Il nascente sindacato chiede di mantenere la libertà nei sistemi pagamento, con l’obbligo di un minimo orario solo per le ore prive di ordini, una definizione degli standard assicurativi, lasciando libertà alle piattaforme di stipulare assicurazioni con ogni fornitore e dotare i rider di dispositivi di sicurezza individuale “Rider ribelli”, nasce il Sindacato Nazionale Autonomo

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“Rider ribelli”, nasce il Sindacato Nazionale Autonomo


Nasce oggi ufficialmente il Sindacato Nazionale Autonomo dei Riders (SNAR): si tratta del primo sindacato nazionale nel settore della gig economy.

L'iniziativa nasce per rappresentare in modo strutturato e permanente le istanze sorte dalla petizione lanciata in opposizione alle norme inserite dal governo nel decreto Salva imprese, firmata da oltre 800 riders in pochi giorni.

"La petizione è stata un grande successo" - dichiara Nicolò Montesi, portavoce del movimento - "e per questo sentiamo la responsabilità di mantenere viva la rete che si è creata in queste settimane. Abbiamo le idee chiare, vogliamo rappresentare in modo plurale il variegato mondo di chi fa questo lavoro."

Il Sindacato Nazionale Autonomo dei Riders può già contare su strutture locali a Roma, Milano, Torino e Firenze, e intende ampliare la propria presenza a tutto il Paese in poche settimane. "Non siamo sindacalisti, siamo riders, ma visto che nessuno sembra voler difendere i nostri interessi lo faremo da soli. Ci stiamo attrezzando per darci una struttura democratica e coesa. Entro poche settimane avvieremo la campagna di iscrizioni".

Nel breve termine, l'obiettivo del sindacato è avviare un'interlocuzione col governo. "Abbiamo già chiesto un incontro al Ministro Catalfo, senza ricevere risposta. Siamo molto preoccupati per questo decreto che rischia di bloccare un settore innovativo e in forte crescita. A rimetterci saremmo noi, che in questo settore abbiamo in molti casi trovato opportunità che altrove ci sono state negate. Siamo centinaia, probabilmente saremo migliaia, e speriamo che esserci dati una struttura convinca il Ministro ad incontrarci con urgenza, come abbiamo chiesto".

"Le nostre proposte sono semplici", conclude Montesi. "Vogliamo mantenere libertà nei sistemi di pagamento, inserendo solo l’obbligo a garantire un minimo orario per le ore in cui si dà disponibilità senza ricevere ordini. Vogliamo definire standard obbligatori di tutela assicurativa, lasciando alle piattaforme libertà di stipulare contratti con qualsiasi fornitore, purché rispettino quegli standard minimi. E infine vogliamo rendere obbligatorio per le piattaforme garantire a tutti i riders dispositivi di protezione individuale, corsi di sicurezza stradale, trasparenza sui sistemi di ranking e sulla struttura dei guadagni, portabilità della reputazione, specificando che queste ed eventuali ulteriori tutele non costituiscono indici di subordinazione."

TN


08 Ottobre 2019
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