Con la sua pubblicazione in Gazzetta Ufficiale ha assunto forza di legge una norma che ribalta quanto previsto dal decreto Crescita, ripristinando le tutele legali che proteggono i dirigenti di ArcelorMittal durante l’attuazione del piano ambientale. La nuova norma, anche se concepita dal primo governo Conte, sembra precorrere gli indirizzi industriali del nuovo esecutivo Ex-Ilva, nuove tutele per ArcelorMittal

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Ex-Ilva, nuove tutele per ArcelorMittal

Autore: Fernando Liuzzi

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Ironia della sorte. Uno dei migliori provvedimenti legislativi concepiti nei 14 mesi del Governo pentaleghista, detto anche Governo gialloverde, ha visto la luce non solo dopo le dimissioni di Giuseppe Conte da capo del suo primo Esecutivo, ma addirittura nelle stesse ore in cui il processo di formazione del secondo Governo Conte, quello basato sull'alleanza fra M5S, Pd e Leu, tagliava l'agognato traguardo. Tanto che almeno parte dell'opinione pubblica potrà pensare che non si tratti dell'ultima iniziativa del Governo gialloverde ma della prima iniziativa del Governo rossogiallo.

Stiamo parlando del decreto legge recante "Disposizioni urgenti per la tutela del lavoro e per la risoluzione di crisi aziendali" che ieri è stato pubblicato, in extremis, sulla "Gazzetta Ufficiale".

Perché abbiamo detto "in extremis"? Perché, come vedremo, la norma più attesa del provvedimento, quella relativa all'ex-Ilva, doveva vedere la luce, ed avere quindi efficacia di legge, entro venerdì 6 settembre.

Come si ricorderà, dopo la sconfitta patita nelle elezioni europee del maggio 2019, forse nel tentativo di riconquistare almeno parte dei consensi perduti anche a Taranto, il Ministro dello Sviluppo Economico, nonché capo degli M5S, Luigi Di Maio si attribuì il "merito" di aver infilato, nel cosiddetto decreto Crescita, una norma che, a partire dal 6 settembre, cancellava lo scudo legale che proteggeva i gestori dello stabilimento ex- Ilva di Taranto, e quindi ArcelorMittal, da eventuali responsabilità legali connesse a danni ambientali prodotti dallo stabilimento stesso.

Al che, la risposta di ArcelorMittal fu tanto netta quanto immediata: senza revisioni di questa norma, il colosso franco-indiano dell'acciaio si sarebbe visto costretto ad abbandonare la gestione del centro siderurgico Tarantino, il più grande d'Europa, a partire dallo stesso 6 settembre.

Ciò non significava, ovviamente, che ArcelorMittal, ovvero il più grande produttore di acciaio a livello mondiale, si proponesse di compiere in Italia dei particolari delitti ambientali. Più semplicemente, significava che l'Azienda intendeva porre i propri dirigenti al riparo da eventuali accuse penali relative a fatti anche risalenti nel tempo, e comunque connessi all'impatto ambientale dello stabilimento tarantino.

Il rischio di una imminente chiusura dell'acciaieria, a quel punto, deve essere apparso troppo grave anche al vertice pentastellato. Ed è nata così l'idea di infilare, nel primo veicolo legislativo che fosse apparso a portata di mano, una norma che fosse capace di tranquillizzare ArcelorMittal.

Nonostante che Di Maio, a livello mediatico, continuasse a fare la voce grossa nei confronti di ArcelorMittal, una norma di segno opposto alla precedente fu dunque inserita nel testo del decreto legge approvato il 6 agosto scorso con la formula "salvo intese".

Solo che, a questo punto, l'esplodere della crisi di Governo ha ovviamente rallentato l'iter del decreto stesso. È infatti passato quasi un intero mese prima che il testo, nella sua forma definitiva, assumesse valore di legge con la sua pubblicazione nella "Gazzetta Ufficiale".

In base alle nuove norme (art. 14), la tutela legale si applicherà "con riferimento alle condotte poste in essere in esecuzione" non solo della vecchia Aia (autorizzazione integrata ambientale), ma dell'intero Piano ambientale. E ciò "sino alla scadenza dei termini di attuazione previsti dal Piano stesso per ciascuna prescrizione".

Pronta la reazione di ArcelorMittal. In un suo comunicato, l'Azienda dichiara di "prendere atto della pubblicazione in Gazzetta Ufficiale di un decreto legge adottato dal Governo che modifica il cosiddetto decreto Crescita che aveva eliminato le tutele legali in attesa dell'attivazione del Piano ambientale per lo stabilimento di Taranto".

Ne segue che ArcelorMittal "continuerà ad operare oltre il 6 settembre". In particolare, Matthieu Jehl, Ceo di ArcelorMittal Italia, ha specificato che "il nuovo decreto legge significa che almeno per il momento siamo in grado di continuare a gestire lo stabilimento di Taranto oltre il 6 settembre".

Come è noto, il decreto legge è uno strumento legislativo che entra subito in vigore dopo la sua pubblicazione in "Gazzetta Ufficiale", ma va poi convertito in legge dal Parlamento entro 60 giorni. Appare quindi evidente che l'uso dell'espressione "per il momento" da parte di Matthieu Jehl allude all'attesa di questa conversione.

Concludendo: i problemi che si addensano intorno al futuro dell'acciaieria di Taranto sono ancora molti. Ma almeno uno, quello immediatamente più grave, è stato risolto. Sempre che la nuova maggioranza parlamentare, nei prossimi due mesi, sappia fare la sua parte.

 

@Fernando_Liuzzi


05 Settembre 2019
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