L’accordo, denominato “Agenda per lo Sviluppo del Capitale Umano nell’Industria 4.0”, è stato siglato questa mattina a Roma con le organizzazioni sindacali. Benaglia (Fai Cisl): “È il primo dedicato esclusivamente al Lavoro 4.0, un contratto apripista per tutelare i lavoratori nel futuro: sia da esempio per altre realtà produttive” Fai-Cisl, positivo l’accordo con Unilever sull’industria 4.0

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INDUSTRIA ALIMETARE

Fai-Cisl, positivo l’accordo con Unilever sull’industria 4.0


È stato siglato questa mattina a Roma un accordo tra Unilever, multinazionale anglo-olandese presente in Italia nel settore alimentare con 3 siti e 1200 lavoratori, e le organizzazioni sindacali di categoria, interamente dedicato alle trasformazioni legate all’Industria 4.0. L’accordo, denominato “Agenda per lo Sviluppo del Capitale Umano nell’Industria 4.0”, cerca di “anticipare l’imminente transizione tecnologica, organizzativa e digitale che Unilever dovrà gestire nei prossimi anni anche nel nostro Paese, e adotta politiche di supporto per i lavoratori del gruppo, a partire dal loro arricchimento professionale”, ha detto il Segretario nazionale della Fai Cisl Roberto Benaglia intervenendo alla presentazione dell’accordo.

Quattro sono le azioni che vengono messe al centro delle relazioni industriali del gruppo: coniugare flessibilità organizzativa e sicurezza sociale, programmi di apprendimento per tutti i lavoratori e le fasce professionali, modulazione dei progetti in base all’età delle persone coinvolte, e alleanze sul territorio con aziende e istituzioni per realizzare gli obiettivi.

“Si tratta – ha affermato Benaglia – del primo accordo in assoluto nel panorama delle relazioni sindacali italiane esclusivamente dedicato a misure per attuare il Lavoro 4.0, è un contratto innovativo e apripista che per una volta vuole tutelare per tempo e nel futuro i lavoratori, e non gestire le conseguenze di scelte già avvenute. Finalmente, dai convegni su Industria 4.0 passiamo nel nostro Paese agli accordi sindacali che mettono in campo responsabilità, partecipazione dei lavoratori e soprattutto la formazione continua e la riqualificazione come vera e propria ‘assicurazione sociale’ contro il rischio della disoccupazione e della obsolescenza dei lavoratori”.

TN


13 Settembre 2019
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