L'aula della Camera approva la riforma costituzionale che riduce il numero dei parlamentari di 345 unità: i deputati da 630 diventano 400, i senatori da 315 diventano 200. Camera, approvato il taglio dei parlamentari, 553 voti favorevoli

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POLITICA

Camera, approvato il taglio dei parlamentari, 553 voti favorevoli


L'aula della Camera approva la riforma costituzionale che riduce il numero dei parlamentari di 345 unità: i deputati da 630 diventano 400, i senatori da 315 diventano 200. Fortemente voluta da M5s, portata avanti dalla maggioranza dell'esecutivo Conte I, la legge è sopravvissuta alla crisi di governo agostana e alla fine è passata nell'ultima lettura con 553 voti favorevoli, compresi quelli di Pd e Leu, oggi in maggioranza, che invece l'avevano ostacolata nelle letture precedenti.

M5s, ovviamente, si intesta il successo: "E' una grandissima vittoria del popolo", esulta Luigi Di Maio subito dopo il voto, davanti a Montecitorio, strappando con i deputati pentastellati uno striscione con undici simboliche poltrone (erano state portate anche delle enormi forbici di cartone ma sono rimaste inutilizzate) che sotto nasconde la scritta "Meno 345 parlamentari, un miliardo per i cittadini". "E' una riforma storica - insiste - che ricorderanno tutti. I nostri figli, i nostri nipoti, è qualcosa che per noi è veramente emozionante, ci abbiamo creduto tantissimo. Ce l'abbiamo fatta. È un piccolo passo per la politica, un grande passo per i cittadini. Non mi vergogno di dire che tagliamo le poltrone, gli stipendi e i privilegi". Il leader M5s assicura che "il Parlamento resta centrale".

Sui risparmi effettivi sono diverse le voci che contestano le cifre fornite da Di Maio ("300 milioni al giorno, un miliardo in dieci anni"). "Qual è il numero che unisce il taglio dei parlamentari e James Bond? 007. Al netto delle imposte sugli stipendi dei parlamentari, il taglio fa risparmiare allo stato lo 0,007% della spesa pubblica", scrive Carlo Cottarelli su twitter.
La cifra viene ripresa in aula da un ex M5s Davide Galantino che esemplifica: "Questa legge non cambierà la vita degli italiani perché dopo questo taglio gli italiani potranno permettersi un caffè al bar in più".

Per la verità durante le dichiarazioni di voto in aula alla Camera (tre ore e mezza circa, con venti interventi di dieci minuti l'uno, in un'aula gremita e col governo al gran completo) arrivano diverse critiche alla riforma targata M5s ma alla fine pochissimi si sfilano: 14 deputati dicono no. Sono tutti del Misto (Sara Cunial, Veronica Giannone, Carmelo Lo Monte, Fausto Longo, Vittorio Sgarbi, Gloria Vizzini, Silvia Benedetti, Catello Vitiello, Alessandro Fusacchia, Riccardo Magi, Alessandro Colucci, Maurizio Lupi e Renzo Tondo) tranne Marzia Ferraioli di Fi. Due sono gli astenuti (Bruno Tabacci e Angela Schirò, eletta all'estero del Pd), 47 gli assenti e 13 in missione. La maggioranza tiene: solo 11 voti mancano all'appello. Tra i 'dissidenti' M5s Andrea Colletti, unico a metterci la faccia in un intervento in aula in dissenso dal gruppo anche se poi al momento del voto finale risulta in missione. Gli altri sono Sebastiano Cubeddu, Massimiliano De Toma, Paolo Giuliodori, Stefania Mammì, Roberto Rossini.

Pd, Italia Viva e Leu giustificano il loro sì sventolando l'intesa raggiunta con M5s sulle riforme costituzionali che seguiranno al taglio dei parlamentari: "Abbiamo ottenuto garanzie, che non avevamo nel passaggio precedente, votiamo convintamente sì. Questo taglio non è una cambiale in bianco, ma è accompagnato a una serie di misure che servono a rafforzare il rapporto tra cittadini e elettori e a non disperdere la rappresentatività dei territori". Su questo Di Maio promette lealtà. E anche il premier Giuseppe Conte, presente in aula al momento del voto finale, lancia un segnale: "Un passo concreto per riformare le nostre Istituzioni. Per l'Italia è una giornata storica".

Mentre M5s festeggia, tuttavia, si fa strada la prospettiva del referendum popolare. Roberto Giachetti, Italia Viva, pur votando a favore, annuncia che si farà promotore di una raccolta di firme per il referendum che può essere richiesto entro tre mesi dalla pubblicazione della legge da "un quinto dei membri di una Camera o cinquecentomila elettori o cinque Consigli regionali", come prevede l'articolo 138 della Costituzione. Sul referendum si muovono anche i radicali che hanno già costituito un comitato per il no. Lo stesso probabilmente farà + Europa. Adesioni alla cinsultazione arrivano anche da Fi: Osvaldo Napoli e Davide Bendinelli. E poi dagli eletti all'estero come Massimo Ungaro, Italia Viva, assente al voto finale. Tra i dodici rappresentanti delle comunità dei connazionali nel mondo, solo due votano a favore (Simone Billi della Lega ed Elisa Siragusa del M5S) della riforma che riduce anche gli eletti all'estero a otto deputati e quattro senatori.

E.G.


09 Ottobre 2019
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