle guerre, dalla fame, dalla siccità muore in mare o tentando di attraversare truci barriere. Boris Johnson chiude il Parlamento per avere le mani libere nelle trattative sulla Brexit.  Putin fa manganellare, arrestare e scomparire oppositori e dissidenti. Trump alza muri, mette dazi, punta l’indice contro le minoranze etniche, propugna l’uso delle armi e delle energie inquinanti. L’Unione Europea e la Chiesa di papa Francesco sono l’ultimo argine contro le tenebre.

 Da noi la politica offre uno spettacolo desolante, nel quale, per dirla con Alberto Sordi, il più pulito dei protagonisti ha la rogna. Tutti in malafede. Chi invoca le elezioni sapendo che abbiamo votato un anno fa e che le urne vanno aperte ogni lustro e non quando si è favoriti dai sondaggi. E chi si aggrappa alla democrazia rappresentativa per formare altre alleanze di governo ben sapendo che gli equilibri nel Paese sono cambiati. I cinque stelle appaiono arroganti e ridicoli, il Pd sta perdendo quel poco d’anima che aveva riconquistato, la Lega si conferma un partito avventurista.

 Matteo Salvini, con il rosario in tasca, aveva invocato un referendum su se stesso, chiedendo ai 60 milioni d’italiani, che definisce suoi figli, di affidargli pieni poteri. Il tentato golpe di agosto è stato imbrigliato dalle regole democratiche e dalle garanzie costituzionali. Il ministro degli Interni non può sciogliere le Camere. Bene. Ma il volto dell’Italia reazionaria, rancorosa, xenofoba non cambia. La Nuova Destra resta maggioranza.  Le analisi economiche e politiche di quel che accade, come ha ben teorizzato Peter Vierek, non spiegano nulla finché “sono connesse ad una sottovalutazione degli atteggiamenti psicologici, delle idee e delle loro antiche origini”.   Il poeta e storico americano, nel suo bellissimo libro “Dal romanticismo a Hitler”, usò l’espressione Metapolitica per indicare quel coacervo di sentimenti, pulsioni e tradizioni che all’improvviso irrompono, irresistibili, sul palcoscenico della storia. Il mostro è in gabbia, ferito, indebolito, ma non domo. Prima o poi bisognerà affrontarlo a viso aperto. Un corpo a corpo nella società, per citare un vecchio articolo del Manifesto. Il resto è politique politicienne. Giochi di potere, ambizioni personali, cinismo, spregiudicatezza, voglia di poltrone. Illusioni per gli ingenui e alimento per gli odiatori.

 Corriamo su un ponte, stringiamoci la testa con le mani e urliamo. Se lo facciamo in tanti, non possono chiuderci tutti in manicomio.

 

Marco Cianca


02 Settembre 2019
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