Fumata nera (e forse definitiva) dopo il vertice di Palazzo Chigi. I sindacati: azienda "irresponsabile e arrogante''. Annunciato lo stato di agitazione. A Napoli gli operai bloccano l'autostrada Conte e Patuanelli non convincono Whirlpool, l'azienda conferma: dal 1 novembre via da Napoli

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Conte e Patuanelli non convincono Whirlpool, l'azienda conferma: dal 1 novembre via da Napoli


Dal 1 novembre la Whirlpool chiuderà la produzione di Napoli. La conferma e' arrivata oggi, nel corso di un vertice a Palazzo Chigi tra l'azienda, il premier Conte e il ministro dello Sviluppo Patuanelli, che nelle scorse settimane si era scontrato duramente con gli esponenti della multinazionale, ai quali aveva sostanzialmente chiesto di non ripresentarsi se non dopo aver porto le dovute "scuse'' al governo italiano e ai dipendenti. Posizione che, tuttavia, non deve aver impressionato piu' di tanto l'azienda. Oggi, infatti, nel nuovo e probabilmente definitivo incontro, ha ribadito il punto: lo stabilimento napoletano non e' piu' produttivo, l'unico modo per salvarlo e' riconvertire la produzione. Soluzione che tuttavia sia il governo sia i sindacati hanno respinto. Questi ultimi hanno proclamato lo stato di agitazione, mentre i lavoratori di Napoli sono usciti in corteo dalla fabbrica e hanno bloccato l'autostrada. Quanto al ministro Patuanelli, ha commentato: "nonostante la massima disponibilità del governo a mettere in campo tutte le iniziative necessarie per continuare la produzione sul sito di Napoli, non c'è stata nessuna apertura da parte di Whirlpool. L'azienda continua a proporre come unica soluzione una cessione del ramo d'azienda sostanzialmente verso l'ignoto".

A sua volta, con una nota, Whirlpool "prende atto con grande rammarico della mancata disponibilità da parte del Governo a discutere il progetto di riconversione del sito. Tale progetto, come più volte sottolineato, rappresenterebbe l'unica soluzione in grado di garantire la salvaguardia occupazionale e la sostenibilità nel lungo periodo dello stabilimento di Napoli. Vista l’impossibilità di una discussione sul merito del progetto di riconversione e i mesi di incontri che non hanno portato ad alcun progresso nella negoziazione,  l’azienda, come comunicato durante la riunione a Palazzo Chigi, si trova costretta a procedere alla cessazione dell'attività produttiva, con decorrenza 1 novembre 2019". 
 "Nonostante ingenti investimenti realizzati negli ultimi anni -prosegue la nota-, lo stabilimento di Napoli non è più sostenibile per via di una crisi strutturale. Il sito opera infatti al di sotto del 30% della capacità di produzione installata a causa del drastico declino della domanda di lavatrici di alta gamma a livello internazionale e di congiunture macroeconomiche sfavorevoli, condizioni non previste né in alcun modo prevedibili al momento della sottoscrizione del Piano Industriale del 25 ottobre 2018.  La disponibilità confermata oggi dal Governo e quella inclusa nel decreto per la risoluzione delle crisi aziendali sono misure non risolutive e che non possono incidere né sulla profittabilità del sito di Napoli nel lungo periodo". Quanto agli altri insedimenti in Italia, Whirlpool tiene a ribadire l"a strategicità dell’Italia, dove sono impiegate circa 5.500 persone e dove l’Azienda ha realizzato investimenti significativi nel corso degli anni, arrivando a costruire la più forte presenza produttiva del settore. In questo contesto, Whirlpool confida nella continua collaborazione con il Governo italiano per supportare la propria forte presenza nel Paese e per garantire che gli investimenti rendano i propri impianti competitivi per il mercato globale".
Durissime le repliche dei sindacati. "All'incontro di questa mattina tra il presidente del Consiglio e la direzione di Whirlpool Italia, la multinazionale si è presentata davanti al massimo rappresentante del governo italiano con l'arroganza e le scelte unilaterali mostrate in questi ultimi mesi", così in una nota la segretaria generale della Fiom Cigl, Francesca Re David, aggiungendo che il governo "ha chiesto anche oggi con fermezza il rispetto dell'accordo del 25 ottobre scorso e l'impegno diretto di Whirlpool nello stabilimento di Napoli" . Per la Fiom, "la totale chiusura e l'indisponibilità di Whirlpool a cercare soluzioni coerenti con l'accordo mette di fatto a rischio la tenuta del piano industriale e il futuro di oltre 5.000 lavoratori in tutta Italia. Nelle prossime ore saranno valutate le iniziative di mobilitazione in risposta a questo ulteriore atto unilaterale dell'azienda. Da subito vengono dichiarate unitariamente 2 ore di sciopero alla fine di tutti i turni in tutti gli stabilimenti del gruppo", ha aggiunto Re David.

Per Luigi Sbarra, segretario generale aggiunto Cisl "l'ennesima fumata nera sullo stabilimento Whirlpool di Napoli fotografa un defilarsi irresponsabile da parte di un'azienda che si è impegnata formalmente sul rilancio produttivo dello stabilimento di Napoli. Si deve tornare ai contenuti di quell'accordo, senza alibi. Governo ed enti locali facciano di tutto per assicurare il pieno rispetto degli investimenti previsti, restituendo una prospettiva di competitività al sito, garantendo la continuità produttiva e la salvaguardia di tutti i posti di lavoro".  I segretari generali Cgil, Cisl e Uil di Napoli, Walter Schiavella, Gianpiero Tipaldi e Giovanni Sgambati diramano una nota congiunta: L'atteggiamento tenuto da Whirlpool in questa vicenda  è inaccettabile e irresponsabile".

Le segreterie confederali unitarie Cgil Cisl Uil di Napoli ribadiscono il "no" alla chiusura della Whirlpool di Napoli e "convocano per 21 ottobre gli esecutivi unitari di Napoli per definire i tempi e le modalità operative della mobilitazione di tutte le categorie produttive". Intanto, parte lo stato di agitazione in tutti i siti italiani del Gruppo.

15 Ottobre 2019
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