I negoziatori risolvono il nodo irlandese, ma il Dup annuncia voto contrario, come anche Corbyn. Brexit, accordo in extremis tra Johnson e Ue, ma ora la palla passa a Westminster

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EUROPA

Brexit, accordo in extremis tra Johnson e Ue, ma ora la palla passa a Westminster


La Gran Bretagna ha raggiunto in extremis un accordo sulla Brexit con l’Unione europea, ma ora l’intesa deve essere votata dal Parlamento di Londra ( a vale la pena di ricordare che  Westminster ha già rifiutato tre volte simili accordi raggiunti dal precedente primo ministro, Theresa May)

L'annuncio ufficiale arriva da Jean Claude Junker, al momento presidente della Commissione Ue, che in un tweet ha scritto: “Quando c’è la volontà si trova un accordo, e ne abbiamo uno. È un accordo giusto e bilanciato per la Ue ed il Regno Unito, ed è la prova del nostro impegno a trovare delle soluzioni”.

“Abbiamo un grande nuovo accordo per la Brexit”, ha commentato a sua volta il primo ministro britannico Boris Johnson. Johnson spera che Westminster ratifichi l’accordo in una seduta straordinaria che si terrà sabato, consentendo la Brexit il 31 ottobre. Gli ostacoli pero' non mancano: il partito nord irlandese Dup i cui voti sono indispensabili per la ratifica (Johnson non ha la maggioranza dei 650 seggi del Parlamento, e avrebbe bisogno almeno di 318 voti perché l’accordo venga ratificato, e il  Dup ha 10 voti) e si rifiuta di sostenere l’accordo, cosi' come il leader laburista Jeremy Corbyn, che si e' detto di “scontento” e che voterà contro.

Johnson ha ottenuto l’incarico dopo aver promesso di rinegoziare l’accordo trovato dalla May, nonostante lo stia riproponendo in buona parte, con modifiche sulla questione del confine tra Irlanda del Nord e Repubblica d’Irlanda. L’incertezza comporta che, a due settimane dal termine ultimo per l’uscita del Regno Unito dalla Ue, i possibili scenari spaziano da un’uscita regolare a una uscita disordinata o addirittura un nuovo referendum. Johnson ha più volte detto che non chiederà una proroga, nonostante il Parlamento abbia approvato una legge che lo obbligherebbe a farlo, se l’accordo non venisse ratificato entro sabato.

TN


17 Ottobre 2019
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